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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

Il "no" degli armatori alla Regione: cosa c'è dietro il flop dei bandi da 300 milioni sui trasporti marittimi?

Nella gara per i collegamenti con le isole minori, andata deserta, pesa il requisito delle navi di età non superiore ai 20 anni imposto dall'assessorato, contro il quale Caronte&Tourist ha fatto ricorso al Tar. Le incertezze sulla proroga dei servizi e il tentativo di trovare fuori dalla Sicilia nuovi players. Ma nessuno sembra interessato a rompere il duopolio...

Perché i servizi di collegamento con le isole minori messi a bando dalla Regione sono andati deserti? Perché nessun armatore ha presentato offerte, snobbando un affare da 60 milioni di euro all’anno (300 milioni nel quinquennio)? Perché nessuno sembra interessato ad entrare nel mercato siciliano e rompere quello che nei fatti è un duopolio? Cosa accadrà con la proroga già annunciata dall’assessore regionale ai Trasporti Marco Falcone?

Questi gli interrogativi che aleggiano dopo il flop delle procedure di affidamento in concessione, senza esclusiva, del trasporto marittimo fra la Sicilia e le isole minori in regime di servizio pubblico con compensazione finanziaria. Alcune risposte possono essere ricercate nel ricorso presentato lo scorso 27 settembre al Tar da Caronte&Tourist, che però ha rinunciato all’istanza cautelare, e andrà dritta all’udienza di merito fissata dai giudici amministrativi il 14 gennaio prossimo.

Il gruppo armatoriale delle famiglie Franza e Matacena, controllato anche dal fondo d’investimento Basalt Infrastructure Partners (che detiene il 30% delle quote), ha fondato il ricorso sul requisito delle navi di età non superiore ai 20 anni imposto dalla Regione per la partecipazione ai bandi. Una condizione giudicata "escludente" da Caronte&Tourist, anche se il dipartimento regionale dei Trasporti aveva previsto la possibilità del "ringiovanimento tecnico", ovvero interventi di miglioramento sulle navi più vecchie di vent'anni certificati da enti preposti, e in alternativa il ricorso al noleggio.

Com’è noto i traghetti impiegati nei collegamenti con le isole minori hanno un’età media superiore ai 40 anni: una flotta vecchia, spesso soggetta ad avarie, che continua a solcare i mari tra proteste, disagi e interventi della magistratura (come nel caso delle navi sequestrate perché non idonee al trasporto dei passeggeri a mobilità ridotta). Eppure, eccepisce Caronte&Tourist, in Italia l’età media delle navi ro-ro è di 37 anni e sale a 40 anni per i mezzi che effettuano il servizio di trasporto pubblico locale. Mentre negli altri Paesi europei e in quelli del bacino del Mediterraneo la flotta a disposizione ha un’età media di 24 anni e quelle sotto i venti non raggiungono il 36% del totale. Questi i dati che emergono da uno studio condotto da Caronte & Tourist e riportato nel ricorso al Tar.

Il gruppo armatoriale considera inoltre il ringiovanimento tecnico un "investimento significativo", di ammontare "quasi paragonabile all'acquisto di una nave". E, in questo caso, non sostenibile perché "la remunerazione prevista dai bandi non ne consentirebbe il recupero". "Ritenendo di dover escludere responsabilità politiche o problemi tecnico-giuridici creati dagli uffici - afferma Tiziano Minuti, responsabile del personale e della comunicazione di Caronte&Tourist - c'è da credere che il vizio sia stato quello di un difetto o una carenza d’istruttoria (sulla valutazione dei reali bisogni dei territori e sulle effettive necessità operative) se è vero come è vero che nessun altro armatore abbia ritenuto di poter o voler partecipare alla gara".

La Regione, con una nota firmata dal dirigente del servizio Dora Piazza (assieme al responsabile del procedimento, l’ingegnere Cedolia) e trasmessa all’Avvocatura distrettuale dello Stato (che difende l’assessorato davanti al Tar), il 4 ottobre ribatteva che il requisito dei 20 anni "non è escludente" e spiegava che "un mezzo navale di 30-40 anni o più con il ringiovanimento tecnico" avrebbe potuto "partecipare alla gara". Tra l’altro lo stesso requisito è stato già previsto "in altri bandi, assolutamente omologhi, adottati dal ministero dei Trasporti".

Così scriveva la Regione, sottolineando che "attraverso gli esiti positivi delle gare, esistono oggettivamente nel mercato mezzi rispondenti alle caratteristiche richieste". C’è dell’altro. Rispetto al bando del 2015 (finito tra l’altro nel mirino della magistratura), quello andato deserto ieri "ha recepito i nuovi atti dell'Autorità di regolazione dei trasporti, da cui derivano anche conseguenti significative nella disciplina dei contratti di servizio", soprattutto "al fine di tutelare i diritti dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici locali e di garantire la qualità, l'universalità e l'economicità delle prestazioni". Che possono essere assicurate, conclude la dirigente Piazza, "soltanto attraverso l'utilizzo di flotte quanto meno non eccessivamente vetuste".

Quello delle navi vecchie è un punto nodale. Vero è che il mercato italiano ed europeo offre poco; ma è pur vero che negli anni, pur avendo percepito sovvenzioni pubbliche ed essersi aggiudicata appalti regionali e statali, Caronte & Tourist non ha investito nella costruzione di nuove navi per le isole minori. E, come messo nero su bianco dalla Regione, non ha ritenuto di dover "effettuare significativi interventi di manutenzione straordinaria dei mezzi" nonostante abbia gestito "in regime di monopolio i trasporti marittimi da oltre un ventennio". L’unica imbarcazione recentemente uscita da un cantiere navale, la Elio, è stata destinata da Caronte&Tourist all’attraversamento dello Stretto di Messina.

Sul fronte dei trasporti veloci, i mezzi di Liberty Lines - l’altro player che negli ultimi anni ha "dominato" i mari siciliani - hanno un’età inferiore rispetto ai traghetti. Eppure anche la società che fa capo ai Morace ha disertato i bandi regionali. Da Trapani al momento nessun commento sull'esito delle procedure per i cosiddetti servizi integrativi (cioè le corse aggiuntive rispetto a quelle garantite dallo Stato) che sono andate deserte.

Il risultato comunque è una proroga ai due monopolisti dei trasporti marittimi: la seconda dopo quella concessa a fine 2020 a causa dell’emergenza Covid. Secondo indiscrezioni, però, Caronte&Tourist potrebbe anche non accettarla. La decisione dipenderà dalla durata e dalle caratteristiche dell’affidamento. Intanto, la società ha avviato le "le procedure di licenziamento collettivo del personale fino a oggi impiegato sulle tratte oggetto di gara". Per la precisione 159 dipendenti. Un ricatto? "No, un atto dovuto" risponde Tiziano Minuti, spiegando che "il bando della Regione prevede comunque una clausola sociale: chi subentra deve assorbire i marittimi impiegati dal concessionario uscente".

Comunque vada a finire, le procedure di licenziamento collettivo dei marittimi aggiungono nuove tensioni ad un clima di malumori che nei giorni precedenti alla chiusura del bando si è fatto sempre più intenso, con alcuni sindaci delle isole minori e un gruppo di associazioni che avevano chiesto alla Regione di revocare le scelte fatte sui nuovi servizi integrativi. Scelte che l'assessore Falcone dice di aver cristallizzato nei bandi dopo "i tanti incontri con i primi cittadini, alcuni dei quali evidentemente hanno cambiato idea".

Falcone parla di "occasione persa" perché il servizio sarebbe stato "potenziato in alta stagione (da considerarsi fino al 30 settembre) e razionalizzato in bassa (pur prevedendo un 20% in più di corse laddove necessario) e l'introduzione di una media stagione, facendo aumentare complessivamente il migliaggio". Conclude l'assessore: "Per la prima volta il servizio a bando è stato pensato per andare incontro alle esigenze delle isole minori e non in ragione di amicizie tra qualcuno". Ora però è tutto da rifare e la Regione, "attraverso nuove modalità" procederà "interpellando il mercato, non necessariamente siciliano". Il come è ancora tutto da capire; di certo però l'assessorato opererà da una posizione di debolezza rispetto agli armatori, che oggi non sembrano interessati ad entrare nel mercato siciliano dei trasporti marittimi pur essendoci a disposizione una "torta" da 300 milioni di euro per il prossimo quinquennio.

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