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Cronaca

"Ha truffato decine di persone vendendo auto che non erano sue": condannato

All'imputato sono stati inflitti 8 anni e 7 mesi con il rito abbreviato. Dovrà anche risarcire una settantina di vittime che si sono costituite parte civile. Secondo la Procura noleggiava le macchine, le reimmatricolava e le faceva acquistare ad ignari clienti. Un imbroglio da 800 mila euro

Avrebbe truffato decine di persone vendendo loro delle auto che in realtà non era sue e ovviamente all'insaputa dei veri proprietari. E' per questo che oggi il gup Annalisa Tesoriere ha deciso di condannare a 8 anni e 7 mesi Alessio Spiaggia, 28 anni, che ha scelto di essere processato con il rito abbreviato per il presunto imbroglio da oltre 800 mila euro.

L'imputato dovrà anche risarcire una settantina di persone che si sono costituite parte civile con l'assistenza, tra gli altri, degli avvocati Matteo La Barbera e Maurilio Panci. Mediamente dovrà versare 1.900 euro ad ogni vittima. Disposta anche la restituzione di alcuni veicoli ai loro reali proprietari. 

Il giudice ha dunque accolto le richieste del procuratore aggiunto Sergio Demontis e dei sostituti Giacomo Brandini e Giorgia Spiri che avevano coordinato l'inchiesta della guardia di finanza di Bagheria e che avevano invocato una condanna a 8 anni e 4 mesi di carcere. Secondo la ricostruzione dell'accusa, i clienti di Spiaggia sarebbero stati convinti di fare l'affare della loro vita, acquistando finalmente la macchina dei loro sogni - tra cui anche una Maserati Levante e diverse Audi di grossa cilindrata - ma alla fine si sarebbero ritrovate con nulla in mano e il portafoglio alleggerito anche di diverse decine di migliaia di euro.

L'imputato era stato arrestato il 4 novembre dell'anno scorso. Avrebbe poi violato i domiciliari per truffare banche e società finanziarie e così lo scorso febbraio era finito in carcere.  Per la Procura Spiaggia avrebbe usato sempre la stessa modalità per mettere a segno l'imbroglio: avrebbe noleggiato auto nei principali aeroporti dell'Isola, ma anche a Roma, Napoli e Torino, e attraverso una serie di falsi atti di vendita le avrebbe poi reimmatricolate a suo nome o a nome di due società di mediazione intestate a lui, infine le avrebbe rinvendute a concessionarie e privati, senza però averne alcun titolo. Un impianto accusatorio che il giudice ha ritenuto provato e da qui la condanna.

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