Mamma e figlio si "ritrovano" dopo la morte: cambiano nome due strade a Falsomiele

Via dell'Airone sarà intitolata a Salvatore Carnevale, segretario della Camera del Lavoro ucciso dalla mafia. A seguire, la vicina via del Cigno cambierà il nome in via Francesca Serio, la donna che denunciò gli assassini del figlio

Madre e figlio vicini in due strade di Falsomiele dedicate dalla Cgil e dal Comune di Palermo ai sindacalisti vittime di mafia. Giovedì 16, alle 9,30 sarà intitolata la via dell'Airone a Salvatore Carnevale, segretario della Camera del Lavoro di Sciara,  ucciso dalla mafia il 16 maggio del 1955. E, a seguire, la vicina via del Cigno cambierà il nome in via Francesca Serio, mamma di Carnevale, che denunciò gli assassini del figlio e non smise mai di chiedere verità e giustizia per la sua morte.  

Alla cerimonia, che fa parte del percorso di intitolazione delle 19 “vie dei diritti”,  interverranno il sindaco Leoluca Orlando, il sindaco di Sciara Roberto Baragona, il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo, il segretario confederale  Cgil  Giuseppe Massafra e alcuni familiari.  

“La lezione di Salvatore Carnevale, la sua lotta per rendere più umane le condizioni di vita e di lavoro nelle campagne e  per l'affermazione dei  diritti, del salario contrattuale e  della sicurezza  è quanto mai attuale  - dichiara Enzo Campo -   Carnevale fa parte dei caduti del movimento contadino siciliano che si batterono  per liberare l’isola dall'oppressione della mafia e del latifondo. E Francesca Serio è per noi un'altra grande figura di prestigio per il movimento sindacale. Con  Felicia Impastato e Maria Vallone, sono tre  donne alle quali abbiamo dedicato una delle vie dei diritti. La mamma-coraggio di Carnevale, ha continuato per tutta la vita a chiedere verità e giustizia per il figlio, condividendone l'impegno sindacale e la passione politica”.  

E a Sciara, per il 64° anniversario dell'omicidio di Salvatore Carnevale, giovedì mattina si terranno alcune iniziative organizzate dal Comune e dalla Cgil Palermo tra cui alle 12,30 l'intitolazione di una strada a Francesca Serio con gli interventi del sindaco Roberto Baragona, del segretario nazionale Cgil Giuseppe Massafra, del segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo e del responsabile Legalità Cgil Palermo Dino Paternostro.  

“Salvatore Carnevale e Francesca Serio – dichiara Dino Paternostro  - sono il simbolo della Sicilia che non si arrende ai soprusi del padronato e della mafia e che lotta per i diritti e la giustizia sociale. Grazie a scrittori come Carlo Levi e a poeti come Ignazio Buttitta, il sindacalista di Sciara e la sua mamma sono stati indicati alle giovani generazioni come eroi positivi e punti di riferimento per una società migliore. Carnevale è un sindacalista che lotta contro la mafia per difendere i braccianti e gli operai. Mamma Francesca rompe con l’idea di una Sicilia arcaica, dove le donne stanno a casa chiuse nel loro dolore e  raccoglie la bandiera del figlio.  L’intitolazione di strade a loro nome a Palermo e a Sciara rafforzano questi messaggi positivi, necessari per superare i violenti attacchi ai diritti sociali e  civili nel nostro Paese”.

Scheda su Salvatore Carnevale  

Salvatore Carnevale fu assassinato dalla mafia al servizio degli agrari siciliani il 16 maggio 1955, a Sciara.  Il suo corpo fu ritrovato riverso in una trazzera crivellato da una scarica di colpi di lupara, con il volto completamente sfigurato. Carnevale aveva 32 anni,  era uscito di casa all'alba e  stava andando a piedi nella cava di pietra dove lavorava, della  Lambertini.  Socialista, sindacalista, da dieci anni guidava la lotta dei lavoratori del suo paese per il riscatto. 

Era nato a Galati Mamertino, in provincia di Messina, il 25 settembre 1925, da Giacomo Carnevale e Francesca Serio. A Sciara si era trasferito da bambino con la madre.  Carnevale era aveva dato fastidico ai proprietari terrieri per il suo impegno sindacale e politico. Nel 1951, con un gruppo di contadini,  aveva fondato la sezione del Partito socialista italiano di Sciara e aveva organizzato la Camera del lavoro, battendosi  per l’applicazione della riforma agraria e la divisione dei prodotti della terra. Sull'onda dei primi risultati positivi, Carnevale a ottobre organizzò l’occupazione simbolica del feudo della principessa Notarbartolo, ma fu arrestato insieme a tre suoi compagni. Scarcerato dopo dieci giorni, rinviato a giudizio, dovette aspettare l’estate del 1954 per essere assolto. Da agosto del 1952, intanto,  era stato costretto ad andar via da Sciara e si era  rifugiato  a Montevarchi, in provincia di Arezzo,  per sfuggire alla feroce mafia di Caccamo che il 7 agosto di quell'anno aveva assassinato il sindacalista Filippo Intili.     

Tornò a Sciara due anni dopo e subito diede impulso a nuove lotte per chiedere l’assegnazione della terra ai contadini, occupando nuovamente il feudo Notarbartolo. Ancora una volta fu minacciato dai mafiosi, denunciato dalle autorità e condannato a due mesi di carcere con la sospensione condizionale della pena. Rimasto disoccupato, gli fu offerto un posto di lavoro nella cava Lambertini. Carnevale accettò e il 29 aprile 1955 iniziò il suo nuovo lavoro.  Ma anche qui continuò la sua attività sindacale, organizzando gli operai per rivendicare il diritto alle otto ore lavorative.  La sera del 10 maggio, un emissario della mafia gli disse: “Lascia stare tutto e avrai di che vivere senza lavorare. Non ti illudere, perché se insisti, finisci per riempire una fossa”. “Se ammazzano me, ammazzano Cristo”, rispose Carnevale. E il 12 maggio proclamò lo sciopero dei cavatori per il rispetto dell’orario di lavoro e il pagamento del salario. All'iniziativa aderirono trenta dei sessantadue operai: un successo. Pochi giorni dopo fu ucciso.  

Scheda su Francesca Serio 

Francesca Serio, mamma di Salvatore Carnevale, è stata la prima donna a denunciare apertamente la mafia e a non smettere mai di chiedere verità e giustizia per la morte del figlio. Sfidò la società opponendosi agli stereotipi femminili del primo ‘900. Negli anni ’20 Francesca, di Galati Mamertino,  decide di trasferirsi a Sciara con i fratelli, allevando l'unico figlio tra stenti e fatiche. Intraprende così il lavoro nei campi, quando ai tempi la società relegava le donne tra le mura domestiche, consentendo al figlio di prendere il diploma di quinta elementare e poi di partire soldato. Al ritorno, il figlio Turiddu si avvicina agli ideali del socialismo, e si prodiga per difendere i diritti dei lavoratori. Viene eletto segretario del Partito socialista e la madre si schiera con lui e partecipa all'occupazione delle terre.  Carnevale sarà ucciso a Sciara dopo essersi scontrato con i mafiosi del feudo della principessa Notarbartolo. Qualche ora dopo l'omicidio,  

Francesca Serio si reca sul luogo del delitto, abbraccia il figlio e punta  il dito sui responsabili della sua morte: “Me l’hanno ammazzato perché difendeva tutti i lavoratori, il figlio mio, il sangue mio. Gli assassini bisogna cercarli tra gli amici e i dipendenti della principessa Notarbartolo”. 

Dopo il delitto, non smette mai di denunciare i mafiosi di Sciara e la complicità delle forze dell'ordine e della magistratura. Francesca accusò apertamente della morte del figlio Giorgio Panzeca, capo della mafia di Sciara e amministratore del feudo della principessa Notarbartolo. Il processo di primo grado si svolse a S. Maria Capua Vetere e si concluse con la condanna all'ergastolo dei quattro imputati: Giorgio Panzeca e altri tre dipendenti del feudo, il sorvegliante Luigi Tardibuono, il magazziniere Antonino Mangiafridda e il campiere Giovanni Di Bella. Ma il processo d’appello e quello in Cassazione ribaltarono  la sentenza di primo grado, assolvendo tutti gli imputati per insufficienza di prove. Questo fu il commento della mamma di Carnevale dopo l'assoluzione: “Me l’hanno ammazzato una seconda volta”.  E' morta il 18 luglio 1992.

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