Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca Zisa

"Spaccò la faccia a un vigile e gli rubò pure il distintivo", condannato a un anno

Al centro del processo una colluttazione, avvenuta ad ottobre del 2016 alla Zisa, durante la quale l'imputato aveva anche rotto gli occhiali a un ispettore. "A pistola va infilati mmuca" avrebbe gridato agli agenti intervenuti per sedare una lite tra padre e figlio. Il giudice ha deciso di assolvere l'uomo dall'accusa di rapina. Il pm aveva chiesto 4 anni

Con i vigili che erano intervenuti per sedare la lite tra lui e suo padre non ci sarebbe andato leggero: minacce, un pugno e una testata - che aveva determinato una ferita poi suturata con nove punti - e, secondo la Procura, avrebbe anche rubato il distintivo di uno degli agenti. Il gup Donata Di Sarno, a quasi cinque anni dai fatti, ha però deciso di condannare l'uomo, G. B. L. B., 32 anni, residente alla Zisa, a un anno (in continuazione con una precedente condanna) solo per resistenza a pubblica ufficiale e lesioni, assolvendolo invece dalla presunta rapina della placca.

Come ha dimostrato l'avvocato Teresa Re, che difende l'imputato, nonostante una perquisizione, il distintivo sparito durante la colluttazione non era stato ritrovato né addosso a G. B. L. B. né nella sua abitazione. Il sostituto procuratore Felice De Benedittis aveva chiesto una condanna a quattro anni per tutti i reati. 

La vicenda al centro del processo (che si è svolto con il rito abbreviato) risale al pomeriggio del 28 ottobre del 2016. Intorno alle 16.10, i vigili - un ispettore e un commissario - mentre erano in servizio in via Ribera, sempre alla Zisa, avevano notato due uomini, l'imputato e suo padre, litigare pesantemente e arrivare alle mani e così erano intervenuti per separarli. G. B. L. B., però, dopo essere stato bloccato dagli agenti si sarebbe mostrato particolarmente violento e minaccioso, tanto da gridare: "A pistola va infilati in mmucca". Poi avrebbe dato un pugno all'ispettore, rompendogli gli occhiali da vista, e una testata al commissiario, spaccandogli l'arcata sopraccigliare.

L'imputato quindi sarebbe riuscito a divincolarsi e sarebbe tornato ad inveire contro suo padre. Il commissario, nonostante la ferita sanguinante, lo avrebbe inseguito e riacciuffato, ma sarebbe stato nuovamente colpito e durante questa seconda colluttazione gli sarebbe stata anche strappata la placca distintiva, aggancciata alla divisa. Secondo la Procura, l'aggressore si sarebbe appropriato della placca e poi sarebbe scappato.

In via Ribera era stata chiamata un'ambulanza e nel frattempo i vigili avevano identificato il padre di G. B. L. B., che aveva fornito anche le generalità di suo figlio. Mentre il commissario ferito era stato portato al Civico e gli erano stati applicati nove punti di sutura (i medici lo avevano poi dimesso con una prognosi di dieci giorni), l'imputato era stato arrestato dai carabinieri. A quasi cinque anni dai fatti è arrivata la sentenza di primo grado, secondo la quale l'uomo avrebbe effettivamente aggredito i vigili, ma non avrebbe rubato la targa distintiva.

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