Cronaca Calatafimi / Via Cappuccini

Il clochard e il suo killer pranzavano insieme: Palermo sotto shock, in centinaia alla fiaccolata

Anche Orlando alla manifestazione per ricordare Marcello Cimino nel luogo della tragedia: "Questo gesto non appartiene a Palermo". Parla il ministro Minniti: "La vittima? Chiamatela con il suo nome". Pecoraro interrogato in carcere

"Questa è la risposta di Palermo: in tanti per testimoniare che questo gesto di barbarie e violenza non appartiene a Palermo e ai palermitani". In questo modo, ieri sera, Leoluca Orlando ha partecipato al dolore per la tragica fine di Marcello Cimino, il clochard bruciato vivo mentre dormiva sotto il portico della mensa di San Francesco. L'uomo è stato ricordato nel corso di una fiaccolata: 500 persone si sono radunate nei pressi della chiesa dei Cappuccini. Insieme alla ex moglie e alle due figlie della vittima, in prima fila anche il sindaco Leoluca Orlando e altri esponenti politici, oltre alle associazioni di volontariato che assistito i senzatetto come gli "Angeli della notte" e la Comunità di Sant'Egidio. Il corteo ha poi raggiunto il luogo della tragedia.

CLOCHARD BRUCIATO VIVO: LE IMMAGINI SHOCK

INTERROGATORIO E FUNERALI - Intanto Giuseppe Pecoraro, il benzinaio di 45 anni che ha confessato di avere bruciato vivo Cimino, verrà interrogato questa mattina in carcere. Pecoraro prima ha versato del liquido infiammabile sulla vittima, poi ha appiccato il fuoco e si è dato alla fuga. L'uomo, posto in stato di fermo, è stato rintracciato qualche ora dopo per strada, appena rasato e con le mani in tasca per coprire le lievi ustioni che si era procurato. Ha confessato di avere assassinato Cimino perché temeva che gli insidiasse la compagna. I funerali di Cimino si svolgeranno oggi alle 12, nella chiesa dell'Annunciazione del Signore, in via Verdinois (zona Medaglie d'Oro).

A MENSA CON IL KILLER - Il brutale omicidio sarebbe maturato in un contesto di solitudine e stenti. Pecoraro condivideva spesso con il senzatetto il tempo che entrambi trascorrevano nel refettorio della missione, dove il benzinaio si recava quando finiva di lavorare nel distributore di carburante che si trova a poche decine di metri dalla mensa dei Cappuccini. Separato anche lui dalla moglie, così come il senzatetto ucciso, Giuseppe Pecoraro, secondo la ricostruzione degli investigatori, non avrebbe sopportato le attenzione che Cimino rivolgeva alla donna con cui lui aveva intrapreso una relazione. Così - dopo gli screzi nati per gelosia - nella notte tra venerdì e sabato ha riempito un secchio di liquido infiammabile per poi versarso addosso al rivale e dargli fuoco.

IL RICORDO DEL MINISTRO - La vicenda, che ha scioccato l'Italia intera, è stata commentata anche sul palco del Lingotto di Torino dal ministro dell'Interno Marco Minniti. "Quelle che abbiamo visto sono immagini drammatiche - ha detto -. Sui giornali è stato detto che era un clochard. Non bisogna chiamarlo clochard, bisogna chiamarlo col proprio nome, Marcello Cimino: era un uomo. E' stato assassinato nel modo più barbaro. Ma consentitemi con orgoglio, da italiano, di dire che in poche ore le forze dell'ordine hanno assicurato alla giustizia quell'assassino e quel barbaro", ha sottolineato Minniti.

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