Cronaca

Morì 9 anni fa per una chemio sbagliata, la madre: "Valeria, mi manchi ogni giorno di più"

Il 29 dicembre 2011 la donna di 34 anni, diventata mamma da poco, fu stroncata al Policlinico da un madornale errore medico: le vennero somministrati 90 milligrammi di vinblastina al posto di 9. Sui social anche il ricordo della zia, mentre sul processo - al quinto grado di giudizio - incombe la prescrizione

Esattamente nove anni fa, il giorno dopo il suo compleanno, moriva tra dolori atroci al Policlinico, Valeria Lembo, diventata mamma da appena sette mesi e vittima di un errore medico madornale, "un assassinio", come lo definì il giudice di primo grado: le fu somministrata, infatti, una dose dieci volte superiore di vinblastina, un farmaco chemioterapico, perché nella sua cartella era stato scritto "90" milligrammi, anziché 9.

Ieri la madre, Rosa Maria D'Amico, e la zia, Anna Maria D'Amico, hanno ricordato anche attraverso Facebook il compleanno della donna, morta ad appena 34 anni: "Buon compleanno vita mia Valeria, mi manchi ogni giorno di più", ha scritto ieri la mamma pubblicando anche una foto della figlia. E' lei che sta crescendo il figlioletto che non ha potuto conoscere la mamma. "Oggi è il tuo compleanno, Vali - ha postato invece la zia - sarebbero stati 43 anni, ma per volere di gente presuntuosa non sei con noi. Domani (oggi, ndr) sono 9 anni che ci hai lasciato".

Nel dicembre del 2011, Valeria Lembo si era sottoposta al Policlinico ad un ciclo di chemioterapia per contrastare un linfoma di Hodgkin. Una patologia dalla quale sarebbe guarita senza problemi. Invece per una catena di errori tra primari, medici, specializzandi ed infermieri, la cura si trasformò in un veleno letale: quell'overdose di vinblastina in pochi giorni la stroncò. Prima del caso di Valeria Lembo, peraltro, non esistevano altri casi di avvelenamento simili nella letteratura scientifica.

Già il pomeriggio dopo aver fatto il ciclo di chemioterapia, la giovane mamma iniziò a sentirsi male, tanto che fu ricoverata al Buccheri La Ferla. Dal Policlinico qualcuno chiamò la famiglia per avere notizie della paziente, che poi fu trasferita proprio in quella struttura sanitaria. Come hanno raccontato i genitori di Valeria Lembo, i medici dissero loro che la figlia aveva un'indigestione. In realtà sarebbero stati perfettamente consapevoli dell'errore commesso e stavano già cercando (inutilmente) un possibile antidoto.

La donna non ebbe scampo e il 29 dicembre morì in ospedale. La sua famiglia denunciò subito l'accaduto, anche attraverso la stampa, e la Procura aprì un'inchiesta. Ad oggi - dopo nove anni - siamo al quinto grado di giudizio: è pendente infatti un secondo ricorso in Cassazione (la data dell'udienza non è stata ancora fissata) e sul processo incombe la prescrizione.

I sostituti procuratori Francesco Grassi ed Emanuele Ravaglioli, che all'epoca coordinarono le indagini, non esitarono a parlare nella loro requisitoria della tragica fine di Valeria Lembo come una catena di "errori marchiani e grossolani", in una situazione "surreale e beffarda", addirittura "vergognosa". L'inchiesta fu chiusa in tempi molto veloci, già ad agosto del 2012 e, il 24 settembre del 2013, il gup Daniela Cardamone dispose il rinvio a giudizio per l'ex primario di Oncologia del Policlinico, Sergio Palmeri, per l'oncologa Laura Di Noto, per lo specializzando Alberto Bongiovanni, per lo studente di Medicina Gioacchino Mancuso e per le infermiere Clotilde Guarnaccia ed Elena Demma.

Il 14 settembre del 2015 il giudice monocratico Claudia Rosini aveva poi emesso una sentenza durissima per l'omicidio colposo, con pene più alte rispetto a quelle richieste dalla stessa Procura: Palmeri fu condannato a 4 anni e mezzo, Di Noto a 7 anni, Bongiovanni a 6 anni e mezzo, le infermiere a 4 anni ciascuna, mentre Mancuso venne assolto e uscì definitvamente dal processo. Il giudice non esitò a parlare del caso di Valeria Lembo come di "un assassinio, la più grave colpa medica commessa al mondo".

In appello, il 12 dicembre del 2017, le pene vennero ridotte (Demma concordò la condanna a 2 anni e mezzo con il pg e uscì anche lei dal processo) e la drammatica storia di Valeria Lembo approdò una prima volta in Cassazione. Qui, a sorpresa, il 7 marzo dell'anno scorso, i giudici annullarono con rinvio la sentenza.

Al termine dell'appello bis, a febbraio scorso, i giudici hanno inflitto 3 anni a Palmeri, 2 anni e 3 mesi a Di Noto, 3 anni e 5 mesi a Bongiovanni e assolto Guarnaccia. Ora si attende che la Cassazione fissi l'udienza per vagliare ulteriormente i ricorsi, mentre il processo è ad alto rischio prescrizione.

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