Cronaca

All’Università 205 milioni per il 2013: “Ricerca da migliorare, reclutamento da rivedere”

Il rettore Roberto Lagalla non è pienamente soddisfatto dei risultati legati all'assegnazione della "quota premiale" del fondo di finanziamento. L'ateneo palermitano si piazza 14esimo posto per la ricerca e all'ottavo posto per fondi ottenuti

Il Rettore Roberto Lagalla

Università e ricerca? Pare si possa fare di più e meglio. Secondo il rettore Roberto Lagalla, che ha appena inviato agli organi di governo e a tutti i docenti una lettera che fa il punto sulle performance dell’Ateneo e analizza alcuni dati, c’è da migliorare ancora sulla quota premiale del fondo di finanziamento, che si attesta al decimo posto per effetto del risultato combinato della valutazione della didattica (nono posto, quota premiale 3,18 per cento)  e del meno soddisfacente risultato della ricerca (quattordicesimo posto, quota premiale 2,16 per cento).

E proprio sul dolente tasto della ricerca il rettore punta il dito: “L’Università di Palermo – dice – è in coda alla qualità di reclutamento svolto nel periodo 2004-2010, in altri termini i neo-assunti o neo-promossi in quegli anni espongono risultati scientifici mediamente inferiori a quelli prodotti dalle corrispondenti figure in servizio negli altri Atenei. Il dato è fortemente significativo e impone una profonda riflessione da parte dei dipartimenti e della comunità accademica. Nei prossimi mesi occorrerà che i dipartimenti definiscano rigorosi criteri di promozione e di verifica interna della ricerca, con particolare attenzione ai giovani dottorandi, assegnisti e ricercatori a tempo determinato, oltre che all’operoso recupero dei docenti scientificamente inattivi la cui ridotta produttività ricade negativamente sulla competitività e sostenibilità economica dell’Ateneo e degli stessi dipartimenti ai quali, da qui a breve, saranno proposti modelli di finanziamento coerenti con i criteri adottati a livello nazionale per il trasferimento dell’Ffo”.

L'Ateneo però scala quattro posizioni nella "quota premiale" del Fondo di finanziamento ordinario e ottiene quasi 205 milioni di euro per il 2013 (comunque 10 milioni in meno dell'anno precedente a causa dei tagli imposti a livello nazionale). Calano gli iscritti per l'introduzione del numero chiuso in tutti i corsi di laurea ma anche a causa della migrazione intellettuale verso altre città e per la difficoltà a pagare tasse e contributi. “La riduzione degli iscritti – dice Lagalla – è dovuta all’adozione estensiva del numero programmato per l’accesso ai corsi di studio, al successo delle azioni di sostegno agli studenti fuori corso con conseguente crescita del numero dei laureati, ma anche a fattori che sono indicativi della crisi nazionale e locale, come l’interruzione di numerose carriere per mancato pagamento delle tasse universitarie, gli effetti della riduzione di natalità e la tendenza all’esodo in altre sedi universitarie”.

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