Ismett, oltre 2.200 trapianti in 20 anni: "Un fegato nuovo mi ha ridato la vita"

L'Istituto celebra i 20 anni dal primo intervento. Le testimonianze dei medici e dei pazienti: "Dal 1999 a oggi tanto è cambiato, ma sul fronte della donazione si può fare di più". Il ministro per la Salute, Giulia Grillo: "Lavoriamo per ridurre divario Nord-Sud"

Equipe dell'Ismett - foto pagine Fb Ismett

Oltre 2.200 trapianti eseguiti in 20 anni, di cui 245 trapianti pediatrici. Più di 1.200 i trapianti di fegato, di cui 138 da donatore vivente. Sono solo alcuni numeri che descrivono l'Ismett. Oggi, a Villa Zito, un incontro organizzato proprio in occasione del 20esimo anniversario del primo trapianto eseguito all'Istituto. Presenti l'amministratore delegato di Ismett Angelo Luca, il sindaco Leoluca Orlando, l'assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza, l'arcivescovo Corrado Lorefice. E ancora, Camillo Ricordi, presidente Ismett, Alessandro Padova, presidente Ri.Med., Bruno Gridelli, managing director Umpc Italy, Jeffrey Romoff, presidente Upmc, Lewis Eiserberg, ambasciatore Usa in Italia intervenuto con un videomessaggio. Il ministro per la Salute Giulia Grillo ha mandato un messaggio.

La nascita dell'Istituto ha posto un freno ai cosiddetti "viaggi della speranza" e garantito cure di alta specializzazione ai pazienti siciliani nella loro regione. Al 30 maggio i trapianti eseguiti all'Ismett dal luglio 1999 erano 2.197 "ma nel frattempo - dice Gridelli - hanno superato quota 2.200".L'8 per cento dei pazienti curati lo scorso anno in Ismett, viene da fuori regione o da altri Paesi. Ismett è, quindi, riuscito in questi 20 anni non solo a porre un freno ai viaggi della speranza ma anche a invertire la rotta.

Il primo trapianto

Era una calda giornata di luglio e il trapianto di fegato fu un evento che cambiò il volto della sanità siciliana, dando una nuova speranza ai 
pazienti affetti da insufficienze terminali d'organo. In Sicilia e in tutto il Sud Italia - fino alla nascita dell'Ismett - non esisteva, infatti, nemmeno un istituto attivo nel settore del trapianto di fegato, fatto che imponeva a medici e pazienti una scelta tra la morte certa o il tentativo di un viaggio fuori dalla regione o all'estero.

ismett 20 anni-2Il racconto di chi c'era

Salvo Gruttadauria, direttore del dipartimento per la Cura e lo studio delle patologie addominali e dei trapianti addominali, lo ricorda bene quel primo trapianto di fegato in Sicilia: "Partecipai al prelievo dell'organo a Catania e poi al trapianto a Palermo. Circa 23 ore in sala operatoria". Aveva 29 anni ed era il primo fellow di Ismett: "Dopo la specializzazione in chirurgia generale, venni preso per una sorta di 'superspecializzazione' che seguiva il modello della fellowship americana". Per partecipare ai trapianti di fegato, fino a quel momento si era spostato dalla sua Sicilia prima a Bologna, poi in Nebraska, poi a Pittsburgh.

"Qualsiasi chirurgo siciliano che volesse occuparsi di trapianto - dice - sapeva che doveva andare via: sicuramente fuori dalla regione, forse fuori dall'Italia. Quell'intervento di vent'anni fa cambiò le carte in tavola per i medici ma anche per i pazienti perché si invertì la tendenza dei viaggi della speranza". 

Gruttadauria quel giorno di luglio lo ricorda come un giorno lunghissimo e caldo: anche in sala operatoria la temperatura era alta, un po' perché l'impianto dell'aria condizionata faceva le bizze, un po' forse perché tutti sentivano sulle spalle la responsabilità di quel momento. "Oggi un trapianto di fegato dura in media 6 ore, è una procedura più standardizzata e nel 70% dei casi non richiede trasfusioni di sangue, ma all'epoca gli interventi erano molto più lunghi e, come tutti gli interventi innovativi, comportavano più rischi e difficoltà. Ma tutto andò bene".

Quello che ancora si potrebbe migliorare è il numero di organi a disposizione. "La nostra regione - dice Gruttadauria - fa ancora fatica ad avere un numero adeguato di donazioni, anche se in teoria potrebbe raggiungere l'autosufficienza. In attesa che le cose cambino, noi non ci fermiamo e diventiamo sempre più bravi nell'utilizzare donatori marginali e nel praticare trapianti da vivente". La storia di questi vent'anni, vista da questo angolo di mondo, ha qualcosa da insegnare un po' a tutti noi e Salvo Gruttadauria quel qualcosa lo riassume così: "Se si sceglie il modello giusto da seguire, si possono realizzare obiettivi prima considerati impossibili".     

Un fegato nuovo per ricominciare a vivere

"Il fegato nuovo mi ha ridato la vita, sono trascorsi venti anni e sto benissimo". Alfredo oggi ha 55 anni, alto, slanciato, camicia casual, racconta la sua esperienza all'Ismett. Il suo è stato il secondo trapianto di fegato eseguito nel luglio 1999. "Dopo 17 giorni di ricovero dopo il trapianto sono uscito dall'Ismett - racconta - e dopo pochi giorni sono andato a lavorare. E da allora non mi sono mai fermato. Non ho mai voluto neppure l'invalidità. Ho ripreso la mia vita di sempre. Io sono qui grazie all'Ismett, se non fosse stato per loro oggi non ci sarei più". E da Alfredo arriva un appello alla donazione. "Bisognerebbe fare un'opera di sensibilizzazione nelle scuole - spiega - perché ancora oggi molti sono convinti che gli organi vengano prelevati quando si è ancora vivi. Nulla di più errato. C'è una equipe che controlla che c'è la morte cerebrale, gli organi funzionano per la macchina. I genitori,,ad esempio, di un giovane morto in un incidente, non sanno cosa fare. Serve un supporto ai genitori a cui va spiegato cosa è la morte cerebrale".

I numeri dell'Ismett

L'Istituto, nato da una sperimentazione gestionale che ha avviato un partenariato pubblico - privato internazionale no profit, è stato il primo ospedale italiano dedicato interamente ai trapianti di tutti gli organi solidi (fegato, rene, cuore, polmone, pancreas). Sono 114 i posti letto di cui dispone l'Istituto, di questi 20 sono di terapia intensiva e 10 sono quelli destinati alla pediatria addominale. Lo scorso anno, il numero dei ricoveri ordinari è stato di 2779, 1585 le sedute di sala operatoria. In Ismett lavorano attualmente 887 dipendenti.

Dal 2014 è stato riconosciuto all'Ismett il carattere di Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs) per la cura e la ricerca delle insufficienze terminali d'organo. Sono 786 gli articoli pubblicati, 91 i trial clinici già effettuati e 22 quelli in fase di valutazione. In questi 20 anni, infine, Ismett ha attratto in Sicilia fondi per 41.085.739 di euro ottenuti grazie a progetti di ricerca.

Il ruolo chiave della ricerca

Da giugno 2017 Ismett è parte della compagine societaria dell'Istituto la Fondazione Ri.MED. Scopo della Fondazione, che ha sede a Palermo, è promuovere, sostenere e condurre, direttamente o indirettamente, progetti e programmi di ricerca nel campo delle biotecnologie con particolare riferimento alla trasferibilità dei risultati nell'area biomedica. Il progetto più ambizioso è la creazione a Carini del Centro di Ricerca di Biomedicina e Biotecnologie (Crbb). Nei piani futuri dell'Istituto: la creazione del cosiddetto cluster di ricerca Ismett-Rimed. "Un progetto importante, che rientra nell'accordo decennale siglato con la Regione Siciliana lo scorso dicembre, e che ha come obiettivo la creazione di un nuovo ospedale da costruire nei pressi del Crbb, così da garantire la completa integrazione fra medici e ricercatori".

Il messaggio del ministro Grillo

giulia grillo2-2"A marzo ho visitato l’Ismett - ricorda il ministro - ho parlato con i pazienti e verificato la qualità delle cure e della struttura. In questi primi 20 anni, sono stati avviati i programmi di trapianto di tutti gli organi solidi (fegato, cuore, rene, polmone e pancreas), con la riduzione drastica del numero di siciliani che partono per sottoporsi a un trapianto". Il titolare della Salute si dice "consapevole che abbiamo la necessità di fare crescere l’attività di donazione e trapianto anche negli altri centri della Regione, così come è assolutamente fondamentale l’obiettivo di far calare la percentuale di opposizioni al prelievo degli organi, che nel 2018 in Sicilia si è attestata sopra il 47%, contro una media nazionale del 29,9%. Un divario che può e deve ridursi promuovendo una più diffusa cultura della donazione, implementando le rianimazioni e rafforzando la fiducia dei cittadini. Dobbiamo continuare a lavorare per ridurre il divario in sanità fra Nord e Sud, attraverso la promozione nelle regioni di programmi di ricerca traslazionale e delle più innovative tecnologie. Un obiettivo raggiungibile anche attraverso la creazione di centri di ricerca specializzati come il nascente cluster Ismett-Ri.MED".

L'intervento dell'assessore Razza

"Il governo regionale fin dal suo insediamento – ha sottolineato l’assessore Regionale alla Salute, Ruggero Razza - ha ritenuto strategica la presenza di Ismett in Sicilia e lo ha fatto sottoscrivendo un accordo decennale che ha consentito di far dire a Upmc International, cioè a chi ci guarda dagli Stati Uniti, che in Sicilia esiste un governo che ha lungimiranza per il futuro. Lo dimostrano l’accordo decennale e l’intesa, sottoscritta proprio nella sede della presidenza della Regione, con le università siciliane. Un dialogo costante che sta permettendo così di orientare le strategie per il futuro".

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