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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Terrorismo, ricercatrice libica fermata: sotto la lente cellulari e computer

Khadiga Shabbi, la 45enne dottoranda in Economia, si è presentata in Procura e il pm ha incaricato un consulente informatico di controllare i dispositivi elettronici da lei utilizzati. Pronto, intanto, l’appello della Procura contro la scarcerazione voluta dal gip

Sotto controllo cellulari, schede sim, pen drive e computer della ricercatrice libica fermata la scorsa settimana. La 45enne dottoranda di Economia Khadiga Shabbi, indagata con l’accusa di istigazione al terrorismo, è andata questa mattina in Procura. Di fronte a lei il pm Gery Ferrara ha conferito a un consulente informatico l’incarico di esaminare i dispositivi che le sono stati trovati e sequestrati in casa (GUARDA VIDEO). Pronto, intanto, il ricorso preparato dai magistrati contro la scarcerazione disposta dal gip Fernando Sestito e finita al centro di un "braccio di ferro" istituzionale.

Toccherà al perito informatico esaminare il contenuto dei vari device sequestrati alla Shabbi, da diversi anni a Palermo. Dopo essere stata fermata e scarcerata, la donna libica si è dichiarata "innocente e lontana dall’Isis". In seguito al fermo eseguito dalla Digos, il gip non ha convalidato la misura ritenendola inadeguata e preferendole l’obbligo di dimora. E proprio su questo si baserà l’appello che la Procura depositerà per presentarsi al Riesame, perché gli investigatori sono convinti che sia stata e sia in contatto con foreign fighters ed esponenti dello Stato islamico per conto del quale, la Shabbi, ne diffonderebbe la propaganda attraverso i social network.

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Shabbi "non è accusata di terrorismo o di associazione terroristica, come potrebbe intendersi, ma soltanto di un reato d'opinione: l'avere espresso il suo apprezzamento nei confronti dell'ideologia di gruppi ritenuti terroristici, manifestazione del pensiero che può diventare reato solo se resa pubblica", hanno detto i vertici dell'ufficio gip Cesare Vincenti e il suo vice Gioacchino Scaduto. L'ipotesi di reato avanzata dal pm, titolare dell'inchiesta coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e dall'aggiunto Leonardo Agueci, è però quella di istigazione a delinquere a commettere reati in materia di terrorismo, con l’aggravante dalla transnazionalità.

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