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Cronaca

Abusi sessuali, il processo al ginecologo Adile rischia l'azzeramento: in 4 anni cambiati 4 volte i giudici

Il medico era stato arrestato nel 2017 dopo la denuncia di una paziente che aveva pure registrato la presunta violenza. La prima udienza risale proprio al 21 febbraio 2018. Oggi doveva essere sentito l'ultimo testimone della difesa, ma uno dei magistrati è in maternità e il collegio potrebbe mutare nuovamente. Sentenza ancora lontana

Le prove portate dalla Procura erano state ritenute così solide che per Biagio Adile - il noto ginecologo, primario a Villa Sofia e ormai in pensione, arrestato a novembre del 2017 perché avrebbe abusato sessualmente di una paziente - era stato disposto il giudizio immediato. Per accelerare i tempi, si era quindi saltata l'udienza preliminare. Eppure oggi, a esattamente quattro anni dalla prima udienza (che risale al 21 febbraio 2018), il processo è ben lontano dalla sua conclusione e, anzi, rischia di essere azzerato.

In quattro anni sono cambiati ben quattro collegi e stamattina, il presidente della seconda sezione del tribunale, Lorenzo Matassa, davanti al quale si sta svolgendo il dibattimento, ha comunicato che si rischia di doverne formare addirittura un quinto. Uno dei giudici è infatti in maternità e le opzioni sono due: attendere il suo rientro in servizio (con tempi del tutto incerti) oppure formare appunto un nuovo collegio, ma col rischio di dover rinnovare l'istruttoria, anche solo in parte. Si deciderà come procedere alla prossima udienza, fissata per la fine di marzo.

Il dibattimento - considerata la storia da cui nasce e senza voler minimamente ledere o mettere in discussione il diritto alla difesa dell'imputato - sta durando però davvero tanto, specie perché trattandosi di una presunta violenza sessuale, come previsto anche dall'introduzione del Codice rosso, dovrebbe essere garantita una corsia preferenziale. Una giustizia veloce in quest'ambito - ma vale anche nel caso delle richieste di pizzo da parte dei boss, per esempio - favorisce infatti senz'altro la propensione alla denuncia da parte di potenziali vittime.

La vicenda al centro del processo matura a dicembre del 2016, quando una ragazza tunisina, con una grave patologia e un regolare permesso di soggiorno per motivi umanitari, sarebbe stata abusata in due diverse circostanze da Adile. In un caso aveva anche registrato l'incontro col cellulare, documentando agli inquirenti come il ginecologo avrebbe preteso un rapporto orale, dopo aver chiuso la stanza a chiave, incurante del fatto che lei non sarebbe stata consenziente. "Mi veniva da vomitare", aveva spiegato. 

L'inchiesta - che portò all'arresto di Adile, che da diverso tempo è tornato libero - era stata coordinata dal sostituto procuratore Giorgia Righi. La presunta vittima - che peraltro è stata già sentita due volte durante il dibattimento - si è costituita parte civile con l'assistenza dell'avvocato Michele Calantropo. L'imputato, che è difeso dagli avvocati Gioacchino Genchi ed Antonino Agnello, durante una delle udienze ha respinto le accuse, parlando di un rapporto consenziente e sostenendo anche che sarebbe stata la giovane a "provocarlo", facendogli vedere un filmato pornografico sul cellulare, e che sarebbe stato poi minacciato da un uomo perché facesse un certificato alla straniera, altrimenti "abbiamo le registrazioni, ti denunciamo", così gli sarebbe stato detto.

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Nessuno quindi nega che quel giorno, a Villa Sofia, ci sia stato un rapporto sessuale tra i due. Il compito dei giudici è dunque di stabilire se si sia trattato o meno di una violenza e se, eventualmente, come adombra la difesa di Adile, ci sia stato una sorta di ricatto e di tentativo di estorsione a danno dell'imputato. Per diverse udienze si è discusso - anche con una perizia disposta dal tribunale - della genuinità delle registrazioni fatte dalla giovane ed è stato chiarito che i file consegnati non avrebbero subito alcuna manipolazione.

Dal 21 febbraio del 2018, però, ad oggi non solo non c'è una sentenza, ma non si è neppure arrivati alla requisitoria del pubblico ministero. L'udienza di oggi avrebbe dovuto essere dedicata all'audizione dell'ultimo testimone della difesa (che inizialmente aveva presentato una lista con ben 37 teste). E invece è arrivato un nuovo intoppo.

Il collegio giudicante era cambiato una prima volta a pochi mesi dall'inizio del dibattimento. Poi era stata sentita una prima volta la presunta vittima, il 14 maggio del 2018. A gennaio 2019 il collegio era nuovamente cambiato: l'istruttoria era stata rinnovata, su consenso delle parti, soltanto per sentire nuovamente la giovane. Cosa che era avvenuta il 12 aprile successivo. Il 14 ottobre, però, il collegio era mutato un'altra volta: in questo caso si era deciso di rinnovare l'istruttoria soltanto per riascoltare un testimone. A marzo del 2020 un nuovo cambio di collegio. Il dibattimento è proseguito poi fino ad oggi, quando è stata però comunicata l'assenza per maternità di uno dei giudici.

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