Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

La Ferrari ritrovata da un morto, il carabiniere e i trucchi della banda delle auto rubate

Tra i retroscena dell'inchiesta "Dirty Cars" messa a segno dai carabinieri emerge che per gli indagati truffare le assicurazioni era "un lavoro" e che nelle intercettazioni i mezzi venivano chiamati "cavalli". Le macchine poi sparivano e ricomparivano quasi sempre nella stessa zona, quella di via Oreto

Le chiamavano "cavalli" le auto di cui avrebbero simulato i furti per poter incassare gli indennizzi dalle compagnie assicurative. Macchine che stranamente sparivano quasi tutte nella stessa zona della città (via Oreto e dintorni) e che altrettanto stranamente venivano ritrovate - non prima di aver ottenuto il risarcimento - sempre dalle stesse parti. E poi c'è la storia della Ferrari Testarossa, intestata ad una donna nata nel 1932, ma che alla data del presunto ritrovamento della sua auto precedentemente rubata era morta da ben tre anni: cosa che non le avrebbe impedito, grazie - secondo l'accusa - ai trucchi di un carabiniere di andare in caserma e presentare regolarmente la denuncia. Sono alcuni dei retroscena dell'inchiesta "Dirty Cars" in cui sono coinvolte 16 persone, messa a segno ieri dai carabinieri della compagnia di Misilmeri, coordinati dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni.

"Ho uscito il cavallo, la stalla è diventata piccola..."

Nell'ordinanza del gip Guglielmo Nicastro vengono ricostruiti numerosi finti furti di macchine e i vari passaggi coi quali gli indagati sarebbero riusciti ad ottenere decine di migliaia di euro e poi anche a rivendere i mezzi, lucrandoci una seconda volta. "Ho uscito il cavallo perché lo dovevo uscire per forza... La stalla è diventata piccola e il cavallo è diventato grosso", così diceva in un'intercettazione uno degli arrestati, Antonino Cangemi, riferendosi a uno dei mezzi fatti sparire e nascosto in un garage in attesa del ritrovamento.

"Per me questo è un lavoro"

Da un'altra conversazione veniva fuori come le truffe sarebbero state considerate come un "lavoro", in particolare da Gaetano Cangemi, finito ai domiciliari anche lui: "Gli ho detto: 'La macchina poi quando è la devo tenere io, tu non la puoi tenere, perché per me questo è un lavoro'".

Il carabiniere, la Ferrari e la denuncia della morta

L'appuntato scelto della stazione Palermo Scalo dei carabinieri, Giuseppe Lo Casto, secondo l'accusa, avrebbe avuto un ruolo importante per confezionare le false denunce di furto e inserire le informazioni in banca dati, in modo da favorire poi la reimmatricolazione e la vendita dei mezzi. Emblematico è l'esempio che riguarda la Ferrari Testarossa. Il 4 gennaio del 2017 la proprietaria dell'auto (deceduta però nel 2014) si sarebbe presentata in caserma per segnalare di aver ritrovato la sua preziosa macchina, rubata il 26 luglio del 2003 in un garage di via Liguria. Passaggio fondamentale per permettere alla banda, secondo i pm, di lucrare sul mezzo.

La Range Rover rubata, ritrovata e venduta a 42.500 euro

Una tecnica simile è stata utilizzata con una Range Rover. Il 20 febbraio del 2017 sarebbe stata stilata un'altra falsa denuncia di ritrovamento, sempre da Lo Casto. In particolare un uomo segnalava di aver ritrovato la macchina che gli era stata rubata il 15 novembre 2016 in via Macello. L'auto in realtà sarebbe stata rubata ad un'altra persona il giorno prima di quello indicato nella denuncia. Tutto sarebbe stato inserito poi dal militare nella banca dati. Il veicolo sarebbe stato successivamente intestato a Gaetano Pitarresi, reimmatricolato e rinvenduto a una concessionaria che l'avrebbe pagato 42.500 euro, senza sapere nulla del furto.

La 500 sparita due volte in meno di un anno

Meccanismo simile quello usato per una Fiat 500: agli atti dell'inchiesta risulta una falsa denuncia del 10 marzo 2017 con cui il titolare di una ditta di noleggio sosteneva di aver ritrovato la macchina che gli era stata rubata il 17 maggio 2016 in largo Medaglie d'Oro. Anche in questo caso il carabiniere avrebbe aiutato Gaetano Cangemi nell'operazione. Il mezzo era stato poi intestato ad un'altra persona e poi al titolare di una concessionaria. L'auto però era stata nuovamente rubata, come denunciato poi da Cangemi e da Matteo Cavallaro il 21 aprile del 2017 in via Stazzone. Un finto furto, sostiene l'accusa, che avrebbe consentito di ottenere un risarcimento di 17.100 euro dall'assicurazione.

La lunga lista dei mezzi mai rubati ma risarciti

La banda sarebbe poi riuscita ad intascare 18.180 euro per il finto furto di una Mercedes classe A e 14.850 euro per un'altra auto dello stesso modello. Sempre una Mercedes classe A, il cui furto risalirebbe al 14 dicembre 2017, aveva permesso di ottenere un risarcimento di 32.100 euro. I soldi erano stati erogati il 29 gennaio successivo e l'auto era stata ceduta a terzi già il giorno dopo. Una Range Rover Evoque, che sarebbe stata rubata nella zona di via Oreto il 7 novembre 2017 per poi ricomparire il 30 gennaio successivo, avrebbe fruttato 19.100 euro. Un'altra auto dello stesso modello, che sarebbe stata rubata l'8 febbraio 2018, avrebbe permesso di ottenere 24.480 euro di indennizzo.

Per una Bmw X4, di cui era stato denunciato il furto il 21 ottobre 2017, la banda avrebbe incassato 36.180 euro, prima di rivenderla. Con una Jeep Renegade, che sarebbe stata rubata il 27 settembre 2018, sarebbero stati ricavati 14.131 euro di risarcimento. Un'altra Mercedes avrebbe consentito un incasso di 36 mila euro, una Smart sparita da corso Tukory il 18 ottobre 2018 avrebbe fruttato 8.730 euro, una Fiat Abbarth, rubata per ben due volte, avrebbe permesso di avere un indennizzo di 5.500 euro e una Mercedes classe B aveva fruttato 17 mila euro di risarcimento. E questi sono solo alcuni esempi tratti dai ben 165 capi d'imputazione contestati dalla Procura.
 

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