Sorpresi alla guida o a ballare ma per l'Inps sono ciechi o invalidi: 2 arresti per truffa

Operazione della guardia di finanza, che ha ricostruito tutte le fasi del raggiro. Le manette sono scattate per gli organizzatori del sistema, ma sono stati denunciati anche dipendenti pubblici, medici generici e specialisti, componenti delle commissioni mediche Asl e responsabili di Caf. Sequestrati centomila euro

Un sistema ben collaudato consentiva a persone perfettamente sane o con patologie lievi di avere le pensioni di invalidità dell'Inps e, agli organizzatori della truffa, di incassare migliaia di euro. Il sistema criminale è stato però scoperto dai finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, con il coordinamento della Procura, che hanno arrestato Antonino Randazzo, 57enne di Terrasini, e Filippo Accardo, 49enne di Camporeale. Identificati e denunciati anche dipendenti pubblici, medici generici e specialisti, componenti delle commissioni mediche Asl e responsabili di Caf.

Gli arrestati, secondo l'accusa, erano al vertice un progetto criminale che aveva come fine quello di "compiere sistematiche truffe ai danni dell’Inps a vantaggio di numerosi soggetti che, in cambio di cospicue somme di denaro, hanno ottenutoindennità previdenziali e/o assistenziali, in realtà non spettanti".

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I due arrestati, uno considerato il "dominus" e l'altro il suo braccio destro, si servivano di una fitta schiera di "procacciatori di pazienti" e complici che, a vario titolo, hanno assunto un ruolo all’interno del sistema fraudolento disvelato. L’indagine ha messo in evidenza "scambi di favori, rapporti inopportuni, vantaggi di varia natura, che hanno costituito terreno fertile sul quale costruire il sistema illecito". Gli investigatori del gruppo tutela mercato beni e servizi della finanza hanno fatto emergere "un modus operandi consolidato negli anni, talmente collaudato da indurre la platea di interlocutori a ritenere che il ricorso ai servizi offerti dai soggetti arrestati fosse l’unica strada per l’ottenimento delle indebite prestazioni previdenziali".

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Ricostruite tutte le fasi della truffa: tutto iniziava con la ricerca dei “potenziali clienti”, individuando coloro che apparivano “bisognosi” e “disponibili” a richiedere un “aiuto” per ottenere riconoscimenti pensionistici o assitenziali. Stabilito il contatto con “il candidato all’invalidità”, gli indagati lo indirizzavano a medici compiacenti che avrebbero redatto i certificati necessari ad attestare la sussistenza delle patologie “utili” per l’ottenimento delle indennità.

Per evitare di sostenere la visita medica collegiale, in alcuni casi, veniva formalmente attestata l’impossibilità del soggetto ad allontanarsi dal proprio domicilio (la cosiddetta intrasportabilità) utile per ottenere la visita domiciliare nel corso della quale medici compiacenti avrebbero espresso parere favorevole alla prosecuzione dell’istanza. Avendo, infatti, la possibilità di avere notizie privilegiate, gli indagati preparavano il “candidato” su come poter agevolmente “passare” la visita di controllo (farsi trovare a letto, far aprire la porta da familiari, evidenziare incapacità a deambulare, con luce e tv spenta). Alla liquidazione dei benefici ottenuti dal presunto “invalido”, gli organizzatori del raggiro passavano alla riscossione del pagamento per la prestazione illecita secondo un tariffario prestabilito pari di solito agli arretrati erogati dall’Inps, tendenzialmente corrispondenti a circa 12 mensilità.

L’operazione è stata denominata “Igea" (dea greca della salute che veniva invocata nell’antichità per la guarigione) e ha consentito di smascherare anche casi eclatanti come quello di un finto invalido totalmente cieco, intento a recuperare nella cassetta postale fuori casa la posta per poi visionarla; diversi invalidi dichiarati non in grado di deambulare autonomamente, ma in grado di guidare l’autovettura o di recarsi al bar o fare shopping in assoluta autonomia; un invalido con indennità di accompagnamento, in grado però di dilettarsi in balli di gruppo.

truffa inps soldi-2Agli arrestati vengono contestati i reati di concorso in truffa ai danni dello Stato, truffa aggravata per il conseguimento di contributi pubblici, falsità ideologica, traffico di influenze illecite.

Con lo stesso provvedimento è stato disposto il sequestro di 100.000 euro pari al profitto illecito al momento quantificato. Nel corso delle perquisizioni a carico di R.A. i finanzieri hanno trovato oltre 60 mila euro in contanti. La somma è stata sottoposta a sequestro, in quanto considerata parte del profitto dei reati contestati.

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