Truffa da due milioni con falsi contratti Enel, ingannati in 150: confermate quattro condanne

La presunta banda prometteva che il passaggio ad una fantomatica società tedesca avrebbe garantito un risparmio del 30 per cento sulle bollette. Per la Procura, l'azienda non sarebbe mai esistita e il denaro sarebbe arrivato direttamente alla mente dell'imbroglio, Nicolò Regina, e a tre sue parenti

Nicolò Regina, la presunta mente della banca che avrebbe ordito la maxitruffa

Avrebbero raccontato ai clienti dell'Enel che cambiando gestore e passando ad una fantomatica società tedesca per la fornitura di energia elettrica avrebbero potuto risparmiare il trenta per cento sulle bollette. Peccato che quell'azienda straniera, secondo la Procura, in realtà non sarebbe mai esistita e che i soldi - circa due milioni - versati da 150 vittime, soprattutto imprenditori, sarebbero finiti direttamente nelle tasche di una banda di truffatori, imparentati tra loro. Adesso la quarta sezione della Corte d'Appello ha confermato le condanne emesse nel 2017 dal gup Vittorio Alcamo con il rito abbreviato per quattro persone.

Nello specifico, sono stati inflitti quattro anni a Nicolò Regina e due anni e quattro mesi a testa alla moglie, Veronica Rosa, alla sorella, Carmela Regina ed alla madre, Anna Giammarinaro. I giudici hanno anche confermato il diritto al risarcimento in sede civile per Enel Servizio Elettrico ed Enel Energia, che si sono costituite parte civile nel processo con l'assistenza dell'avvocato Massimo Motisi.

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Regina (che nei giorni scorsi è stato arrestato a Mondello in esecuzione di una sentenza definitiva emessa dal tribunale di Milano per altri fatti), assieme alle sue parenti, era stato bloccato dalla guardia di finanza a maggio del 2015, in seguito ad un'indagine durata sei mesi. Gli accertamenti erano partiti sulla scorta della denuncia di un imprenditore e poi anche dell'Enel. E' così che erano saltate fuori almeno altre 150 persone, soprattutto titolari di bar, ristoranti e centri sportivi piuttosto noti in città, che - convinte di essere passate alla società tedesca pubblicizzata da Regina - in realtà gli avrebbero versato direttamente l'ammontare delle bollette fasulle. L'impianto accusatorio, che già aveva passato il vaglio del gup, è stato ora integralmente confermato anche dalla Corte d'Appello.

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