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L'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino

L'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino

Trattativa Stato-mafia, i pm: "Processate tutti i 12 imputati"

Chiesto il processo per Nicola Mancino, Calogero Mannino, Marcello Dell'Utri, il generale Mori e per 5 capimafia, altri due ufficiali dei carabinieri e per Massimo Ciancimino. Nei giorni scorsi disposto lo stralcio per Provenzano

La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio di tutti i 12 imputati nel procedimento per la trattativa Stato-mafia. La richiesta – secondo quanto riporta il sito dell’agenzia di stampa Agi - è stata formulata dal pm Nino Di Matteo, che ha così concluso davanti al gup Piergiorgio Morosini, nell'aula bunker dell'Ucciardone, la requisitoria cominciata ieri mattina.

Gli imputati sono 5 mafiosi: i capimafia corleonesi Leoluca Bagarella, il capolista, suo cognato Totò Riina, e Bernardo Provenzano, il pentito Giovanni Brusca e il palermitano Antonino Cinà. Tre politici: l'ex ministro democristiano del Mezzogiorno, Calogero Mannino, il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri e l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino, che risponde solo di falsa testimonianza. Tre ufficiali dei carabinieri: i generali Mario Mori e Antonio Subranni e l'ex colonnello Giuseppe De Donno. E infine Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, che risponde, oltre che della trattativa, di concorso in associazione mafiosa e calunnia aggravata.

Mancino questa mattina ha chiesto di essere giudicato col rito abbreviato, e il Gup si è riservato di pronunciarsi in merito. Nei giorni scorsi, era stato disposto lo stralcio della posizione di Bernardo Provenzano, giudicato dai periti incapace di presenziare alle udienze a cause delle sue condizioni psichiche.

I reati contestati per i presunti accordi fra Stato e mafia, risalenti al periodo delle stragi del '92-'93, sono quelli di attentato, con violenza o minaccia, a corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato, tutto aggravato dall'agevolazione di Cosa nostra. Il patto sarebbe stato suggellato, secondo l'accusa, da ex ministri, per mezzo di mafiosi e il tramite di Dell'Utri, per evitare nuovi attentati: in cambio sarebbe stato offerto un ammorbidimento del 41 bis, il regime di carcere duro previsto per i detenuti legati a Cosa nostra.

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