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Cronaca

Finti incidenti per incassare i risarcimenti: condannata banda di truffatori

La pena più alta, cinque anni, a Salvatore Candura (ex collaboratore di giustizia). Una donna sarebbe arrivata a farsi sfregiare il volto con dei cocci di bottiglia per simulare gravi ferite

Arrivavano in ospedale con braccia e gambe rotte oppure con il volto sfregiato, ma gli incidenti stradali nei quali sostenevano di essere stati coinvolti sarebbero stati finti, provocati ad arte per poter incassare risarcimenti dalle compagnie assicurative. E finte – questo sostiene la Procura – sarebbero state anche quelle ferite, rimediate non in impatti violentissimi tra auto, ma provocate con gesti di autolesionismo. Una truffa dalla quale una presunta banda sarebbe riuscita a ricavare anche 20-30 mila euro a sinistro. Il gup Fabrizio Anfuso, al termine del processo che si è svolto con il rito abbreviato, ha ora condannato quattro presunti appartenenti all’organizzazione criminale.

Si tratta di Salvatore Candura, l’ex collaboratore di giusitizia che, assieme a Vincenzo Scarantino, ha reso false dichiarazioni sulla strage di via D’Amelio, e che sarebbe stato la mente della banda, di Pietro Carollo, Maurizio Furitano e Davide Scafidi. Ai primi tre il giudice ha inflitto una pena di cinque anni di reclusione ciascuno, mentre per Scafidi la condanna è più lieve: due anni. L’imputato è stato infatti assolto dall’accusa più grave, cioè quella di aver fatto parte della presunta associazione a delinquere.

"E' IL GINOCCHIO CHE DEVONO ROMPERE" - LE INTERCETTAZIONI/VIDEO

Contestualmente il gup ha anche deciso di riconoscere delle provvisionali, a titolo di risarcimento del danno, a due compagnie assicurative che, con l’assistenza dell’avvocato Massimo Motisi, si sono costituite parte civile: gli imputati dovranno versare 14.900 alla “Groupama” e 41.850 euro alla “Unipolsai”.

Le indagini erano partite proprio da una denuncia di Candura che aveva riferito di aver subito minacce in relazione alla sua collaborazione con i magistrati. Dalle intercettazioni, però, la Dda aveva invece scoperto che avrebbe organizzato, anche con alcuni complici napoletani, una serie di finti incidenti al fine di truffare le assicurazioni. A marzo scorso vennero così eseguiti dieci arresti.

Gli altri indagati hanno scelto di essere processati con l’ordinario e tra loro c’è anche Anna Campagna: avrebbe partecipato a diversi finti sinistri e, incinta di due mesi, sarebbe arrivata a farsi sfregiare il volto con dei cocci di bottiglia per simulare gravi ferite. Da una conversazione intercettata, infine, era emerso che la banda avrebbe voluto coinvolgere nei finti incidenti anche la figlia della donna, di appena 13 anni, sempre con lo scopo di ottenere risarcimenti più sostanziosi dalle compagnie assicurative.
 

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