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Allo Steri rinasce il Viridarium: il giardino del Trecento tra archi, porticato e fonti d'acqua

E' stato riportato alla luce nell'ambito di un programma di restauro e recupero dello Steri, oggi sede del rettorato universitario. Apparteneva alla famiglia Chiaramonte e si estendeva dal prospetto sud-est del palazzo verso il mare

Rinasce il celebre giardino dei Chiaramonte. E' stato riportato alla luce nell'ambito di un programma di restauro e recupero dello Steri, oggi sede del rettorato universitario, avviato già nel 2002 proprio dall'area tecnica dell'Università. Le ultime campagne di scavi archeologici hanno portato alla luce le fondazioni, la pavimentazione del porticato e una grande sala monumentale trecentesca che svelano la configurazione originaria di un palazzo con giardino, ricco di alberi e acqua, delimitato da un porticato.

Il giardino dei Chiaramonte si estendeva dal prospetto sud-est del palazzo verso il mare ed era delimitato da una serie di archi acuti, sostenuti da colonne. Tale impianto suscita grande meraviglia in Martino l’Umano (re di Aragona e di Sicilia) che lo ripropone nel suo Palazzo Reale a Barcellona.  Le recenti indagini specialistiche e l’interlocuzione con la Soprintendenza ai beni culturali e l’Ufficio Centro Storico di Palermo hanno portato alla revisione delle originarie previsioni urbanistiche del Piano Particolareggiato, che prevedevano una massiccia ricostruzione dei manufatti ottocenteschi negando definitivamente la rinascita del giardino, fondamentale per la lettura originaria del Palazzo. Tale scelta è stata rafforzata dal ritrovamento della Sala Viridarii.

Del giardino trecentesco dei Chiaramonte allo Steri è certa la grande dimensione, i valori paesaggistici, il rapporto con il palazzo e l’intorno. Le fonti disponibili rivelano la struttura regolare e simmetrica in linea con le risultanze architettoniche, i rimandi paesaggistici alla recente storia normanna e sveva, le informazioni ricavabili dal giardino reale di Barcellona al quale Palermo contribuisce con professionalità, specie vegetali e manufatti. Questi indizi sono stati approfonditi e criticamente analizzati ma si è voluto evitare di replicare forme e modelli incerti o fantasiosi fino a realizzare ciò che inevitabilmente sarebbe stato un discutibilissimo falso. Si è preferito intervenire con quegli elementi (il disegno formale, il rapporto con il porticato, gli alberi di arancio amaro, i prati naturali, siepi di specie autoctone, il rapporto multifunzionale con "l'acqua che non dorme" lascito dell'eredità araba) che hanno accompagnato il disegno architettonico via via che questo si è rilevato grazie alle indagini archeologiche e che ne accompagnerà il prosieguo fino ad assumere una forma evocativa definitiva.

Il progetto generale prevede la realizzazione di un giardino ricco d’acqua, il restauro del porticato, della Sala Magna Viridarii e il recupero dell’ex deposito della manifattura tabacchi, che sarà adibito a spazi museali. I lavori includeranno una importante campagna di scavi archeologici finalizzata ad indagare in maniera definitiva l’area liberata dai manufatti fatiscenti.

La prima fase dei lavori, ancora in esecuzione, ha liberato il colonnato dalle strutture murarie pericolanti e dai contrafforti in cemento armato. Sono stati eseguiti lavori di consolidamento e opere di presidio antisismico del colonnato sul quale appoggerà una struttura leggera per riconfigurare il porticato. È stato allestito il primo impianto del giardino con la realizzazione del viale longitudinale delimitato con alberi di arancio amaro. Questo primo intervento, che ha consentito anche il rinvenimento dell’antica pavimentazione in cotto, svela la spazialità originaria dell’impianto architettonico evidenziando il dissonante impatto volumetrico dei magazzini ottocenteschi residui destinati essenzialmente ad ospitare impianti tecnologici.

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