I dipendenti di Papino in piazza, Uiltucs: "Serve chiarezza sul futuro dell'azienda"

Sit in davanti alla prefettura. Il segretario generale della Uiltucs Sicilia Marianna Flauto: "Soltanto dopo le varie iniziative di sciopero organizzate i lavoratori hanno ricevuto lo stipendio di luglio, ovviamente con notevole ritardo avendo già maturato agosto e la quattordicesima"

I lavoratori in sit in

Protesta dei lavoratori del gruppo Papino questa mattina davanti alla prefettura. I lavoratori, sostenuti dalla Uiltucs Sicilia, rivendicano il pagamento degli stipendi arretrati e chiedono certezze e chiarezza sul futuro dell’azienda.

"La situazione dei lavoratori di Papino è incredibile – spiega Marianna Flauto, segretario generale della Uiltucs Sicilia - l'azienda procede al licenziamento di 56 dipendenti su Catania, Ragusa e Messina dopo avere chiuso con verbale negativo la procedura  presso l’ispettorato del lavoro di Catania, ma per gli altri lavoratori esclusi dal licenziamento la situazione rimane precaria e priva di certezze. Soltanto oggi dopo le varie iniziative di sciopero organizzate i lavoratori hanno ricevuto lo stipendio di luglio, ovviamente con notevole ritardo avendo già maturato agosto e la quattordicesima". 

La sindacalista denuncia che "Al tavolo sindacale non hanno presentato nessun piano di rilancio delle attività che rimangono aperte. Quindi siamo di fronte a un'azienda che naviga a vista senza un progetto, almeno questo è quello che appare. Oggi abbiamo realizzato un sit in di protesta davanti alla prefettura di Palermo. La Uiltucs e i lavoratori sono stati ricevuti e hanno rappresentato la condizione di disagio e di precarietà che stanno vivendo. Ovviamente i lavoratori non si fermano e vogliono proseguire con le denunce a tutti gli organi preposti. Credo che ultimamente l'assenza di controlli da parte degli organi preposti a vigilare sull'applicazione delle norme e dei contratti stia facendo passare un messaggio di disinteresse totale delle istituzioni e quindi una sorta di  licenza all'anarchia per le imprese che spesso cercano di esulare con tutti i mezzi le norme che dovrebbero garantire i lavoratori e la loro continuità occupazionale. E tutto ciò, in una regione povera dove le opportunità per i giovani sono poche, rischia di dequalificare il lavoro sia dal punto di vista delle retribuzioni che dal punto di vista della qualità e della professionalità. Una perdita di valori per il lavoro che potrebbe innescare meccanismi pericolosi  di abbassamento generale delle tutele e delle garanzie che le istituzioni non devono permettere". 

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Per Marianna Flauto "Da una parte servono più controlli e agli ispettorati devono essere garantiti gli organici adeguati, cosa che sino ad oggi nessun governo nonostante gli annunci ha mai concretizzato. Si parla tanto di legalità ma se poi non si fanno rispettare le leggi diventa soltanto uno slogan populista e ipocrita. Ovviamente non basta soltanto l'implementazione dei controlli per garantire lo sviluppo di imprese sane sul nostro territorio, ma serve anche una politica precisa e mirata che favorisca gli investimenti e la riduzione della tassazione sul lavoro”.

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