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La truffa e i trucchi per simulare i decessi: "Togliti Facebook, tu la settimana prossima kaput!"

Prima di sparire per finta per incassare le polizze, bisognava scomparire dai social. Dall'operazione "Lazzaro" emerge anche che la banda in alcuni casi avrebbe sbagliato i conti, facendo morire i complici prima del previsto o per una causa non coperta dall'assicurazione

Il primo passaggio fondamentale prima di morire per finta sarebbe stato quello di eliminare il proprio profilo Facebook. Così mentre la banda predisponeva la pratica per incassare la polizza sulla vita, intanto si iniziava a sparire almeno virtualmente. "Facebook via! La prossima settimana kaput!", avrebbe infatti preannunciato Giuseppe Tantillo a Salvatore Rini, uno dei finti deceduti, a giugno scorso. E dalle intercettazioni dell'operazione "Lazzaro", che stamattina ha portato a sei fermi e alla scoperta di una truffa milionaria, emerge anche che in qualche caso gli indagati avrebbero sbagliato i conti, facendo morire prima del previsto l'intestatario di una polizza oppure ne avrebbero decretato il decesso per un motivo non coperto dall'assicurazione.

"Comincia con Facebook, la settimana prossima kaput!"

Rini il 9 giugno raccontava ad Agostino Patti degli ordini ricevuti da Tantillo: "Oggi è venuto Giuseppe a prendere la prima cosa, già mi ha detto: 'Facebook via!'... Mi ha detto che oggi si è portato tutte cose, fa: 'Già puoi cominciare, fa: 'Comincia con Facebook che già stiamo cominciando a prepararla...', quindi se tutto va bene... la prossima settimana kaput, per fine mese i primi di luglio".

"Lui non soffriva di nulla, è stato un fulmine a ciel sereno..."

Da un'altra conversazione captata dalla squadra mobile - coordinata dai procuratori aggiunti Sergio Demontis ed Ennio Petrigni, assieme ai sostituti Daniele Sansone, Alfredo Gagliardi e Eugenio Faletra - viene fuori poi la capacità di fingere degli indagati, di raccontare di un decesso mai avvenuto e persino di commuoversi, mentre con insistenza chiedono delucidazioni sui pagamenti delle liquidazioni alle compagnie assicurative. Il 23 giugno era Di Mattei a riferire del finto decesso del cognato a un'impiegata: "Mio cognato è venuto a mancare il 3 giugno, io sono stato in un'agenzia con mia sorella... siccome mi creda, siamo stati travolti dalla burocrazia... E' successo a casa, una arresto cardiaco entro le 11, ha chiamato mia sorella, ha chiamato l'ambulanza, quando sono arrivato già addirittura c'era pure l'ambulanza aspettavano il medico legale, perché il decesso lo hanno costatato direttamente nell'appartamento... Lui non soffriva di nulla, infatti noi siamo tutta la famiglia sconvolti, perché è stato un fulmine a ciel sereno... Dopo quello che abbiamo passato con il Coronavirus, siamo stati tutti distanti e io... quando mi ha chiamato mia sorella credevo che scherzasse..." e poi arrivava al punto: "Io aspettavo una lista di documenti che l'agenza mi aveva detto di rivolgermi a lei per la lista...".

"Mio marito è venuto a mancare, me la pagate?"

Nel fermo sono decine le telefonate in cui parenti e amici di finti morti sollecitano i pagamenti delle polizze, negli ultimi mesi rimasti peraltro impantanati per via del blocco legato all'emergenza sanitaria: "Buongiono signorina mi scusi un'informazione - diceva una donna all'inizio di quest'estate a un'impiegata delle Poste - io ho inviato tutta la documentazione per la polizza che mio marito è venuto a mancare... per vedere, me la pagate... E' morto nel mese di maggio, aveva una polizza 'Affetti protetti' con voi, sono io la beneficiaria... Ho spedito tutto il 22 giugno con raccomandata...". La polizza prevedeva un pagamento di 200 mila euro in caso di morte ed era stata stipulata ad agosto dell'anno scorso. L'uomo sarebbe deceduto per aneurisma e la moglie aveva mandato alle Poste certificato di morte rilasciato dal Comune di Palermo, dichiarazione sostitutiva di notorietà che attestava che la donna fosse l'unica erede, la relazione del medico curante e la dichiarazione del buono stato di salute. Il marito della donna è però vivo e vegeto.

Gli errori della banda

Nell'elenco delle truffe organizzate dalla banda sgominata stamattina ci sono anche alcune pratiche non andate a buon fine per degli errori davvero grossolani, se rapportati alla perfezione con la quale venivano creati invece documenti falsi. In un caso, per esempio, il gruppo avrebbe avuto troppa fretta e la polizza stipulata da una donna a favore di un'altra da 176.255 euro era andata in fumo: la richiesta di liquidazione era infatti avvenuta prima del periodo minimo di vigenza previsto dal contratto. In un altro caso, invece, la causa della finta morte non era coperta da quella particolare assicurazione sulla vita. Una donna non aveva così potuto incassare 200 mila euro perché era stata certificata la morte di una sua parente per arresto cardiocircolatorio, mentre la polizza copriva solo quella per decesso in caso di infortunio.

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