Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

Fatture false per avere i bonus edilizi, 6 persone indagate: "Stavano investendo in oro e criptovalute"

La guardia di finanza ha scoperto il meccanismo tramite cui due società, una delle quali aperte durante la pandemia, avrebbero ottenuto crediti d'imposta per lavori mai eseguiti e poi ceduti in grossa parte a Poste italiane. Maxi sequestro da 8 milioni

Non avrebbero avuto strutture né mezzi adeguati per eseguire interventi edilizi ma ciononostante avrebbero emesse fatture false per lavori mai eseguiti ottenendo, tramite due società di capitali, crediti legati a bonus edilizi. Sono sei le persone indagate dalla guardia di finanza che, su disposizione del gip, ha eseguito un sequestro per un valore complessivo di circa 8 milioni di euro, parte dei quali investiti in oro e in criptovalute. Si tratta di cinque privati e dell'amministratore unico nonché legale rappresentante delle società Vmh consulting srls e Ausonia srls. Durante le perquisizioni sequestrato un lingotto d'oro del peso di oltre 300 grammi.

Secondo quanto ricostruito dagli specialisti del Nucleo di polizia economico-finanziaria l’inchiesta ruota attorno alle due palermitane che operano nel settore dell’edilizia, una delle quali costituita durante la pandemia, che avrebbero emesso fatture false “al fine di maturare crediti connessi al bonus facciate per cui è prevista la detrazione delle spese fino al 90%, all’ecobonus con detrazioni fino al 65% e al bonus recupero patrimonio edilizio per cui è prevista la detrazione fino al 50%". Buona parte di questi crediti sarebbero stati ceduti a Poste italiane per un totale di quasi 2 milioni.

Il meccanismo, ricostituito attraverso l’approfondimento di operazioni sospette e dei flussi finanziari, avrebbe consentito ai destinatari delle false fatture di conseguire crediti d’imposta per oltre 6 milioni di euro. Crediti che, come previsto dalla legge, erano stati poi ceduti attraverso l’opzione dello sconto in fattura alle due società che in parte, spiegano i finanzieri, li hanno monetizzati cedendoli a intermediari finanziari o ad altre persone giuridiche. Al rappresentante legale e amministratore unico viene contestata un'evasione fiscale, per la mancata dichiarazione dell'Iva per l'esercizio 2021, da oltre 700 mila euro.

Una quota di questi profitti, pari a circa 1 milione di euro, sarebbe stata poi impiegata dal principale indagato per fare investimenti in oro e criptovalute attraverso varie piattaforme online. Lui e gli altri cinque risultano indagati per emissione di fatture false, omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e autoriciclaggio. Condividendo i primi risultati delle indagini della guardia di finanza, la Procura ha emesso un decreto di sequestro preventivo d’urgenza che ha permesso di sottoporre a vincolo cautelare i crediti d’imposta ancora presenti nei cassetti fiscali delle società coinvolte, 25 conti correnti, 10 immobili, due auto e varie quote societarie.

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