Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca

Tutti gli affari di Passalacqua, assunzioni al posto del pizzo

Pur essendo ai domiciliari il "padrino" aveva il pieno controllo del territorio. Persino i bambini, figli di affiliati, hanno istruzione di guardarsi dagli "sbirri" mentre giocano in strada. Il sistema di "collocamento"

La pizzeria di Tony Buffa negli Usa

Anche dai domiciliari il “padrino” riusciva ad avere il pieno controllo del territorio. Dai guardiani notturni agli elettricisti. Così Calogero Passalacqua spiegava cosa fare a tutti.  In una circostanza Evola riceve la telefonata della moglie, cugina della consorte di Calogero Passalacqua, Maria. La donna gli riferisce che ha appena parlato con Maria che le ha chiesto di passare per consegnargli qualcosa. Il tono sospetto della telefonata non sfugge agli investigatori: Evola non chiede informazioni e la moglie gli suggerisce di passare “…con  lo scuro…” per non attirare l’attenzione.

IL FORTINO DI PASSALACQUA. I militari, a questo punto come in un gioco a domino, avviano il monitoraggio dell’abitazione di Calogero Passalacqua. L’edificio è nel cuore di Carini: un vero fortino che, con la complicità del vicinato, gli garantisce il totale controllo di quanto avviene all’esterno delle mura domestiche. E’ difficile avvicinarsi a quell’abitazione senza essere notati. Persino i bambini, figli di affiliati, hanno istruzione di guardarsi dagli “sbirri” mentre giocano in strada. Eppure i militari, con coraggio e abilità, riescono a penetrare quell’ambiente ostile, per guardare e sentire. Emergono così i frequenti contatti tra l’arrestato domiciliare e altri soggetti, confermando la sua piena reggenza sul territorio: in alcuni casi si tratta di brevi scambi di battute dal balcone di casa, in altri si giunge a vere e proprie riunioni, tenute in locali attigui alla dimora che sfruttano un ingresso secondario.

TUTTI GLI UOMINI DEL PADRINO. I principali rapporti coinvolgono Gianfranco Grigoli e Salvatore Sgroi. Il primo è un muratore vicino di casa, già noto per essere stato arrestato a Montepulciano nel 1997 per aver favorito la latitanza di Passalacqua. L’altro è il genero del “padrino”, già sorvegliato speciale con precedenti anche per stupefacenti. I due pregiudicati sono il vero e proprio braccio operativo del “padrino”. Di seguito emergono altri soggetti. Si tratta di Vito Failla, altro favoreggiatore storico di Calogero Passalacqua e Croce Frisella, nipote di Passalacqua. Le risultanze confermano appieno il quadro ipotizzato dei Carabinieri: il tentativo, posto in essere da parte del “padrino”, di ricostituire l’organigramma della famiglia mafiosa di Carini, recuperandone l’operatività a pieno regime grazie ai suoi uomini di fiducia di sempre, ed assumendone l’incontrastata posizione di vertice.

27 APRILE 2009. In questo contesto, si consuma il 27 aprile 2009 il danneggiamento all’escavatore di Giacomo Lo Duca, all’interno del residence “Serracardillo” di Villagrazia di Carini. Lo Duca è un gregario di Passalacqua, titolare di un’impresa di movimento terra operante su tutto il territorio carinese. Si tratta di un vero e proprio segnale ritorsivo ai danni di una delle principali attività economiche della famiglia, il movimento terra, in un territorio che conosce un’estesa lottizzazione e per questo consente enormi guadagni. I carabinieri assistono in diretta al complesso sviluppo della vicenda che, oltre a fornire indicazioni precise sulle gerarchie della famiglia mafiosa, offrirà un esempio tangibile di applicazione del codice d’onore mafioso secondo la strategia dell’”immersione” seguita da Passalacqua.

Si tratta, in effetti, di un dissidio interno: la reazione al mancato rispetto di un patto per la spartizione di lavori tra i gruppi mafiosi. Quando Giuseppe Pecoraro viene tratto in arresto nel 2007, Lo Duca smette di servirsi della sua ditta e acquista propri camion per effettuare i movimenti di terra.  “No, non li hanno fatti lavorare più, ai camion di Cagnuleddo, mi hai capito?...” - commenta Giuseppe Evola - “Cagnuleddo gli ha fatto comprare l'escavatore, lui e li ha messo in mezzo lui... A questi due li ha messo, Battista neanche li ha guardati a questi, li ha messi in mezzo Cagnuleddo... Gli ha fatto trovare l'escavatore, il camion, tutte le cose, e sono rimasti con Cagnuleddo, Compà voi scavate ed io… si è comprato anche il camion, mi hai capito?..”. L’incendio del mezzo, dunque, è un avvertimento per Lo Duca. I responsabili dell’atto intimidatorio sono subito individuati dagli investigatori: Antonino Buffa e Croce Maiorana, rispettivamente cognati degli uomini d’onore, all’epoca reclusi, Giuseppe Pecoraro e Antonino Pipitone. E da loro è giunto l’ordine dell’azione. Lo Duca non ci mette molto a capire e convoca i due soggetti. Sostiene di aver piazzato delle telecamere a sorveglianza degli escavatore. In realtà bluffa, ma vede giusto e così i due finiscono per ammettere tutto.

L'ULTIMA PAROLA SPETTA AL "PADRINO". La “tragedia” avanza. Dal carcere giungono minacce di suicidio dal parte del Pecoraro, che teme per l’incolumità del cognato Buffa. Sull’esito della vicenda pronuncia l’ultima parola il “padrino”. Passalacqua, al pari di altri reggenti della sua stessa generazione ricorre solo in casi eccezionali allo spargimento di sangue. I suoi gregari lo tengono costantemente informato “…quello gli ha fatto questo discorso e quelli lo hanno finito…”, e gli ricordano di essere sempre pronti ad imbracciare le armi “…i ragazzi sono caldi…”. Ma l’equilibrio dell’anziano capo cosca prevale e con il suo carisma impone la volontà di pax mafiosa. Grigoli commenta che ”…non si può solo correre…”, riferito sicuramente al soprassedere su tali problemi legati alla gestione della famiglia, ma”…bisogna pure fare quello che si deve fare…”, lasciando intendere di propendere per una soluzione più drastica. Lo Duca, invece, consapevole di non poter far nulla senza l’autorizzazione del Passalacqua, fa notare che solo se “…si conta sopra…”,  e quindi con l’assenso del Boss, ci si può muovere. La vicenda pare concludersi con l’impegno assunto da Buffa e Maiorana a ripagare il mezzo danneggiato, nelle more sostituito con un escavatore messo a disposizione dal suocero dello stesso Buffa.
 
DA CARINI AGLI USA. I due comunque sono costretti ad abbandonare immediatamente Carini e la Sicilia per raggiungere gli Usa. Maiorana ritornerà a Carini dopo pochi giorni, il tempo sufficiente a far calmare le acque. Buffa, invece, permarrà più a lungo, tanto che anche moglie e figli lo raggiungono. La famiglia mafiosa non gli può consentire il rientro. È una questione di onore e di prestigio dopo l’affronto procurato. Così si esprime al riguardo uno degli uomini di fiducia del Passalacqua… “ma quello ti sta inquietando a te?...Se dobbiamo andare...questa è la legge...l'America, devono andare in America..., comandano loro, comandano..”. In Pennsylvania Tony Buffa si dedica alla pizzeria dei genitori, ormai da decenni trapiantati in quella terra. Lì sarà una squadra dell’F.B.I. a controllarlo, tenendo i Carabinieri sempre informati dei risvolti della vicenda oltreoceano.
 
IL SISTEMA DI "COLLOCAMENTO". Lo studio dei personaggi e della loro vita attraverso la lente di ingrandimento delle attività investigative ha consentito ai Carabinieri di esaminare un metodo di imposizione adottato dalla famiglia mafiosa per sostenere economicamente gli affiliati: agli imprenditori locali è imposta l’assunzione di soggetti “indicati” dalla consorteria. La “filosofia estorsiva” di Passalacqua risparmia il pagamento della messa a posto alle piccole attività commerciali e alle imprese appena avviate, ritenendo che non si debba aggiungere alle già gravose difficoltà economiche delle piccole imprese un ulteriore peso economico. Le imprese diversamente sono costrette ad assumere: guardiani notturni per lo più, ma anche operai e impiegati. L’impiego di un gregario garantisce autonomia economica agli affiliati del sodalizio e permette anche il costante monitoraggio delle attività economiche, rafforzando il controllo del territorio, stretto in una pesante morsa criminale. I riscontri dei carabinieri confermano il “sistema di collocamento” avviato. Assunzioni e licenziamenti sono eseguiti a comando dagli amministratori delle imprese secondo le indicazioni impartite dal vertice della famiglia mafiosa. A seguito della minaccia indirizzata al responsabile di un’azienda da uno dei gregari del Passalacqua“Mondo con mondo non si toccano, le persone sì..” il licenziamento del dipendente viene sospeso.

 

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