Morti che resuscitavano e falle nei controlli, quasi 50 indagati per la truffa alle assicurazioni

Spuntano altri nomi oltre a quelli dei 6 fermati con il blitz "Lazzaro". I falsi defunti reclutati tra amici, parenti e dipendenti della banda e medici pescati su internet a loro insaputa per i certificati. C'era chi intascava 150 euro solo per ritirare in contante le liquidazioni delle polizze

Uno dei fermati davanti alla squadra mobile

Mai come in questi giorni sta emergendo dalle inchieste della Procura come la morte costituisca certamente il dolore di alcuni, ma anche la ricchezza di altri. Perché a Palermo da una parte c'è chi specula sulle decine di salme - di defunti veri - in attesa di sepoltura da mesi al cimitero dei Rotoli, ma dall'altra c'è anche chi fa soldi a palate con i morti finti che - miracoloso prodigio - riescono non solo a resuscitare, ma addirittura a morire più volte. Dall'operazione "Lazzaro" che stamattina ha portato a sei fermi - ma gli indagati sono quasi cinquanta - emerge una truffa che ricorda quella degli spaccaossa, ma che è molto più raffinata: non c'è bisogno di sporcarsi le mani rompendo braccia e gambe a orde di disperati, infatti, perché basta falsificare le carte, far morire chi invece è ancora vivo, e soprattutto si incassano somme ben maggiori. Allo stato non risultano coinvolti funzionari pubblici, ma si sta indagando per scoprire eventuali complicità negli uffici.

Quasi cinquanta gli indagati e si cercano altri complici

Dall'inchiesta della squadra mobile, coordinata dai procuratori aggiunti Sergio Demontis ed Ennio Petrigni, nonché dei sostituti Daniele Sansone, Alfredo Gagliardi e Eugenio Faletra, viene fuori con chiarezza il sistema adottato, almeno da novembre del 2017, dalla presunta banda che è stata sgominata questa mattina e composta da Danilo Di Mattei, 29 anni, Calogero Santi Frenna, nato ad Agrigento, 54 anni, detto "il ragioniere" anche perché fa il mediatore finanziario in una filiale della Unipolsai del centro città, Salvatore Lomabardo, 39 anni, Giovanni Lopes, 61 anni, Giuseppe Martorana, 65 anni, Agostino Patti, 39 anni, Salvatore Patti, 42 anni, Ferdinando Puccio, 38 anni, Salvatore Rini, 34 anni e Giuseppe Tantillo, nato a Torino, 53 anni.

"L'imbroglio favorito da una falla nei controlli"

Le compagnie truffate con le polizze vitae sono numerose Poste, Unipolsai, Eurovita, Allianz, Zurich, Generali e Genertel e l'imbroglio, secondo gli investigatori, sarebbe stato favorito da "una falla nei sistemi di controllo". Scrivono infatti i pm: "Il meccanismo ideato riusciva a proliferae grazie allo sfruttamento di una evidente 'falla' del sistema di controlli messo in atto dalle compagnie assicurative: infatti, lo scrutinio espletato dalla compagnia sulla documentazione inoltrata dal beneficiario - totalmente fasulla e artefatta - è meramente cartolare e prescinde da riscontri incrociati presso terzi, in particolare presso gli uffici Anagrafe e Servizi demografici degli enti locali, dove invece i finti morti risultavano regolarmente registrati tra la popolazione residente e in vita". Sarebbe bastato controllare con uno di questi uffici, infatti, per scoprire che i morti erano invece vivi e vegeti.

I finti morti reclutati tra amici, parenti e dipendenti

I finti morti sarebbero stati reclutati soprattutto tra parenti, amici e dipendenti dei componenti della banda. Emblematico il caso di due sorelle che avrebbero portato a termine ben cinque truffe per un totale di 750 mila euro. Persone indigenti o comunque con un tenore di vita modesto, "invisibili", le definiscono gli inquirenti, a cui spettava una minima parte dei guadagni ovviamente.

Carte e timbri falsi, medici pescati a caso da internet

Per falsificare i documenti, usando timbri e carta intestata ai vari uffici, la banda sarebbe ricorsa anche ad internet: in rete, infatti, sarebbero stati pescati i nomi dei medici curanti dei finti morti, che avrebbero avuto però quasi tutti e stranamente la stessa grafia. Sarebbero stati poi aperti conti correnti e carte prepagate su cui far confluire le liquidazioni e poi sarebbero stati incaricati altri complici che - per 150 euro ad operazione - avrebbero semplicemente ritirato il denaro contante. Milioni di euro, confluiti poi in immobili e attività commerciali che stamattina sono stati sequestrati.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus, nuova ordinanza: Sicilia diventa zona gialla

  • Sicilia in zona gialla: cosa si può fare e cosa no dal 29 novembre

  • Coronavirus, divieto di spostamenti tra regioni valido anche per quelle in area gialla

  • L'esito dell'autopsia sul corpo della piccola Marta: "E' stata stroncata da un malore"

  • Covid, Musumeci firma nuova ordinanza: bar e ristoranti aperti dalle 5 alle 18, ok ai negozi nei festivi

  • Annientata la Cupola di Cosa nostra: arrivano 46 condanne, inflitti oltre 4 secoli di carcere

Torna su
PalermoToday è in caricamento