Cronaca

Da Nuovo Cinema Paradiso al dramma, Salvatore Cascio: "Sono quasi cieco"

Il bambino icona del celebre film di Tornatore, che oggi ha 41 anni, ha rivelato di aver dovuto abbandonare le scene dopo quell'exploit a causa di un brutto male, la retinite pigmentosa: "Questa patologia comporta la perdita quasi totale della vista, ci vedo pochissimo"

Quel sorriso innocente era diventato uno dei simboli del cinema italiano. Totò Cascio, il monello di Palazzo Adriano - anzi, di Giancaldo - che non faceva copiare Philippe Noiret, oggi è un "bambino" di 41 anni. Le luci dei riflettori si sono spente da tempo. Adesso l'attore protagonista di Nuovo Cinema Paradiso durante un’intervista a La Stampa ha rivelato il suo dramma: ha raccontato di aver dovuto abbandonare il cinema anni fa a causa di un brutto male, la retinite pigmentosa, una degenerazione genetica della retina, che lo sta portando alla totale cecità.

"Questa patologia comporta la perdita quasi totale della vista, ci vedo pochissimo – ha spiegato Cascio - . Non ne ho parlato mai, se non a chi conoscevo bene, per quella naturale riservatezza che interviene quando si deve parlare delle proprie cose, soprattutto quando sono negative. E anche perché ero sprofondato in un periodo buio, anche interiormente. E' la prima volta che lo racconto pubblicamente - ha detto Cascio -. Mi ero chiuso in me stesso. Pazzesco. Grazie a Dio ci sono delle speranze nelle conquiste future della medicina. Spero sempre nella scienza, bisogna credere nella scienza. Grazie a Dio ho tanta fede. Ma ho vissuto anni difficili".

Il trampolino con la celebre pellicola di Tornatore, poi le tante apparizioni in tv. Totò Cascio, con la sua faccia pulita e quegli occhi diventati iconici, bucava lo schermo. Più volte presente al Maurizio Costanzo Show, dopo Nuovo Cinema Paradiso ha però lentamente salutato il cinema partecipando solo ad altri 8 film. "Ero nel clou della mia carriera, ho dovuto rinunciare - ha detto Cascio -. Ho avuto la fortuna di parlare con persone come Andrea Bocelli, Alex Zanardi, Bebe Vio, Annalisa Minetti. Mi hanno trasmesso la loro forza di volontà grandissima e le risorse per dare voce a tutto ciò che ho vissuto. Anche Leonardo Pieraccioni è un amico vero, mi è stato sempre vicino. Voglio offrire uno sprone a chi vive prove particolarmente dure. Scrivo perché ora sono rinato. Ho superato quel che mi portavo dentro. Bisogna accettare i problemi, accettare la disabilità, che non è una condanna ma una condizione"
 

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