Cronaca

"Lo Stato mi deve campare", falsi certificati e finte badanti: ecco come truffavano l'Inps

I retroscena dell'operazione "Malati immaginari", condotta dai carabinieri che hanno accertato 25 casi di finte invalidità. 18 le persone indagate. C'è chi a 30 anni, e in buona salute, percepiva la pensione. Tutto parte da una tentata estorsione...

C'è chi - a soli trent'anni e in perfette condizioni di salute - percepiva la pensione di invalidità. O chi aveva problemi tanto gravi da dovere essere accompagnato da una badante... che però risulta invalida e bisognosa di un supporto a sua volta. Sono alcuni dei retroscena dell'operazione "Malati immaginari", condotta dai carabinieri, che ha portato all'arresto di sei persone (tre in carcere e altrettante ai domiciliari) mentre altri 12 indagati si sono visti notificare l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria (LEGGI I NOMI). L'indagine è stata coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Dino Petralia e dai pm Roberto Tartaglia e Anna Maria Picozzi.

IL MECCANISMO DELLA TRUFFA - Tutto parte da un certificato medico - falso - in cui si attesta una patologia. Una volta redatto, il documento viene consegnato al medico di base che lo inoltra per via telematica. Seguono le visite davanti alla commissione medica dell'Inps. L'aspirante pensionato si rivolgeva a Giuseppe Cinà (pluripregiudicato già arrestato per reati simili nel 2007), che attivava l'iter. Al momento della verifica medica il paziente era "istruito" su come comportarsi, e in molti casi veniva addirittura accompagnato presso la commissione medica dallo stesso Cinà o dal suo autista e factotum Nicola Cipolla. Una messa in scena portata a termine - con successo- 25 volte. In alcuni casi c'erano però anche errori di ortografia, come per le “allucinazioni uditive a contenuto querulo manico".

"Emerge  - spiega il colonnello Giuseppe De Riggi, comandante provinciale dei carabinieri  - una forma di malcostume e le principali vittime sono i veri malati. Siamo di fronte a una vera e propria fabbrica di falsi invalidi. Non stiamo denunciando episodi di corruttela (non risultano dipendenti Inps indagati ndr.), ma siamo di fronte a un'ipotesi di truffa, un sistema criminale ben ingegnato. Un sistema così 'collaudato' che ci fa pensare che ci siano altri casi da scoprire. Stupisce anche la precisione con cui sono redatti i certificati. Abbiamo comunque accertato che i nomi dei medici erano riportati a loro insaputa".

"Spesso - aggiunge Salvatore Altavilla, comandante del reparto operativo - le patologie erano difficili da accertare. Non parliamo di 'falsi ciechi', ma di disturbi del comportamento o psicopatologie. La commissione Inps era tratta facilmente in inganno".  Le indagini puntano a capire se ci sono state complicità di dipendenti dell'Istituto. "Al momento - sottolinea - non risultano coinvolgimenti. Dall'Inps c'è stata la massima collaborazione, anzi li ringraziamo per l'aiuto che ci hanno fornito. Certo, è un'indagine di primo livello".

LA MENTE DELL'ORGANIZZAZIONE - A capo dell'organizzazione c'è Giuseppe Cinà, 61 anni. Un passato lavorativo  - breve in verità - da muratore. Cinà riceveva l'assegno dell'Inps già da quando aveva 30 anni. "Non voglio lavorare più... lo Stato mi deve campare!, io il muratore facevo, facevo il barista...", dice nelle intercettazioni. Ma la pensione spetta anche alle sue donne. "Tu - dice nel corso di una conversazione intercettata - devi prendere 800 euro al mese. Ci arriveremo, stai tranquilla ... Tu sei l'amante mia e tu camperai come dico io, hai capito?". "Cinà - spiega Altavilla - procacciava in prima persona i clienti e svolgeva opera di raccordo dell'attività degli altri intermediari. Offriva poi costante assistenza nei confronti dei beneficiari nella gestione delle pratiche".

"LO STATO MI DEVE CAMPARE" - LE INTERCETTAZIONI

UNA RETE DI FINTE BADANTI - Cinà, secondo gli inquirenti, si adoperava anche per trovare delle persone che, spacciandosi per badanti o familiari, erano disposte ad assistere il paziente durante la visita davanti alla commissione medica. Ma il lavoro si paga, ed ecco che il compenso era di 50 euro a visita. Alcune delle badanti ricevevano un sussidio a loro volta. In particolare, Silvana Giordano (ai domiciliari) si è presentata davanti alla commissione per due volte in poche settimane, riuscendo a non farsi riconoscere.

I GUADAGNI - Le pensioni di invalidità oscillavano tra i 500 e i 700 euro. Cinà aveva un doppio guadagno: percepiva infatti una percentuale sugli arretrati, ma anche sull'assegno mensile. "I casi di grandi abusi come quello emerso - spiegano gli investigatori -  non assumono rilievo per le somme sequestrate e i risparmi ottenuti, anche se non indifferenti. Il valore principale di questa attività sono gli effetti positivi sul piano dell’equità e della legalità. Il terreno di coltura del fenomeno, infatti,  è questa rete di burocrazia infedele che certifica falsità con connivenze e interessi clientelari enormi". "E' emerso - spiega il procuratore aggiunto Dino Petralia - un sistema burocratico ma illegale. Tutto replicava esattamente la burocrazia italiana e i suoi meccanismi, ma in modo illecito. E' anche frutto della crisi, che spinge a cercare una fonte di reddito anche illecita. E' un sistema delittuoso vero e proprio che comporta la partecipazioni a vario titolo, sofisticate e radicate nel tempo".

L'AVVIO DELLE INDAGINI - L'operazione è partita nel 2014, per un tentativo di estorsione. L'ex compagna di Tantillo ha trovato in un armadio centinaia di documenti che testimoniavano l'attività illecita. Una volta capito di cosa si trattava ha chiesto del denaro per tacere. La donna adesso è ai domiciliari. Gli inquirenti, inoltre, stanno cercando di chiarire a che titolo alcuni componenti della banda versassero denaro regolarmente alla famiglia Tantillo, legata agli ambienti dei clan mafiosi di Borgo Vecchio .

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