Cronaca

Trattativa Stato-mafia, anche i magistrati di Md si dividono

Dopo la mancata firma di Francesco Messineo sull'atto di chiusura indagine, è polemica tra chi si schiera a favore di Conso e chi sostiene l'operato del pool di Ingroia

Il procuratore Francesco Messineo

La presunta trattativa tra Stato e mafia continua a tenere banco. Dopo la Procura di Palermo, adesso è la volta della corrente di Magistratura Democratica a dividersi. Dopo che il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, e il suo collega Paolo Guido non hanno firmato l’atto che ha chiuso l'inchiesta in segno di disaccordo, adesso la divergenza di vedute riguarda i magistrati di MD, in merito al coinvolgimento dell'ex guardasigilli Conso, risultato tra gli indagati dai pm di Palermo.  In un’intervista rilasciata all’Ansa, Nello Rossi, nome storico della corrente di magistrati, ha preso le difese dell’ex guardasigilli, il cui coinvolgimento “suscita in me sentimenti di incredulità e di profonda preoccupazione”, e affermando che “le caratteristiche dell'uomo, del resto testimoniate nel corso di una vita al servizio del diritto e della Repubblica, mi appaiono assolutamente inconciliabili tanto con la menzogna quanto con l'accettazione di compromessi dettati da una vera o presunta ragion di Stato”.


Alle parole di Rossi, hanno fatto seguito le critiche di altri esponenti più giovani della corrente, che si chiedono come possa dire che Conso sia innocente "senza prima conoscere gli atti". Giuseppe Cascini, in passato segretario dell'Anm e membro storico di MD, controbatte: “Ribadisco il mio sentimento di stima a Conso, che a 90 anni si trova inquisito”. Quanto alla obiezione sulla conoscenza dell'inchiesta, Cascini bacchetta le fughe di notizie che l'hanno accompagnata. “Chiunque legga il Fatto Quotidiano la conosce. E comunque, per il bene della magistratura, spero che nell'indagine ci sia qualcosa in più rispetto a quello che è venuto fuori”.

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