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Gesip, Orlando presenta il piano: sindacati perplessi

Parte dei sindacati perplessi "perchè non si terrebbe conto di aspetti normativi". Il Comune vorrebbe richiamare il personale al lavoro, forse già a maggio, chiedendo però altri otto mesi di cassa integrazione in deroga

Altri otto mesi di cassa integrazione in deroga, a zero ore, a partire da fine aprile, quando scadrà l'ulteriore step della cig. Sono le intenzioni dell'amministrazione comunale comunicate oggi dal primo cittadino Leoluca Orlando alle organizzazioni sindacali, durante un incontro che si è svolto a palazzo Galletti. Il Comune vuole comunque richiamare il personale al lavoro, forse già a maggio, facendosi carico dell'indennità di cassa integrazione, mentre i contributi continuerebbero a restare a carico dell'Inps. Una proposta fatta propria dall'amministrazione, ma che a una parte dei sindacati (a partire dalla Filcams Cgil) è sembrata "confusa, perchè non terrebbe conto di aspetti normativi". "Cautamente ottimista" si dice invece la Uiltucs.

Orlando ha sostenuto, riferisce la Filcams Cgil, di avere avuto dal ministero del Lavoro le prime rassicurazioni che dovrebbero essere mese nere su bianco mercoledì, a Roma, nel corso del tavolo tecnico con Regione e Inps. E ha spiegato che è stata chiesta al ministero della Funzione pubblica una deroga alla normativa vigente, in modo da consentire la mobilità orizzontale dei lavoratori fra le diverse aziende partecipate. Nel dettaglio il piano di Orlando metterebbe insieme politiche attive del lavoro e ammortizzatori sociali che nel giro di un paio di anni dovrebbero normalizzare la situazione dei lavoratori Gesip. Lo schema discusso prevede da gennaio ad aprile la cassa integrazione in deroga per i lavoratori.

Poi, grazie a un accordo col ministero, i lavoratori rimarrebbero in carico alla Gesip, a prescindere che sia fallita o meno, e lo Stato concederebbe la cassa integrazione in deroga almeno sino a dicembre con la possibilità di scivolo verso la pensione per lavoratori che hanno requisiti pensionistici, almeno un centinaio inizialmente. I contributi sarebbero pagati a livello nazionale, mentre il Comune parteciperebbe accollandosi la parte economica, cioè i 900 euro di costo a lavoratore.

Ciò permetterebbe di avviare un percorso di politiche attive: dall'utilizzo del personale fino alla riqualificazione o alla collocazione in altre partecipate. Per Monja Caiolo, segretario della Filcams Cgil, "sfugge però come si possa smembrare in questo modo la norma della cassa integrazione. L'altro punto debole della proposta è il fatto che a mettere gli operai in cassa integrazione sarà la Gesip, mentre a chiamarli al lavoro sarà il Comune: sarebbero quindi due soggetti differenti in campo".

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