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Toni insieme alla sua compagna Simona

Toni insieme alla sua compagna Simona

Ha un raro tumore, l'ultima speranza è in America: "Ma ci servono 200 mila euro"

Il dramma di Toni Amurige, 34enne palermitano affetto da un cancro che interessa l'addome. Dopo un intervento e diverse terapie, anche sperimentali, adesso vuole giocarsi le sue chance in Usa, nella clinica del professor Salem. La famiglia ha lanciato la raccolta fondi su GoFundMe

In Italia i medici sono stati chiari. Vincere questa battaglia è un'incognita e non è facile. Ma se di anni ne hai appena 34 e un raro tumore sta provando a infrangere il tuo futuro, all'incognita non ci stai e la speranza la cerchi e infine la trovi, anche se ha un prezzo altissimo. 

L'ultima speranza per Toni Amurige, palermitano affetto da un liposarcoma mixoide al retroperitoneo, una grave e rara forma di cancro che interessa l'addome, è in America, in una clinica diretta da un luminare mondiale dell'oncologia, il dottor Salem. Le sue sono cure mirate e all'avanguardia al punto che nessuno, in Italia, le effettua ancora e hanno un costo altissimo: 200 mila euro. 

Per questo la famiglia si è adoperata. Simona, la sua compagna da oltre 10 anni, ha lanciato una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe per portarlo oltreoceano, al centro oncologico Salem dove grazie alla cosiddetta "ICTriplex" (una terapia che racchiude in sé immunoterapia, chemioterapia e terapia mirata) potrebbe esserci una speranza. 

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La battaglia di Toni contro questo raro tumore inizia nel 2017 quando, in vacanza a Lampedusa insieme a degli amici e alla fidanzata, inizia ad avvertire dei dolori allo stomaco. La corsa alla guardia medica, l'ecografia, la scoperta di un rigonfiamento all'addome, la diagnosi. Una massa tumorale stava a poco a poco prendendo piede. La tac e infine la biopsia che non lasciano dubbi: si tratta di un liposarcoma mixoide, un raro tumore al retroperitoneo - la membrana che avvolge l'addome - e che di solito interessa altre sedi, come gli arti, ha reso l'intervento non solo necessario ma urgente. Una massa di quattro chili gli viene asportata, iniziano i cicli di chemioterapia preventiva a cui Toni risponde bene.

E' maggio del 2019. Il peggio sembra passato e l'incubo ormai alle spalle, quando Toni ricomincia a sentire di nuovo qualcosa. "Dall'eco si vede che la malattia si è ripresentata - racconta la compagna Simona a PalermoToday - e che l'operazione stavolta non si può fare. Ci dicono che l'unica cosa a cui possiamo affidarci è la chemioterapia. Sotto le direttive dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, iniziamo una cura con un farmaco sperimentale che si chiama trabectedina. Questo farmaco dà risultati nell'80 per cento dei casi. Purtroppo noi siamo rientrati nella casistica negativa, in quel 20% a cui questa cura non ha sortito alcun effetto e anzi ha permesso il progredire della malattia, con conseguente aumento di volume delle masse tumorali". 

Toni ha continuato così con altre terapie convenzionali che hanno rallentato l'avanzata del cancro. "Stavano portando piccoli risultati - prosegue la ragazza - e se la massa fosse continuata a rimpicciolirsi si sarebbe persino potuto valutare l'intervento. L'ultima tac però, fatta a dicembre, non ci ha lasciato nessuna speranza. Si era formata una nuova massa, il farmaco non stava facendo effetto. Ma noi non ci siamo arresi. Non possiamo". 

Ecco che, supportati dalle rispettive famiglie, dopo numerose ricerche, hanno contattato il dottor Salem, l'unico al mondo a effettuare una terapia salvavita che combina tre diverse cure, l'immunoterapia, la chemioterapia e la terapia mirata. "Sulla scorta di un esame genomico, volto a leggere il Dna di Toni, si cuce addosso al paziente una terapia. L'immunoterapia andrà a rafforzargli il sistema immunitario, la chemioterapia andrà a bruciare le cellule tumorali e la terapia mirata infine bersaglierà il tumore". 

Per tutto questo, però, servono 200 mila euro. "Puntiamo tutto sul cuore della gente - conclude Simona - perché Toni ha ancora tutta una vita da scrivere. Vogliamo un'altra chance, è una situazione troppo più grande di noi. Quando devi affrontare una malattia come questa, così violenta, così cattiva, devi farlo con tutte le forze che hai e con tutto quello che puoi. In queste ore abbiamo ricevuto affetto e sostegno. Diciamo grazie a chiunque ci è stato accanto e ha donato o donerà. Non ci arrendiamo, noi sconfiggeremo questo male e torneremo a goderci la nostra vita. Torneremo a Lampedusa e sarà bellissimo".

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