menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
Foto Instagram

Foto Instagram

Faldoni, penne e sigari: gli uffici di Falcone e Borsellino diventano un museo

Il "bunkerino", così vengono chiamate le stanze in cui lavorarono i due giudici uccisi dalla mafia a partire dalla seconda metà del 1983, è stato restaurato e aperto al pubblico. Un centinaio le richieste già arrivate da tutta Italia

Cittadini, studenti e magistrati che si fanno avanti non solo dalla Sicilia, ma anche dal resto del Paese per visitare il museo Falcone e Borsellino, inaugurato martedì scorso nel palazzo di giustizia. Le richieste giunte ad appena sei giorni dall’inaugurazione sono circa un centinaio. Per gestire questo flusso – cosa che non è affatto semplice perché deve procedere compatibilmente con l’attività degli uffici giudiziari – in settimana sarà creato un apposito spazio sul sito della Corte d’Appello di Palermo (www.giustizia.palermo.it). “Le richieste – spiega il presidente della giunta distrettuale dell’Anm, Matteo Frasca – potranno essere inoltrate via mail”. In questo modo sarà possibile fissare degli appuntamenti per consentire le visite".

Il “bunkerino”, così viene chiamata l’area in cui si trovano gli uffici in cui lavorarono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a partire dalla seconda metà del 1983, è peraltro uno spazio piuttosto piccolo, dove non è possibile accedere in tanti. Di giorno in giorno ad aggiungere cimeli è Giovanni Paparcuri, l’autista di Rocco Chinnici scampato alla strage in cui il giudice venne trucidato e che Falcone e Borsellino vollero poi nella loro squadra, che ha fortemente voluto il museo. Nelle stanze sono stati sistemati arredi, oggetti e preziosi documenti originali. Ci sono la penna di Falcone, come il suo pacco di sigari, i vari posacenere utilizzati dai giudici che, oltre ad essere legati da una fortissima amicizia, erano anche due grandi fumatori.

Ci sono computer dell’epoca e, da ieri, anche una macchina per la microfilmatura. I primi strumenti tecnologici che furono messi a disposizione dello storico pool antimafia. E per farli funzionare l’esperto era proprio Paparcuri, che ieri ha anche aggiunto nel museo un libretto di istruzione con i comandi di un vecchio computer.Gli uffici per anni sono stati utilizzati con altri fini e svuotati dei loro arredi. Si è deciso di recuperarli per aprirli al pubblico e fornire una memoria viva dei due magistrati uccisi dalla mafia nel 1992 ai visitatori. Fondamentale il contributo di Paparcuri, ma anche l’impulso dato dal presidente della Corte d’Appello, Gioacchino Natoli, nonché dell’Anm.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

PalermoToday è in caricamento