"Violentata per ore davanti a una discoteca", chiesti 9 anni per il ras della droga allo Zen

Kemais Lausgi, noto come "Gabriele Alì", avrebbe stuprato una trentenne nel parcheggio del "Mob Disco Theatre" di Villagrazia di Carini a novembre 2017. La donna non sarebbe stata lucida e ha spiegato di ricordare poco. L'imputato ha ammesso di aver avuto un rapporto consenziente con lei, negando però l'abuso

Foto archivio

Avrebbe violentato per ore una trentenne nel parcheggio di una discoteca, approfittando pure del fatto che la donna non sarebbe stata lucida, perché avrebbe assunto alcol e droga. Accuse molto gravi quelle formulate dal sostituto procuratore Giacomo Brandini a carico di Kemais Lausgi, più noto come “Gabriele Alì”, detto “il turco”, ritenuto uno dei ras della droga allo Zen, e per le quali ha chiesto la sua condanna a 9 anni di carcere. Il processo si sta svolgendo davanti alla seconda sezione del tribunale e l’imputato, difeso dagli avvocati Raffaele Bonsignore e Riccardo Bellotta, ha sempre negato ogni responsabilità.

Lo stupro sarebbe avvenuto all’alba del 19 novembre 2017, davanti alla discoteca “Mob Disco Theatre” di Villagrazia di Carini. La donna – che tuttavia ha spiegato di non ricordare quasi nulla – ha raccontato agli inquirenti che quella sera sarebbe stata trascinata con la forza in un’auto in sosta e che sarebbe stata violentata. Avrebbe cercato di difendersi in tutti i modi, ma inutilmente. Dopo l’abuso sarebbe stata abbandonata nel parcheggio del locale. Qui l’avevano soccorsa dei giovani, ai quali la trentenne aveva chiesto di essere accompagnata ad una festa a Balestrate, nel residence “Valle Dorata”, dove avrebbe avuto un appuntamento con un’amica. Quando i partecipanti al party le avevano aperto la porta si sarebbero accorti subito che non stava bene e così avevano chiamato il 118 ed era stata avviata l’indagine.

Proprio perché la donna non sarebbe stata lucida al momento dello stupro, che sarebbe avvenuto tra le 4 e le 8.30, il suo racconto non è del tutto lineare. Ha detto per esempio che uno dei suoi aggressori avrebbe avuto una cicatrice su uno zigomo ed è un segno particolare che Lausgi, palermitano di origini tunisine, non ha. Contro l’imputato, però, ci sarebbero alcune fotografie scattate nella discoteca, che confermerebbero la sua presenza, una traccia del suo dna trovata sugli abiti della vittima e anche i tabulati telefonici.

Lausgi dal canto suo non ha mai negato di essere stato quella sera in quella discoteca, ma ha sostenuto di essere andato via prima delle 4. Così come ha ammesso di aver avuto un rapporto sessuale consenziente con la donna che lo accusa e per questo sarebbe stato ritrovato il suo dna sugli indumenti della vittima. Quanto ai tabulati telefonici, la difesa sostiene che emerga soltanto traffico telematico e che in questi casi l’aggancio delle celle è molto meno affidabile rispetto a quando vengono invece effettuate delle chiamate. Non sarebbe quindi certa la presenza a Carini dell'Imputato dopo le 4.

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Per la Procura, invece, vi sarebbero tutte le prove per dimostrare la colpevolezza dell’imputato e da qui la richiesta di condanna a 9 anni. Sotto inchiesta erano finite anche altre due persone, Silvio Cusenza e Nicolò Loria, di 23 e 21 anni, entrambi originari di Erice. Il pm aveva chiesto il loro arresto, ma il gip Filippo Lo Presti aveva respinto l’istanza, ritenendo non vi fossero gravi indizi di colpevolezza a loro carico. Per il momento a processo è finito soltanto Lausgi.

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