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Venerdì, 1 Marzo 2024
Cronaca

"Truffa alle assicurazioni con finti furti d'auto": a processo un carabiniere, un poliziotto ed altri 35

Il dibattimento inizierà a marzo ed è nato dall'inchiesta "Dirty Cars" di febbraio dell'anno scorso. Per la Procura, simulando la sottrazione di macchine (anche di una Ferrari Testarossa e di una Porsche Cayenne), gli imputati avrebbero incassato i risarcimenti dalle compagnie. Un business da centinaia di migliaia di euro

Un presunta truffa alle assicurazioni da centinaia di migliaia di euro, basata su "una febbrile e quotidiana attività", come l'aveva definita il gip Guglielmo Nicastro, di finti furti d'auto (comprese una Ferrari Testarossa e una Porsche Cayenne) per incassare poi i risarcimenti non dovuti e che oscillavano tra gli 8 mila e 50 mila euro. Adesso il giudice per l'udienza preliminare ha deciso di rinviare a giudizio 37 persone, tra cui anche un carabiniere, l'appuntato scelto Giuseppe Lo Casto, ed un poliziotto, in passato in servizio all'Ufficio prevenzione generale della questura, Fabrizio La Mantia.

La Ferrari ritrovata da un morto, il carabiniere e i trucchi della banda

Il processo inizierà il 7 marzo davanti alla quarta sezione del tribunale e, oltre ai due rappresentanti delle forze dell'ordine, sul banco degli imputati ci saranno: Gaetano Pitarresi, soprannominato "Samuele", Ivan De Luca, Matteo Cavallaro, Giovanna Cascino, Antonino Sardina, Calogero Caruso, Giuseppe Cangemi, Salvatore Marchione, Salavatore e Benedetto Piazzese, Pietro Trapani, Simone Sanfilippo, Giuseppe Amico, Massimo Badagliocco, Vincenzo Castronovo, Marzia Dallari, Pietro Di Marco, Calogero Frisco, Michela e Maria Federica La Bua, Maria Carmela Megna, Rosalia Napoli, Salvatore Patinella, Concetta Presti, Alberto Prisco, Andrea e Salvatore Puntaloro, Vito Riccobono, Daniela Romeo, Veronica Scafidi, Giovanni Stemma, Fedele Valenti, Luca Ferrara, Laura Disca e Cristian Salerno.

L'inchiesta nata da una pagina Facebook

L'inchiesta "Dirty Cars" dei carabinieri, coordinata dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dai sostituti Daniele Sansone e Giulia Beux, aveva portato a tre arresti il 15 febbraio dell'anno scorso. Il presunto imbroglio era stato scoperto grazie ad una pagina Facebook ("Giulia Gaetano-Il cornuto di Palermo"), dietro alla quale, secondo la Procura, si sarebbe celata un'attività di riciclaggio di auto rubate, trasportate da Napoli a Palermo. Proprio sul social network il carabiniere avrebbe intrattenuto diverse conversazioni con il presunto capo della banda di truffatori, Gaetano Cangemi. Il militare, per l'accusa, avrebbe aiutato il gruppo a stilare falsi verbali9 di furto delle auto e ad inserirli nella banca dati delle forze dell'ordine.
 

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