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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca Mezzomonreale-Villa Tasca / Via Rosina Anselmi

Massaggi, sesso e tessere "fedeltà": chiuso un centro in via Anselmi

La struttura era gestita da una coppia, marito e moglie, di nazionalità cinese che viveva nei locali con i figli minorenni. La pubblicità avveniva tramite siti internet

Ufficialmente era un centro massaggi, ma in realtà le prestazioni fornite erano ben diverse. La polizia ha sequestrato il centro "Oriente Massaggi", in via Rosina Anselmi, zona Mezzomonreale-Villa Tasca, e denunciato i responsabili - marito e moglie di nazionalità cinese - per sfruttamento della prostituzione. Dagli accertamenti è emerso che sulla coppia pende anche una denuncia del 2014 sempre per sfruttamento della prostituzione presso il centro massaggi  “Elegant Massaggi Cinesi” di via d’Amelio e un provvedimento di rigetto del permesso di soggiorno. (LE IMMAGINI ALL'INTERNO DEL CENTRO/VIDEO)

Le indagini sono state avviate nel settembre del 2014. Determinante la testimonianza di alcuni clienti, che hanno descritto agli inquirenti sa i locali sia il genere di servizi offerti. Il centro massaggi era suddiviso in stanze con rosse soffuse, letti matrimoniali e vasche in rovere. il tariffario variava e poteva arrivare anche a cento euro. I clienti più affezionati potevano usufruire di una "raccolta punti", ogni dieci prestazioni una era gratis. Alcune tessere sono state consegnate agli investigatori.

I “clienti” provenivano da tutta la provincia e venivano a conoscenza del centro tramite annunci pubblicitari, con utenze telefoniche riconducibili ai due coniugi cinesi, pubblicati su siti d’incontri specializzati e corredati da foto di giovani donne dai tratti somatici asiatici, in abiti succinti e in pose hot.  Per eludere i controlli da parte delle forze dell’ordine, gli annunci erano aggiornati periodicamente, indicando ulteriori utenze telefoniche per "agganciare" i potenziali clienti, alcune delle quali intestate a prestanome.

Nel corso delle indagini è emerso che il centro era diventato anche la casa della coppia e dei loro figli, di 7 e 11 anni. "Dal mese di settembre 2015 - spiega la polizia - vi abitava anche una loro connazionale, da subito avviata all’attività di mercimonio, la quale ha riferito di altre due donne utilizzate dalla coppia per la medesima attività, ma di cui non conosceva i nomi. Veniva infatti imposto loro di non parlare, ma di 'lavorare' soltanto. Dai racconti della donna emergeva il dramma dello sfruttamento, costretta a lavorare per dodici ore al giorno con la promessa di una paga pari a 1.000 euro mensili, in realtà mai corrisposti. All’interno del locale gli agenti hanno trovato documenti intestati a persone di nazionalità italiana e sei telefoni cellulari con relative sim card",

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