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Venerdì, 20 Maggio 2022
Le intercettazioni

Truffa alle finanziarie, così un disoccupato diventò impiegato della Regione: "Lavora qui dal 1987..."

Dalle conversazioni captate dell'inchiesta che ha portato anche all'arresto di un funzionario del Dipartimento per lo sviluppo rurale emergono i trucchi utilizzati per il presunto imbroglio, ma anche le operazioni per falsificare i documenti: "Falla a colori e ci metti gli spilli, metto la foto della tua amica...". L'indagine è partita dal tentativo di raggirare un carabiniere

Per ottenere prestiti sostanziosi, di 30, 40 o 50 mila euro, il primo requisito è dimostrare di avere un reddito sufficiente a coprire le rate. E, per i presunti truffatori arrestati dai carabinieri, le soluzioni sarebbero state due: o impossessarsi dell'identità di facoltosi pensionati, grazie ai dati rubati dall'Anagrafe da un dipendente comunale, Salvatore Randazzo, oppure fingersi dipendenti della Regione, grazie alla complicità di un funzionario del Dipartimento per lo sviliuppo rurale e territoriale, Lorenzo Motisi, che avrebbe messo a disposizione anche il numero del suo ufficio nel caso in cui qualcuno avesse chiamato per delle verifiche.

I trucchi quasi sempre sarebbero andati a buon fine, consentendo soprattutto l'acquisto di costose Mercedes (in alcuni casi poi rivendute), perché "tutto era pianificato nel minimo dettaglio", come scrive il gip Claudia Rosini nell'ordinanza di custodia cautelare con cui Randazzo, Motisi, ma anche Saverio Giunta ("vera mente organizzativa del gruppo"), Stefano Ganci e Rosario Di Fatta sono finiti in carcere.

L'ingordigia del dipendente comunale: "Voglio mangiarmi una fetta di carne"

L'inchiesta nata dal tentativo di truffare un carabiniere

In alcuni casi, però, le persone a cui sarebbe stata rubata l'identità si sarebbero accorte dell'imbroglio. E l'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis, è nata proprio così, quando una persona avrebbe cercato di vendere una macchina a un appuntato dei carabinieri utilizzando un falso documento d'identità. Il militare, il 19 gennaio del 2019, aveva denunciato l'accaduto alla Procura. Dalle intercettazioni captate poi dagli investigatori emergono proprio le operazioni per realizzare i finti documenti (compresi Cud e cedolini attestanti il lavoro alle dipendenze della Regione per persone che, in realtà, neppure avrebbero avuto un'occupazione), ma anche le telefonate in cui gli indagati si sarebbero spacciati per le persone a cui avrebbero rubato i dati per fare i loro acquisti.

Il gip: "Tutto pianificato nel minimo dettaglio"

"Tutto era pianificato nel minimo dettaglio - dice il giudice - e richiedeva la collaborazione di diversi soggetti, come il portiere dello stabile ove era stato indicato il falso indirizzo delle vittime, sicché ritirasse la posta ed avvertisse i complici, di coloro che 'prestavano' la propria fotografia; di Motisi che girava ad un suo cugino, dipendente di una finanziaria, la documentazione necessaria e metteva a disposizione il suo numero di telefono di funzionario della Regione a garanzia dei finanziamenti, in caso di chiamate di controllo". Inoltre servivano anche delle "apparecchiature (fotocopiatrici, stampanti, timbri ecc.) atte alla falsificazione, nell'evidente disponibilità degli indagati".

"Questa è la mail, questo il Cud, studiatelo stasera"

In alcuni casi bisognava "studiare", perché la persona che si presentava negli uffici fingendo di essere un'altra, non doveva ovviamente commettere errori. Giunta istruiva a questo scopo un uomo, poi arrestato proprio per possesso e fabbricazione di documenti falsi, che era stato reclutato per aprire un conto corrente in una banca: "Questo è l'indirizzo di posta elettronica, il telefonino te lo do perché loro quando aprono il conto mandano un messaggio qua con un numero, qua c'è il Cud, studiatelo stasera".

"Falla a colori e metti gli spilli"

In un'altra circostanza Giunta spiegava a Di Fatta come falsificare una carta d'identità: "E gliela fai a colori, qua quando gli fai la fotocopia e gli spilli... e tu ci metti le spille" e Di Fatta: "La vuoi fare tu e me la dai domani mattina?", ma Giunta rispondeva: "No perché io devo fare un po' di cose, devo andare a recuperare il computer". Con questo documento falso sarebbe stata poi acquistata una Mercedes usata dal valore di 28.600 euro in una concessionaria di Barcellona Pozzo di Gotto.

Il finto dipendente regionale in servizio dal 1987

Dalle intercettazioni viene fuori anche la storia di un uomo che, per ottenere un prestito di 12 mila euro, si sarebbe finto dipendente regionale. In cambio avrebbe versato 1.500 euro agli indagati. Motisi avrebbe istruito un intermediario: "Sta facendo un finanziamento di 12 mila euro, se dovessero chiamarlo... Ha chiesto 3 mila euro per riparare la macchina e 9 mila euro servono per l'acquisto di mobili, stanza da letto, soggiorno e divani... Se gli dovessero chiedere è in servizio dal 1987 e poi come mansione svolge... addetto al coordinamento forestale, quindi è sempre esterno non ha numero fisso, ecco perché ha dato il centralino, la mattina timbra e se ne va, avvisalo!". 

"M'interessano i picciuli, pochi, quelli che sono..."

E' sempre Motisi a svelare il presunto compenso dell'operazione: "Alla tirata dei conti, ci paga praticamente la provvigione, già tutto stabilito... siamo intorno, sui 1.500 euro in tre". La pratica avrebbe però incontrato diversi ostacoli e Motisi alla fine affermava: "Ora chiamo quello della banca per sapere se gli è arrivato il Pin e quindi sapere se questo, che è uomo di parola e uomo d'onore dice che arrivandoci il Pin gli avrebbe mandato i soldi nella Postepay... Quindi ora vediamo se questo che è tutto malandrino ha parola, quello mi ha detto: 'E' un tipo particolare', e io 'senti, a me non interessa se è particolare, m'interessa che lavora, giustamente quello che deve fare e si mette in tasca le sue provvigioni... tipi particolari, parola contro parola, uomini d'onore non me ne fotte niente...'. Mi interessano i picciuli, pochi, quelli che sono, ma il regalo della provvigione, questo m'interessa, nient'altro!".

"Ho due cose di lusso: seminiamo, seminiamo!"

In una conversazione Di Fatta comunicava a Giunta: "Ti volevo dire ho altre due cose di lusso, per quanto voglio bene a mia madre sono di lusso, te le faccio vedere... Fammi le fotocopie, ti faccio il timbro e li prepariamo e mettiamo la pratica a posto... Uno prende 3.600 euro, ho fatto uscire questo, nato il... Non l'ha nessuno, quello mi ha dato solo i nomi l'amico mio e io ho fatto le fotocopie per fare dopo quelle mie buone... Ora mi prendo pure le carte d'identità, le prepariamo, seminiamo, seminiamo!".

"Servono le stampanti per i libretti"

Per falsificare i documenti Giunta avrebbe voluto utilizzare apparecchiature più efficienti: "Dobbiamo cercare le stampanti che stampano i libretti, vediamo le caratteristiche, qualche 6 mila euro costa, 900 euro è quella scadente, dobbiamo vedere i colori, non ce la fa, qualche patente assai assai, ma già per fare la tessera elettronica hanno sbagliato colore...".

"Ecco uno del '50, questo è l'indirizzo..."

I carabinieri hanno captato anche gli scambi (pure di soldi) tra il dipendente dell'Anagrafe, Randazzo, e Ganci, mentre il primo avrebbe scandagliato abusivamente i sistemi informatici del Comune: "Questi giusti sono? Non c'entra niente questo, non c'entra proprio niente... Come facciamo a saperlo? Ce ne sono due, quale vuoi il viale Michelangelo? E poi c'è in viale Giotto, però la data di nascita diciamo che è questa... Allora cosa ti serve? Uno del '50, l'indirizzo è questo... Vuoi solo la moglie?".

"Faccio la tessera di lei e ci metto la foto della tua amica"

E il lavoro non sarebbe mancato, tanto che Giunta diceva: "Devo fare la tessera di lei e ci metto la fotografia dell'amica tua, questa gliela faccio in giornata, poi gli devo fare il codice fiscale di sua moglie, glielo lascio originale perché lei ha il provvisorio... Gli dobbiamo sistemare lo stato di famiglia e solo il codice fiscale".

La vittima che scopre l'imbroglio

Un furto d'identità era stato scoperto, quando Di Fatta, spacciandosi per un uomo avrebbe chiesto un altro prestito da 10 mila euro. La vittima si era accorta di tutto perché il 14 gennaio 2020 aveva ricevuto un sms da parte di una finanziaria che lo informava che, "come da lui richiesto", era stato cambiato il numero di telefono legato alla sua pratica. L'uomo aveva così preso contatti con la finanziaria ed era riuscito a bloccare l'operazione, presentando poi una denuncia. Ma sarebbe stato vittima anche di un'altra truffa in precedenza, che aveva scoperto quando il 23 dicembre del 2019 era stato convocato dall'Inps proprio per un presunto furto di identitò. In quella circostanza aveva appreso che il mese prima era stata richiesta una cessione del quinto per un prestito da 38 mila euro. Anche in questo caso aveva bloccato l'operazione e presentato una denuncia.
 

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