"Prestiti con tassi del 520 per cento e minacce", padre e figlio rinviati a giudizio per usura

Grazie all'immediato il processo inizierà ad appena 9 mesi dall'arresto di Santo e Alessandro Sottile col blitz "Papillon" della guardia di finanza. "Sei irrispettoso e senza dignità, paga o ti spacco la testa contro un muro", avrebbero detto i due. Una ventina gli imprenditori caduti nella trappola

Avrebbe chiesto un prestito di 450 mila euro e in circa un anno si sarebbe ritrovato costretto a dover restituire circa un milione. E' questa la storia tragica di uno degli imprenditori che sarebbe caduto nella trappola tesa da due presunti usurai, Santo Sottile e il figlio Alessandro, arrestati lo scorso 29 gennaio nel blitz della guardia di finanza "Papillon". Le loro vittime, secondo gli accertamenti della Procura, sarebbero state però circa una ventina. Per i due a ottobre inizierà il processo davanti alla quinta sezione del tribunale: il procuratore aggiunto Sergio Demontis ed il sostituto Andrea Fusco hanno infatti chiesto ed ottenuto per loro il giudizio immediato, che ha permesso di non passare dall'udienza preliminare.

"Centomila euro, una giornata ho staccato... E mi sono confuso, aveva 730 mila euro di assegni, se Dio mi scansa... La posso andare a sparare, ha pagato tutto, hai capito? Ho altri 120 mila euro di assegni di...", diceva uno degli imputati. Ma era in un'altra intercettazione che emergeva tutta la violenza e l'arroganza di padre e figlio: "Sì comunque io sto partendo per Palermo per andarlo a trovare, ti dico solo una cosa, se io lo prendo gli spacco la testa sul muro perché lui è irrispettoso... Irrispettoso e senza dignità... E' tuo fratello ma è un uomo senza dignità, gli spacco la testa sul muro... Non si può permettere di prendere per fesso a me".

E' proprio grazie alla denuncia dell'imprenditore che sarebbe stato obbligato a pagare 550 mila euro di interessi che era partita l'inchiesta. La guardia di finanza era poi riuscita ad individuare altre presunte vittime, anche in provincia, visto che gli imputati erano residenti a San Cipirello. I due dovranno adesso rispondere di associazione a delinquere finalizzata all'usura, di estorsione, di utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti e di attività finanziaria abusiva.

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Con gli arresti - Santo Sottile era finito in carcere, mentre il figlio era andato ai domiciliari - erano stati anche sequestrati beni per oltre cinque milioni: sette immobili, tre aziende e auto di lusso
 

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