Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Trattativa fra Stato e mafia, il processo resterà a Palermo

Il gup Morosini ha respinto tutte le eccezioni di competenza. No anche a Mancino e Mannino che chiedevano di trasferire gli atti al Tribunale dei ministri: "All'epoca dei fatti non avevano incarichi ministeriali"

Nicola Mancino

Rimane a Palermo il procedimento per la trattativa Stato-mafia. Lo ha deciso il Gup Piergiorgio Morosini che ha rigettato stamattina tutte le eccezioni di incompetenza presentata dalla difesa. Le eccezioni erano state sollevate da 10 dei 12 imputati dell’udienza preliminare in corso davanti al Gup Morosini. Nella sua ordinanza, letta stamattina nell’aula della Corte d’assise del palazzo di giustizia di Palermo, il magistrato le ha rigettate in blocco.

In particolare, per quanto riguarda gli ex ministri democristiani Calogero Mannino e Nicola Mancino, il Gup ha stabilito la competenza del giudice ordinario di Palermo. I legali dei due imputati avevano invece proposto la competenza del foro di Roma, o del Tribunale dei ministri, della capitale o dello stesso capoluogo siciliano.

Ma il Gup ha ritenuto che nessuno dei due sia accusato di avere commesso il reato con riferimento alle funzioni ministeriali: Mannino e Mancino non erano membri del governo all’epoca dei fatti contestati. Peraltro, Mancino, ex ministro dell’Interno, risponde solo di falsa testimonianza, reato che secondo la Procura sarebbe stato commesso il 25 febbraio scorso a Palermo, quando l’esponente politico non rivestiva alcun incarico ministeriale ormai da molti anni.

Secondo il Gup, in generale, la “connessione teleologica” fra l’omicidio dell’eurodeputato della Dc e leader della corrente andreottiana a Palermo, Salvo Lima, primo atto della strategia di attacco allo Stato e reato più grave fra quelli contestati a vario titolo, e la successiva “violenza o minaccia” agli organi istituzionali, giustifica la permanenza dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia a Palermo.
 

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