La truffa dei finti morti come un lavoro: "Io sono disposto a tutto per un pezzo di pane..."

Le intercettazioni dell'operazione "Lazzaro" che ieri hanno portato a 6 fermi rivelano anche i timori della banda: "Girano troppi soldi, dobbiamo rallentare". Emergono pure i trucchi per ritirare le cifre esorbitanti liquidate dalle assicurazioni: "Cambio sempre posta, in due giorni sono dieci carte..."

La polizia davanti alla squadra mobile dopo i fermi dell'operazione "Lazzaro"

"Io sono disposto a tutto per un pezzo di pane". "Io non lascio niente, tutto quello che si annagghia, noi dobbiamo travagghiare sempre! Dove c'è da acchiappare noi mangiamo, la vita è una!". Anche se nell'inchiesta "Lazzaro", che ieri ha portato a sei fermi, in realtà c'erano persone che di vite ne avevano anche due o tre, dalle intercettazioni emerge come gli indagati considerassero le truffe alle compagnie assicurative con le polizze sulla vita un lavoro a tutti gli effetti. E anche come si ritrovassero a gestire somme veramente enormi, considerato che per ogni pratica con un finto morto mediamente mettevano le mani su 200 mila euro. Infatti, c'erano momenti in cui, per non destare sospetti, bisognava "rallentare".

"Noi dobbiamo travagghiare sempre!"

Come emerge dall'inchiesta della squadra mobile, coordinata dai procuratori aggiunti Sergio Demontis ed Ennio Petrigni, assieme ai sostituti Daniele Sansone, Alfredo Gagliardi e Eugenio Faletra, il 31 maggio scorso Giuseppe Tantillo e Danilo Di Mattei discutevano proprio della loro attività e il primo ammetteva senza problemi: "Io sono disposto a tutto per un pezzo di pane", gli faceva eco l'altro: "Ma lui minchia non lo ha capito che è appunto, è una cosa che per ora questo lavoro va... Dico è normale che sono state queste opportunità e che noi le stiamo sfruttando, può essere che domani questo lavoto finisce e noialtri restiamo senza travagghio.... Io non lascio niente! Tutto quello che si annagghia, noi dobbiamo travagghiare sempre! Dove c'è da acchiappare noi mangiamo, la vita è una!".

"In due giorni già dieci carte"

Da altre conversazioni vengono fuori i giri massacranti di Salvatore Rini ed Agostino Patti che, una volta incassate le liquidazioni, avrebbero avuto il compito di ritirare in decine di bancomat le somme in contanti per poi consegnarle ai presunti capi della banda. Il 9 maggio Rini chiedeva a Patti: "Ma alla fine cosa hai prelevato" e lui rispondeva "Quattro e cinque in totale, due poste... Ancora avanzano tre e otto... In due giorni ci sono già dieci carte...". E poi: "Mi sono già ammuccato due poste oggi, minchia alla posta di viale Michelangelo non ci si può avvicinare... L'altra in via Unità d'Italia ho fatto subito, ma io mica possa andare sempre nelle stesse poste... Io devo cambiare, ora infatti prossima settimana due poste devo girarmi e faccio Uditore e piazza Camporeale e martedì la prenotazione con i soldi che mettono gli altri... Via Arimondi e ne giro un'altra... Un'altra piccola e magari la carta... secondo me, i 5 mila euro te li danno...".

"Dobbiamo rallentare un po', troppi soldi gli giriamo..."

Il denaro che la banda avrebbe maneggiato sarebbe stato tantissimo e naturalmente la preoccupazione era che qualcuno potesse prima o poi accorgersi dell'imbroglio. Per questo Di Mattei avrebbe dato un ordine chiaro a Rini. Era lui stesso a riferirlo in un'intercettazione: "Danilo mi ha detto di rallentare un po' - diceva infatti Rini - perché se no andiamo a finire tutti là, perché con la Postepay evolution, magari possiamo rischiare che fanno controlli, cose, perché troppi soldi gli giriamo...".

L'elenco delle truffe

L'elenco delle truffe che sarebbero state organizzate dal gruppo è corposo. In alcuni casi l'imbroglio non è andato a buon fine, anche per gli errori commessi dagli indagati, in altri perché gli investigatori sono intervenuti prima che le pratiche venissero chiuse. A novembre del 2017 un uomo ha stipulato una polizza a favore della moglie con le Poste e col suo finto decesso la signora è riuscita ad intascare 169.630,17 euro. La stessa donna e sempre con Poste avrebbe poi stipulato un'altra assicurazione sulla vita con beneficiaria una sua parente. Dopo il finto decesso della donna, l'altra ha incassato 200 mila euro. Stesso trucco per una pratica che ha fruttato 200 mila euro a settembre del 2018. Un'altra signora aveva poi fatto un'assicurazione sulla vita con Unicredit e la beneficiaria aveva messo le mani su 150 mila euro a febbraio scorso. La stessa donna era poi beneficiaria di un'altra polizza e a novembre dell'anno scorso aveva intascato 200 mila euro. Sempre lei - morta per finta due volte, quindi - e sempre a favore della stessa persona, con la polizza di Italiana Assicurazioni si era assicurata 300 mila euro a maggio. Una moglie aveva stipulato poi una polizza a favore di un suo parente e, fingendosi morta, aveva permesso di ottenere una liquidazione di 200 mila a maggio dell'anno scorso. Idem in un altro caso avvenuto a dicembre.

L'imbroglio da 800 mila euro

Ci sono poi i casi in cui beneficiari e finti morti erano gli stessi membri del gruppo: grazie a un uomo morto solo sulla carta, Di Mattei aveva preso 250 mila euro a gennaio con una polizza Axa Assicurazioni. Più polizze con Poste, Generali e Genertel sono state poi sottoscritte da Rini a favore di Giuseppe Martorana con premi per complessivi 800 mila euro, non ancora incassati. Stesso trucco tra Agostino e Salvatore Patti, che - per l'intervento di Poste - non sono riusciti a prendere 200 mila euro, cosa che era invece avvenuta con Unipolsai ad aprile. Nella lista ci sono poi un'altra decina di casi, dove tornano gli stessi nomi di finti morti e di beneficiari e sempre per un importo di 200 mila euro.

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