Viaggio nella memoria del Maestro Buttitta

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Il GruppoArte16, di cui era promotore e strenuo difensore il professore Buttitta, nacque un anno fa con l’intento di costituire un tavolo di lavoro permanente tra qualificati operatori culturali per lo sviluppo di progetti e iniziative legati al mondo dell’arte e della tecnologia. Alla memoria dell’antrologogo siciliano recentemente scomparso è stata dedicata la celebrazione del primo anno di vita dell’assemblea permanente denominata GruppoArte16.
 
Al tavolo dei relatori, moderati dal giornalista Davide Camarrone, si sono alternati i ricordi del professore Renato Tomasino, del Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa, dell’antropologa e giornalista Tiziana Ciavardini, del direttore dell’Accademia di Belle Arti di Palermo Mario Zito, dell’ex rettore ed attuale membro del consiglio direttivo del CNR nazionale Roberto Lagalla, del coordinatore del gruppo Giovanni Taormina e di Janne Vibaek Pasqualino, presidentessa onoraria del Museo Internazionale delle Marionette A. Pasqualino. La conclusione degli interventi è stata affidata al regista premio Oscar Giuseppe Tornatore.

Il filo conduttore è stato l’amicizia che legava l’esimio professore Buttitta con tutti i componenti del GruppoArte16. L’incontro, ospitato dalla Fondazione Whitaker, presso la prestigiosa sala di Villa Malfitano, ha chiamato a raccolta oltre 150 persone, amici, ex allievi ed estimatori di Buttitta. Per l’occasione Maurizio Lo Galbo, presidente di Anci Sicilia, ha comunicato all’aula l'impegno istituzionale da parte di Anci Sicilia Giovani affinché si intitoli una via alla memoria di Antonino Buttitta a Bagheria, città di nascita del maestro, ed in altre città della Sicilia.

Nel ricordo del professore Renato Tomasino è stata evidenziata l’affabilità di Buttitta, quando nel 1968, Tomasino, giovane giornalista Rai si rivolse a lui per un documentario denominato Sikelia chedoveva raccontare la Sicilia degli arabi. Buttitta non esitò un istante ad aiutare il giovane giornalista consigliandogli luoghi e testimonianze per portare avanti il suo lavoro. Tomasino e Buttitta si incontrarono solo dieci anni più tardi, quando quest’ultimo sostenne con determinazione la candidatura di Renato Tomasino alla cattedra di Storia del Teatro e dello Spettacolo istituita presso l’ateneo palermitano, riconoscendone le qualità.

Tomasino ha ricordato inoltre che partecipando ai lavori del circolo semiologico siciliano si è reso conto dell’opera immane svolta da Buttitta in merito all’antropologia strutturale, all’identificazione della simbologia come criterio di analisi culturale, concludendo così: “Nino Buttitta non era solo un maestro, ma un leale guerriero della cultura". La giornalista e antropologa Tiziana Ciavardini, venuta apposta da Roma per questa celebrazione, ha sottolineato l’importanza del simbolismo espresso dal maestro, portando materialmente sul tavolo un limone. Il frutto inizialmente arrivato dalla Persia ed oggi riconosciuto come rappresentativo della nostra terra, diventato così il trait d’union tra Oriente ed Occidente. Secondo Tiaziana Ciavardini “Il professore Buttitta ha trasformato il folklore in atropologia. Conoscendo meglio la nostra culturapossiamo relazionarci meglio con gli altri".

Janne Vibaek Pasqualino ha ricordato la passione ed il supporto di Buttitta quando lei e suo marito decisero di salvare la tradizione culturale dell’opera dei pupi tra mille difficoltà. L’intervento di Roberto Lagalla, amico del professore Nino Buttitta, ha evidenziato quanto siano stati importanti i dialoghi con il maestro. Secondo Lagalla “Buttitta fu un dilettante crociano, dotato di una capacità profonda di misura attenta delle situazioni e delle circostanze. Il professore si riferiva costantemente all’identità siciliana ed il suo ricordo continua in tutti noi come ideale siciliano generoso.”

Davide Camarrone, nella sua moderazione degli interventi, ha riconosciuto l’abilità di Buttitta nel non dimenticare nulla, nel saper abbinare ogni discorso con assoluta pertinenza ai ricordi passati. La conclusione è passata al premio Oscar Giuseppe Tornatore, anch’egli bagherese, che ha raccontato i suoi episodi di gioventù, quando ancora adolescente frequentava casa Buttitta.

“Nel 1989 il mio primo film Nuovo Cinema Paradiso inizialmente non ebbe il successo sperato e la critica fu abbastanza dura nei miei confronti. Un giorno mi trovavo in aeroporto a Fiumicino e sentii la voce del professore alle mie spalle: “futtitinni, facisti un classico”. Fu una sorpresa ed un sollievo sentire le sue parole. Avvicinandosi mi spiegò che quel classico avrebbe segnato il corso della mia storia. 
Lui aveva un rapporto molto rigoroso con il tempo, non amava i giri di parole, andava subito al dunque. Ricordo quando realizzai il mio primo documentario: Levante. Avevo 17 anni e lo mostrai a Nino in ateprima, a casa sua. Al termine mi disse schiettamente: “le immagini sono bellissime, il testo, fa schifo”.

Per me è stato senza dubbio un maestro di vita ed un faro. Qualche anno dopo, quando era preside della facoltà di Lettere, scoprii la sua generosità. Gli mostrai un lavoro che stavo portando avanti con difficoltà da lungo tempo: un documentario sulla tradizione del carretto siciliano e sui metodi di costruzione artigianale. Sovvenzionò il mio progetto proponendomi di terminarlo in tempo per proiettarlo in occasione di un incontro universitario sull’antropologia; il documentario fu introdotto da Leonardo Sciascia, con mia grande soddisfazione”. Nel ricordo di Tornatore spicca una qualità riconosciuta al grande maestro bagherese Nino Buttitta: “Sapeva guardare e capire le persone, sembrava che il suo sguardo ti attraversasse l’anima”

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