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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

Ucciardone, detenuto tenta il suicidio: salvato in extremis dalla polizia penitenziaria

L'uomo, un 31enne, si era stretto una corda attorno al collo. I sanitari del 118 lo hanno portato d'urgenza all'ospedale Villa Sofia dove si trova intubato in condizioni critiche. Appena tre giorni fa un 25enne si è tolto la vita nella sua cella. L'allarme del sindacato: "Strage silenziosa, bisogna intervenire"

Un detenuto di 31 anni ha tentato di uccidersi all'Ucciardone ma è stato salvato in extremis dal tempestivo intervento degli agenti di polizia penitenziaria in servizio e dei medici del carcere. E' successo ieri sera. L'uomo ha tentato di impiccarsi con le lenzuola. I sanitari del 118 lo hanno portato d'urgenza all'ospedale Villa Sofia dove si trova intubato in condizioni critiche.  

Appena tre giorni fa, lo scorso martedì, un altro detenuto dell'Ucciardone si è tolto la vita. Si tratta di un ragazzo di 25 anni, trovato in cella, con un lenzuolo stretto attorno al collo. Il ragazzo era recluso da settembre nel carcere palermitano per una condanna definitiva a 3 anni e 8 mesi. A trovarlo il personale di vigilanza. I soccorsi si sono rivelati inutili. Il ragazzo, condannato in via definitiva, aveva anche altri procedimenti penali pendenti e si trovava, al momento del decesso, in una cella d’isolamento. 

"Il sistema carcere ormai è completamente affondato, reggendosi solo grazie allo spirito di servizio della polizia penitenziaria", tuonano dalla segreteria regionale della Uilpa Sicilia. "La drammaticità è che ieri sera pare fossero in servizio pochissime unità di polizia penitenziaria a vigilare sui quasi 400 detenuti - spiegano dal sindacato Uil - e che in quel reparto dove si è verificato l'evento critico c'erano solamente due agenti per 4 piani. E' semplicemente impossibile garantire la sicurezza con questi numeri, perché il successivo ricovero del detenuto in ospedale ha ulteriormente ridotto il numero di poliziotti, scendendo a livelli drammaticamente impossibili".

"Per garantire il servizio il personale ha espletato nell'arco di 24 ore, 18 ore di servizio - concludono i rappresentanti della Uilpa polizia penitenziaria Sicilia -. Speriamo che i professoroni che parlano e blaterano di carcere senza conoscerlo prendano atto della disfatta delle loro teorie, che rispetto la realtà delle trincee carcerarie sono aria fritta. Nelle carceri siciliane mancano mille unità ma nessuno ne parla".  

Rincara la dose il segretario generale del sindacato polizia penitenziaria Aldo Di Giacomo: "Dall’inizio dell’anno in carcere ci sono stati 21 decessi di cui 10 per suicidio (gli ultimi due nel giro di 48 ore all’Ucciardone-Palermo e a Monza). E' una 'strage silenziosa di Stato' che si perpetua da anni e che è ancora più grave se si tiene conto che solo dall’inizio del 2022 si sono suicidati due agenti penitenziari”.

Di Giacomo ha ricordato che in Italia nel 2021 i suicidi in carcere sono stati 54 e 88 le morti per cause naturali, per un totale di 132 vittime, mentre nel 2020 i suicidi sono stati 62 con un totale di 152 decessi a cui si aggiungono alcune decine di migliaia i casi di autolesionismo e almeno il doppio di casi di interventi di agenti penitenziari che sono riusciti a sventare con prontezza e professionalità tentativi di suicidi. "A risolvere questa emergenza sociale e civile – aggiunge - non può essere certo la recente sentenza della Corte d’Appello del Tribunale di L’Aquila che ha condannato per omessa vigilanza il Ministero di Grazia e Giustizia e quindi il carcere al risarcimento del danno in favore della famiglia di un giovane che nel 2011 si impiccò nella propria cella del carcere di Castrogno. Anche per il suicidio all’Ucciardone si nutrono seri dubbi sullo stato di salute mentale del giovane detenuto già sottoposto a perizia psichiatrica, a conferma – aggiunge – che come accaduto per altri suicidi a rischio sono soprattutto quanti hanno problemi psichiatrici".

"E' da anni – dice Di Giacomo – che andiamo ripetendo che le carceri non sono strutture di cura psichiatrica e che questi detenuti non devono trovarsi qui. Ancora: gli istituti penitenziari necessitano, come abbiamo più volte chiesto ai Ministri Cartabia (Giustizia) e Speranza (Sanità), di personale medico e paramedico e di ambulatori attrezzati in primo luogo per le prime cure. Uno Stato che non riesce a garantire la sicurezza della vita dei detenuti affidati in custodia per scontare pene giudiziarie testimonia di aver rinunciato ai suoi doveri civici".

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