Allarme tubercolosi all'Ucciardone, Piazza: “Poliziotti penitenziari a rischio"

Antonio Piazza (Ugl): "Il detenuto è stato sottoposto ad accertamenti clinici già a Messina, ma la comunicazione non è giunta a Palermo. Agli agenti sono state fornite solamente della mascherine. Fatto gravissimo"

"La Direzione del Carcere di Messina avrebbe violato il protocollo operativo per il controllo della tubercolosi nel sistema penitenziario. Ogni caso sospetto di Tbc deve essere posto tempestivamente in isolamento respiratorio e prontamente valutato per individuare la malattia. Cosa che non è avvenuta a Messina". E' quanto dichiara Antonio Piazza, segretario dell'Ugl Polizia Penitenziaria, in merito al sospetto caso di tubercolosi nel carcere di Palermo Ucciardone.

"Pare che il detenuto fosse stato sottoposto ad accertamenti clinici per sospetta infezione tubercolare circa tre mesi fa, quando era rinchiuso nel carcere di Messina - continua Piazza - ma i risultati sarebbero arrivati solo qualche giorno fa al carcere di Palermo, dove il detenuto è stato trasferito in un secondo momento. E' gravissimo - sottolinea Piazza - che nessuno abbia comunicato all'Ucciardone la probabile infezione ed è ancora più grave il fatto che sia stato predisposto il trasferimento in un altro istituto quando tutti i soggetti con diagnosi di Tbc attiva devono essere trasferiti presso centri specialistici di riferimento".

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La Direzione del carcere dell'Ucciardone, una volta ricevuta la comunicazione da Messina, avrebbe provveduto a isolare circa 8 detenuti, che sarebbero stati a stretto contatto con il soggetto risultato positivo alla Tbc. Ai poliziotti penitenziari sarebbero state distribuite delle semplici mascherine. "E' inutile dire che siamo di fronte ad una situazione di altissimo rischio per gli operatori di polizia penitenziaria. Auspichiamo pertanto che la direzione del carcere dell'Ucciardone sottoponga, al più presto, il personale penitenziario ad accertamenti clinici per verificare l'insorgenza di eventuali casi di positività alla Tbc. Il provveditore - conclude Piazza - dall'amministrazione penitenziaria dovrebbe, poi, verificare se sussistono eventuali responsabilità, anche perché è inammissibile che si possa non tener conto della pericolosità della malattia in quella che è, a tutti gli effetti, una vicenda tragicomica".

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