Si faceva ridare metà dello stipendio: arrestato presidente di un ente di Formazione

Ai domiciliari è finito Luciano Tornambè, presidente di "Coop. Emmeciquadro". E' accusato di estorsione, truffa aggravata e falso ideologico. Aveva richiesto l'accesso alla cassa integrazione, ma teneva ugualmente i dipendenti al lavoro

I carabinieri del nucleo operativo del gruppo "Tutela del lavoro" hanno arrestato il presidente di un ente di formazione professionale. Ai domiciliari è finito Luciano Tornambè, già presidente dell’ente di formazione “Coop. Emmeciquadro” con sede in via Mario Rapisardi. L’attività d’indagine, ha avuto origine dalle denunce di numerosi lavoratori esasperati dalle prolungate e continuate vessazioni. L'uomo è ora accusato di estorsione, truffa aggravata e falso ideologico.

Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri "ogni mese e con più dipendenti, Tornambè forniva a questi la retribuzione indicativa variante da 1.500 euro a 2.200 euro per poi farsela restituire dietro minaccia di licenziamento o della cessazione dell’attività, con l’aggravante di avere agito con abuso di prestazione d’opera. Ai lavoratori veniva dunque tolto o tutto o parte della retribuzione, nel migliore dei casi gli restava il 50% della cifra documentata".

Inoltre - si legge  - "aveva avanzato alla Regione Siciliana per 4 dipendenti la richiesta di accesso alla cassa integrazione in deroga, attestando falsamente dell’intervenuta sospensione di detti lavoratori dal lavoro per accedere alle erogazioni pubbliche. Parallelamente inoltrava anche all’Inps delle attestazioni contenenti le false indicazioni sulla riduzione oraria dei lavoratori, mentre li teneva invece al lavoro. Così facendo da un lato otteneva dalla Regione Siciliana indebiti trattamenti di cassa integrazione guadagni, dall’altro l’Inps e i lavoratori subivano l’evasione delle somme che l’impresa avrebbe dovuto versare per le prestazioni invece fornite: il tutto con l’aggravante di avere agito in danno di enti pubblici (Regione e Inps).

Non contento aveva indotto in errore la Commissione Regionale per l’Impiego con false attestazioni documentali a concedere il trattamento di cassa integrazione ai lavoratori indicati e aveva infine indotto un dipendente, sempre sotto la minaccia del licenziamento ingiusto, ad apporre firme false attestanti la presenza di corsisti che in realtà non avevano partecipato ai corsi dichiarati.

Un episodio per tutti: nel gennaio del 2013, per sfuggire ad un controllo della direzione Territoriale del Lavoro di Palermo, che operava su richiesta del Dipartimento formazione professionale con la finalità  di accertare se i pagamenti relativi al personale in relazione all’attività formativa di cui al “Piano Formativo 2011” erano in regola, non ha esitato a corrispondere le retribuzioni agli stessi dipendenti mediante assegno per poi farsi restituire in contanti le somme, in modo tale da dimostrare alla pubblica amministrazione che lo stava sottoponendo a controllo, la sua regolarità al fine di ottenere la restante parte di finanziamento.

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Il gip ha inoltre applicato nei confronti della società, l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi e sussidi pubblici per un anno: il provvedimento è stato notificato all’amministrazione nelle mani del Dirigente Generale della Formazione. Attualmente i lavoratori denuncianti sono tutti al loro posto di lavoro.

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