Via dell'Ermellino cambia nome: sarà intitolata a Nicolò Azoti, sindacalista ucciso dalla mafia

Morì a Baucina nel lontano 1947 con cinque colpi di pistola sparati da killer rimasti sconosciuti ma la sua storia è rimasta a lungo nell'oblio. L'intitolazione chiude l'iniziativa della Cgil "Le vie dei diritti", che ha visto assegnare ad alcune strade di Bonagia il nome dei sindacalisti

Via dell'Ermellino

Nicolò Azoti fu ucciso dalla mafia a Baucina  il 21 dicembre 1947, cinque mesi prima della strage di Portella, con cinque colpi di pistola sparati da killer rimasti sconosciuti. Domani mattina, alle 9.00, una strada di Bonagia, via dell'Ermellino, cambierà nome per essere intitalata al segretario della Camera del Lavoro. Si chiude l'iniziativa "Le vie dei diritti", che ha visto assegnare ad alcune strade del quartiere il nome dei sindacalisti della Cgil assassinati. Ventuno in tutto le vie dedicate ai protagonisti del movimento sindacale uccisi. Saranno presenti il sindaco Leoluca Orlando, il segretario generale della Cgil Palermo Enzo Campo, il sindaco di Baucina Fortunato Basile e la figlia del sindacalista Antonella Azoti.

La storia di Nicolò Azoti è rimasta a lungo nell'oblio. La figlia Antonella, che allora aveva 4 anni, a 18 anni scopre leggendo il libro di Michele Pantaleone “Mafia e politica” che il nome del padre è nell’elenco dei sindacalisti uccisi. Dopo la strage Falcone, davanti alla gente in lacrime sotto l’albero di via Notarbartolo, Antonella Azoti trova la forza di prendere il microfono e gridare: “La mafia non uccide solo adesso, ha ucciso anche mio padre, Nicolò Azoti, il 21 dicembre 1946, e prima e dopo di lui ha assassinato tanti altri sindacalisti, che lottavano insieme ai contadini per la libertà e la democrazia in Sicilia”. Ha ricostruito la storia di suo padre nel libro "Ad alta voce, il riscatto della memoria in terra di mafia "(Terre di mezzo editore), che ha vinto un premio dell'archivio diaristico nazionale di Pieve di Santo Stefano.

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Azoti organizzava i braccianti nullatenenti di Baucina. Protagonista nel dopoguerra delle battaglie del sindacato, fondò la sede della Camera del Lavoro nel suo paese e l'ufficio di collocamento, si batté per la riforma agraria, e si scontrò con diversi imprenditori agricoli e con i gabelloti della zona. Più volte fu minacciato perché le sue iniziative furono viste come una dichiarazione di guerra: la legge prevedeva che parte dei terreni incolti o mal coltivati fossero assegnati proprio alle cooperative. Cercarono di fermarlo. Ma lui preferì andare avanti nelle sue battaglie. Dopo l'omicidio, la magistratura e i carabinieri individuarono il gabelloto che aveva ordinato l'omicidio. Ma il mandante riuscì a dimostrare la sua estraneità ai fatti consegnando un falso alibi e l'inchiesta fu archiviata in fase istruttoria. Come finirono archiviati gli omicidi dei 39 sindacalisti uccisi dal 1946 al ‘48 in Sicilia.

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