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Il cartello affisso alla saracinesca della palestra

Il cartello affisso alla saracinesca della palestra

Sigilli alla palestra Vivita, i proprietari accusano: "Atto illegittimo"

La struttura sorge su un'area acquisita negli anni '70 dall'imprenditore Gioacchino Dragna. La "porzione" oggetto di confisca sarebbe di appena 300 metri quadrati. "Invece hanno sequestrato tutto, ma noi siamo in regola e con la mafia non c'entriamo nulla"

Lezioni interrotte all'improvviso, allievi, istruttori e personale amministrativo fuori in pochi minuti e saracinesca abbassata. E' la cronaca del pomeriggio "amaro" vissuto ieri alla Vivita, la palestra che si trova in viale Regione Siciliana 4571. Le forze dell'ordine hanno eseguito un provvedimento di confisca da parte dell'Agenzia nazionale per i beni confiscati alla criminalità organizzata, ma "è un atto illegittimo - si difendono i responsabili dell'attività -. L'area di proprietà del demanio, quella da sequestrare, è di 300 metri quadrati. Loro ne hanno preso tremila. Abbiamo tutte le autorizzazioni in regola e con la criminalità organizzata non c'entriamo proprio nulla".

La palestra sorge su una vasta area acquisita negli anni '70 dall'imprenditore Gioacchino Dragna, ex titolare della "Smia". Dragna è finito in carcere nel 1999 per mafia e il suo patrimonio, gestito in maniera diretta e indiretta, è stato oggetto di confisca. Nel tempo quell'area ha cambiato uso e proprietari. Nel 2014 la società Agogo viene autorizzata a esercitare le proprie attività di fitness, tranne che in una "porzione" di spazio: 301 metri quadrati che figurano come demanio pubblico. Lo stesso spazio appartenuto a Dragna e quindi oggetto di confisca.

"Ieri - spiega Mariella Lorito, responsabile area Fitness e rappresentante legale della Vivita srl (che gestisce il centro in collaborazione con la società Asd Agogo - hanno fatto uscire tutti dai locali mentre erano in corso le attività. Abbiamo chiesto spiegazioni e ci hanno detto che c'era un provvedimento di confisca da parte dell'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. I sigilli dovevano essere messi solo a quei 301 metri quadrati, non a tutta la struttura. Con Dragna noi non abbiamo alcun legame".

"Nel 2014 una sentenza del Tar  - sottolinea - ci ha autorizzato a lavorare, a eccezione dei 301 metri. Abbiamo rispettato le norme, tanto che lo spazio del demanio è stato reso inaccessibile ai nostri soci. C'è una porta, che è stata murata. Abbiamo recuperato e utilizzato tutto il resto dello spazio, nel pieno rispetto della sentenza. Noi abbiamo seguito le regole - aggiunge  - e abbiamo prodotto tutta la documentazione a supporto. Chi non aveva i documenti corretti erano gli agenti che si sono presentati da noi. Non erano in grado di identificare i 301 metri e, nel dubbio, hanno chiuso tutto. Perfino il numero civico era sbagliato".

"Se si trattava di un condominio - ribattono i gestori - cosa facevano? Sequestravano tutto il palazzo anche se il provvedimento interessava un solo appartamento? L'errore più grosso, è quello di accomunare noi, alla criminalità organizzata. Ci stanno procurando un danno enorme. Chi legge 'criminalità' cosa può pensare? Conosce noi e ci associa a un mondo al quale non apparteniamo nel modo più assoluto".

Gli allievi sono attualmente "ospitati" da altre palestre, ma gestori e impiegati sperano che la situazione possa risolversi al più presto. "E' un sopruso  - scrive l'istruttore Maurizio Castagnetta sulla pagina Facebook della palestra - che condiziona il destino di almeno venti persone, venti famiglie tra impiegati e addetti ai lavori che vivono grazie all'attività commerciale della palestra e che hanno contribuito a rendere la Vivita una delle realtà del settore più belle ed efficienti della città". 

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