Cronaca Pallavicino

Lottizzazione a Pallavicino, il gup: "La villa di quel giudice è abusiva ma non per colpa sua"

Il caso dell'immobile di via Berna ereditato dal magistrato Marina Petruzzella, oggi in servizio a Milano, emerge dalle motivazioni della sentenza con la quale l'ex dirigente del Comune Giuseppe Monteleone è stato prosciolto dall'accusa di calunnia a Caltanissetta

La villa del giudice Marina Petruzzella, per tanti anni in servizio a Palermo e oggi a Milano, sarebbe effettivamente abusiva, ma non per colpa sua che, anzi, avrebbe fatto di tutto per mettere a norma l'immobile di via Berna, a Pallavicino, ereditato dal padre. E' questa - in estrema sintesi - la conclusione del gup di Caltanissetta David Salvucci che ha deciso di prosciogliere l'architetto ed ex dirigente del Comune Giuseppe Monteleone dall'accusa di calunnia nei confronti del magistrato che, peraltro, lo aveva condannato proprio per lottizzazione abusiva nell'ambito del processo sulle costruzioni di via Miseno (per il quale è stata dichiarata la prescrizione in appello). Ora però è l'imputato a valutare se procedere contro il giudice - che si è costituito parte civile nell'udienza preliminare - per la stessa accusa di calunnia.

"Non accusò falsamente il giudice di abusi edilizi": assolto ex dirigente comunale

"La lottizzazione abusiva è evidente"

Dalle motivazioni della sentenza con la quale è stato disposto il non luogo a procedere per Monteleone - attualmente sotto processo per corruzione in relazione alle presunte mazzette all'Edilizia privata del Comune e nato dall'inchiesta "Giano Bifronte" del 2020 - viene fuori che l'accusa di abusi edilizi contro il giudice, formulata dall'architetto in alcuni scritti che gli erano stati sequestrati, "sovrapponibili", come dice il giudice, a quelli già recapitati sia alla Procura di Palermo che a quella di Caltanissetta, avrebbero un fondamento: "Non può non convenirsi sul fatto - si legge infatti nelle motivazioni - che le vicissitudini edificatorie ed amministrative che hanno riguardato il lotto che oggi appartiene a Petruzzella soddisfino molti dei criteri in presenza dei quali può ravvisarsi la contavvenzione di lottizzazione abusiva, all'evidenza riferibile alle iniziative del padre".

"Il giudice è innocente: si è attivata per sanare le irregolarità"

Ma "nell'assoluta consapevolezza che non occorre in questa sede vagliare la legittimità degli interventi edilizi che hanno interessato il lotto di Petruzzella, le problematicità rassegnate inducono ad escludere la consapevolezza, in capo al denunciante Monteleone, della innocenza dell'incolpata, ancor più se si considera che Petruzzella si è pure attivata, mediante il deposito di perizia giurata avvenuto nel 2018, affinché potesse trovare conclusione la pratica di condono edilizio introdotta dal padre per la sanatoria di un immobile che rappresentava il principale degli interventi che ledeva l'originaria vocazione agricola del fondo sul quale era stato realizzato".

La consulenza e le foto aeree dello scempio edilizio a Pallavicino

Il gup ha accolto le tesi dell'avvocato Nino Zanghì, che difende Monteleone e che aveva anche depositato una consulenza redatta dal professore Giuseppe Cangemi per dimostrare che la villa di via Berna ereditata da Petruzzella non sarebbe stata in regola. "Premesso che - afferma ancora il giudice - non sarebbe stata necessaria alcuna consulenza, bastando piuttosto la visione della fotografia aerea della contrada Pallavicino riprodotta nello stesso esposto incriminato (cioè quello redatto da Monteleone, ndr) per realizzare come quella zona, a destinazione agricola in base allo strumento urbanistico del 1962, fosse stata interessata dalla più classica delle lottizzazioni abusive, quella volta a realizzare, in zone di pregio prossime ai centri urbani di importanti città, immobili di lusso unifamiliari, sicuramente non occupati da contadini o da imprenditori agricoli, sovente dotati di piscina e, sempre, di lussureggianti giardini che hanno occupato quelli che erano gli spazi destinati alle colture".

Inoltre "è abbastanza pacifico che anche il lotto pervenuto in eredità a Petruzzella sia stato interessato da lottizzazione abusiva, residuando soltanto da stabilire se ciò sia riferibile anche al protragonismo della stessa, o meglio, visto che si procede per calunnia a carico di Monteleone, se fosse legittima la convinzione di questi in ordine al fatto che quella lottizzazione abusiva era da imputare anche alle iniziative di Petruzzella".

Dal fabbricato rurale alla villa

Il gup ricostruisce tutti i passaggi relativi alla realizzazione della villa di via Berna, dall'acquisto da parte del padre di Petruzzella del terreno "ricadente in Verde Agricolo" nel 1973, allora "costituito da un fabbricato rurale di appena 19 metri quadrati collocato nella parte centrale del lotto, laddove risulterà poi edificata la villa padronale", alla sucessione nel 2002 a favore degli eredi, tra cui il magistrato (a cui erano andati "due terzi indivisi di un fabbricato sito nel Comune di Palermo in contrada Pallavicino, villa Landolina, articolato in piani terra e primo per 7 vani e accessori, con annesso terreno di circa are 28 e centiare 2, compresa l'area di sedime del fabbricato, che ne costituisce pertinenza"), ma anche al fatto che "l'immobile era stato realizzato in assenza di concessione edilizia", e alle successive richieste di sanatoria e condono, di regolarizzazione avanzate anche dallo stesso giudice.

"Manca il dolo: non ci fu calunnia contro il giudice"

Per il gup, però, Petruzzella sarebbe innocente in relazione alla lotizzazione abusiva, che avrebbe ereditato assieme alla villa dal padre e che comunque avrebbe fatto di tutto per sanare. Monteleone però - è questo il ragionamento del giudice - di questo non avrebbe potuto essere consapevole anche perché "quanto rappresentato da Monteleone nell'esposto incriminato è il frutto di un'attività di studio, approfondimento e ricerca, documentale e pure giurisprudenziale, quest'ultima addirittura concernente i provvedimenti emessi da Petruzzella in qualità di giudice penale, non affatto comune e certamente tale da escludere che i dati di fatto rappresentati nell'esposto non corrispondano al vero e che la valutazione e l'interpretazione di quei dati di fatto sia fraudolenta o comunque consapevolmente forzata". In questi casi, conclude il gup, "non sussiste il dolo del reato di calunnia" e, difettando l'elemento psicologico per Monteleone, ha quindi disposto il non luogo a procedere "perché il fatto non costituisce reato".

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