"Cemento pazzo" a Mondello, i dirigenti comunali condannati ricorrono in appello

Proveranno a ribaltare la sentenza di primo grado sul caso di via Miseno, dove sono piovute condanne anche per costruttori, acquirenti e un notaio: depositate le motivazioni. Nei giorni scorsi la Finanza al Polo tecnico di via Ausonia per acquisire gli atti di altre concessioni sospette

Via Miseno, il cancello che sbarra l'accesso alla strada pubblica

Per i giudici non ci sarebbero dubbi sul caso del “cemento pazzo” a Mondello e la presunta lottizzazione abusiva di via Miseno, ma gli imputati - tutti condannati in primo grado - e i loro avvocati proveranno a ribaltare la sentenza. E' stato depositato l'appello per il processo che ha visto come imputati ventuno persone tra dirigenti comunali, funzionari, costruttori, acquirenti delle case e un notaio che si trovano al di là di un cancello che tutt'oggi impedisce l'accesso a una strada pubblica trasformata nel parcheggio privato di un residence.

Il tutto in un'area sottoposta a vincolo e per la quale, stando ai decreti regionali che hanno reso operativo il Prg nel 2004, si sarebbero dovuti valutare i carichi urbanistici e garantire gli standard previsti dalla legge per tutelare la zona e difenderla dal consumo del suolo e dalle speculazioni edilizie. Nelle scorse settimane sono state rese note le motivazioni della sentenza: "La circolare e l’aula, con l’approvazione della delibera, si pongono in una posizione eversiva dell’ordine costituzionale”.

Le condanne

Tra i condannati ci sono alcuni dirigenti del Comune come Lucietta Accordino (3 anni), gli ex dirigenti (attualmente funzionari) Mario Li Castri (2 anni) e Giuseppe Monteleone (2 anni). Tre anni (e l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni) per Giuseppe Orantelli e Salvatore Lupo, 2 per il progettista Giuseppe Tagliareni, per il costruttore e direttore dei lavori Paride Tagliareni, per il notaio Santo Di Gati e per tutti i proprietari delle villette. Un anno e 8 mesi per Paola Avellone e Loredana Velardi. Un anno e tre mesi per Salvatore Di Piazza, Concetta Ravalli, Francesca Vullo, Graziano Magnanini, Maria Concetta Fontana, Cristina Magnanini, Morena e Armida Perna, Angela Corso, Cristiana Fabozzi, Maria Vittoria Mirazzita. Prescritte le accuse contestate alla dirigente Daniela Rimedio e all'architetto nonché progettista Fabio Seminerio. Disposta inoltre la confisca dei terreni lottizzati, delle opere che sarebbero state costruite abusivamente e il pagamento di una provvisionale da mezzo milione di euro nei confronti del Comune che durante il processo si è costituito parte civile. Bocche cucite da parte della "squadra" di legali difensori che hanno preferito non anticipare alcun dettaglio sull'appello e sulla strategia che adotteranno durante il processo di secondo grado.

Visita della finanza in via Ausonia

In calce alla sentenza emessa dalla terza sezione penale dei tribunale di Palermo i giudici hanno chiesto di restituire gli atti al sostituto procuratore Francesco Gualtieri ipotizzando che quanto emerso nel corso del processo sia servito a scoperchiare il “vaso di pandora”. Il sospetto quindi è che dietro via Miseno si possa nascondere un “sistema” ormai consolidato per aggirare le prescrizioni del Piano regolatore generale ancora vigente. Negli scorsi giorni, infatti, la guardia di finanza ha fatto visita al Polo tecnico del Comune in via Ausonia per acquisire gli atti di alcune concessioni sospette. L'obiettivo sarebbe quello di fare luce sulla realizzazione di altri complessi edilizi per i quali sarebbero state seguite procedure analoghe a quella di via Miseno, gettando di contro ombre sull'inerzia dell'Amministrazione e della Sovrintendenza che hanno il compito di vigilare sul territorio.

Non solo dunque le 40 inserite nello schema di massima del nuovo Prg (il cui secondo capitolo viene intitolato “La città che vogliamo!”) e rilasciate in virtù della cosiddetta circolare Schemmari, un atto interno “ratificato” nel 2006 dal Consiglio comunale che avrebbe consentito di costruire in deroga in zone come Mondello. La circolare avrebbe consentito di affidarsi a un planivolumetrico, dall'iter più snello, invece che ad un piano particolareggiato esecutivo. Uno strumento urbanistico, quest'ultimo, che deve tenere conto dei carichi urbanistici e affrontare l'esame di Sala delle Lapidi.

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Le motivazioni della sentenza

Nelle circa 200 pagine della sentenza i giudici ripercorrono l'intera vicenda. A partire dalla stipula degli atti di compravendita dei terreni - definiti un “paravento cartolare dietro cui si nascondeva la realtà dei rapporti e degli impegni negoziali e l’acquisizione da parte degli acquirenti oltre che del terreno delle ‘ville’, che dovevano restare ignoti al fisco, al registro e al catasto” - e fino alla circolare - il cui fine era quello di consentire, si legge nella sentenza, di “aggirare le previsioni di legge che in modo assolutamente chiaro condizionano l'espansione urbanisica”. Atto su cui il collegio giudicante aggiunge: “La circolare e l’aula, con l’approvazione della delibera, si pongono in una posizione eversiva dell’ordine costituzionale”.

Duro il giudizio espresso nei confronti di Giuseppe Monteleone e Mario Li Castri, funzionari (ex dirigenti) nonché proprietari di alcune delle case per le quali è stata disposta la confisca. “Non può omettersi di evidenziare l’influenza negativa che prima l’uno - si legge ancora - e poi specialmente l’altro esercitarono presso quegli uffici tecnici del Comune di Palermo. Su Li Castri è emerso inoltre il suo profilo manipolatorio e la sua accentuata propensione al raggiro tecnico-edilizio, sfruttando cioè le sue competenze nel settore”.

Un colpo di spugna cancella la circolare

L'ormai nota "circolare Schemmari", che avrebbe consentito fra le altre cose anche l'edificazione in via Miseno, dopo lunghi anni è andata in "pensione". Lo scorso 16 febbraio il dirigente tecnico nonché architetto Nicola Di Bartolomeo, lo stesso che firmò insieme ad altri due colleghi la relazione richiesta dall'ex segretario generale sull'iter amministrativo delle pratiche di via Miseno, ha revocato l'atto sostenendo che rischiasse di generare confusione ed errori interpretativi. Porta sempre la firma di Di Bartolomeo l'avviso "anti raccomandati" affisso nelle scorse settimane sulle bacheche del Polo Tecnico di via Ausonia e che tanto ha fatto discutere in città, dagli addetti ai lavori agli inquilini di Palazzo delle Aquile.

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