Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

"I magistrati non hanno immunità": critiche al pm Di Matteo, assolto Giuliano Ferrara

Depositate le motivazioni della sentenza con cui il tribunale di Milano ha assolto il giornalista dall'accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa. Aveva definito l’inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia una “spaventosa messa in scena”

Giuliano Ferrara

Definire l’inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia una “spaventosa messa in scena” non è reato. Lo ha stabilito il giudice monocratico del Tribunale di Milano, Maria Teresa Guadagnino, che ha assolto l'ex direttore del Foglio Giuliano Ferrara dall’accusa di diffamazione aggravata nei confronti di Nino Di Matteo. A denunciare il giornalista era stato proprio il pm palermitano Nino Di Matteo, uno dei magistrati più famosi d'Italia. Una sentenza che potrebbe segnare una svolta, dopo anni in cui diversi magistrati si sono visti riconoscere risarcimenti per decine di migliaia di euro a carico dei giornali che li avevano criticati.

Adesso sono state depositate le motivazioni della sentenza con cui il tribunale di Milano ha assolto Giuliano Ferrara dall'accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa. Di Matteo si era sentito ingiuriato da un articolo - scritto dallo stesso Ferrara - sulla inchiesta che è il cavallo di battaglia della Procura di Palermo: quello sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. Si tratta del processo che Di Matteo ha ereditato dal collega Antonino Ingroia. Nel mirino del magistrato l’articolo pubblicato sul quotidiano il 22 gennaio 2014 dal titolo “Riina, lo Stato come agente provocatore. Subito un’inchiesta”.

Scrive il giudice di Milano Maria Teresa Guadagnino nelle motivazioni della sentenza: "La libertà costituzionale di manifestazione del pensiero e di formulazione di critica nei confronti di chi esercita funzioni pubbliche comprende il diritto di critica giudiziaria ossia l’espressione di dissenso, anche aspro e veemente, nei confronti dell’operato di magistrati i quali, in quanto tali, non godono di alcuna immunità, nonché degli atti da costoro compiuti". Per il giudice è "lecito che un giornalista esprima la propria opinione in merito a un processo così rilevante, anche sotto il profilo politico, criticando metodi utilizzati e/o risultati ottenuti dai magistrati".

Il giornalismo "scomodo e polemico di Ferrara", conclude il giudice, non persegue "l’obiettivo di ledere l’onore e la reputazione" ma solo quello di "criticare e disapprovare alcuni fatti e comportamenti connessi al processo che ancora si sta svolgendo presso la Corte d’Assise di Palermo".

Secondo l’accusa, Ferrara, all’epoca direttore della testata, nel suo editoriale avrebbe qualificato, attraverso una serie di “circostanze non veritiere”, l’inchiesta di Di Matteo come “una spaventosa messa in scena” architettata, come si legge nel capo di imputazione, “per perseguire finalità politiche non meglio precisate” e in particolare “con l’intento di danneggiare l’immagine dell’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano”. L'ex direttore de “il Foglio” aveva scritto: “Qualche settore d’apparato dello Stato italiano è coinvolto in una spaventosa messa in scena il cui obiettivo è mostrificare il presidente della Repubblica, calunniare Berlusconi e monumentalizzare il pm di Matteo e il suo traballante processo”. Parole non diffamatorie secondo il giudice milanese che ha assolto Ferrara “perché il fatto non costituisce reato”. 

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