Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Licenziato perché guardava video hot a lavoro, ma la cassazione precisa: "Non è reato"

La dirigenza della casa di riposo aveva trovato nella cronologia vari religiosi e pornografici. Dunque querela e licenziamento. Ma la I sezione civile della Corte di Cassazione aveva accolto il ricorso. Determinante l'appello fatto al Garante alla privacy

Video hard sul posto di lavoro

Guardare video hard sul posto di lavoro "non è reato". Lo ha stabilito la I sezione civile della Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso fatto da una società, che gestisce una casa di riposo nel palermitano, che si era "scagliata" contro il proprio dipendente. L'azienda aveva effettuato un controllo nel computer dell'addetto all'accettazione dopo essersi allarmata per via di un virus riscontrato nel sistema informatico. Salvo scoprire successivamente l'accesso ad alcuni siti religiosi e pornografici nella cronologia. Dopo la curiosa scoperta, la dirigenza dell'azienda aveva deciso, carte alla mano, di querelare, punire e licenziare il dipendente.

L'uomo però, infastidito dalla situazione, si è rivolto al Garante della privacy per esporre le proprie rimostranze. La vicenda è così giunta nelle mani del Tribunale di Palermo - come spiega lanotiziagiornale.it - che ha precisato come la "pornografia sia la trattazione o rappresentazione di soggetti o immagini ritenuti osceni, fatta con lo scopo di stimolare eroticamente il lettore o lo spettatore, e l’erotismo sia l’insieme delle manifestazioni dell’istinto sessuale sia sul piano psicologico e affettivo sia su quello comportamentale. Secondo le sezioni penali di questa Corte la pornografia è compresa nel più ampio concetto di oscenità e si identifica con la descrizione o illustrazione di soggetti erotici, mediante scritti, disegni, discorsi, fotografie, che siano idonei a far venir meno il senso della continenza sessuale e offendano il pudore per la loro manifesta licenziosità".

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