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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Stato-Mafia, Ingroia amaro: “La politica ha prevalso sul diritto”

Così l'ex procuratore aggiunto di Palermo ha commentato la sentenza della Corte Costituzionale che ha accolto il ricorso del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano sul conflitto di attribuzione dei poteri

"Le ragioni della politica hanno prevalso su quelle del diritto. La sentenza della Corte costituzionale rappresenta un brusco arretramento rispetto al principio di uguaglianza e all'equilibrio fra i poteri dello Stato". E' il giudizio che esprime intervistato da Corriere della Sera, Repubblica, Messaggero e Fatto Quotidiano l'ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia in merito alla sentenza della Consulta sull'accoglimento del ricorso del Colle contro la procura di Palermo. Ingroia si dice "amareggiato" e sostiene che "la scelta del presidente della Repubblica di sollevare il conflitto di attribuzioni è stata dannosa per l'immagine delle istituzioni italiane nel suo complesso. Credo che abbia sbagliato a presentare il conflitto perchè ha messo con le spalle al muro la Consulta". Ingroia spiega, in varie interviste, che "quello che fa più rabbia è che la Corte non si è accontentata di dar ragione al Quirinale ma ha voluto dare anche una bacchettata alla procura di Palermo, immeritata almeno sulle procedure, vista la nostra prudenza" argomentando che è "stato il clima politico complessivo a determinare la sentenza".

"Sono convinto che se noi avessimo fatto quello che oggi sostiene la Corte, e cioè trasmettere le telefonate al giudice chiedendo la distruzione delle conversazioni senza contraddittorio con le parti, il giudice avrebbe ordinato il deposito e il contraddittorio con tutte le parti del procedimento, facendole inevitabilmente diventare pubbliche. Anche per questo - insiste Ingroia - noi non abbiamo preso quella strada, preoccupandoci di preservare al massimo la riservatezza delle conversazioni del presidente". "Questa sentenza è paradossale perchè suggerisce una prassi che ci obbliga di fatto a rendere pubbliche le intercettazioni, dopo averci esposto all'onta di un conflitto di attribuzione" conclude il magistrato, "oggi siamo cornuti e mazziati".

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