Cronaca

LETTORI. Terremoto fra le mura dell’Industriale Vittorio Emanuele III

Vi proponiamo la testimonianza anonima di uno studente arrivata alla nostra redazione sull'esperienza vissuta ieri mattina fra i banchi di scuola

L'istituto tecnico industriale Vittorio Emanuele III

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la testimonianza anonima di uno studente dell’Istituto industriale Vittorio Emanuele III di via Duca della Verdura sull’esperienza del terremoto vissuta ieri mattina fra i banchi di scuola.


“Volevo segnalarvi che oggi, 13 aprile, avvertito il terremoto, non è stata suonata la campana di evacuazione dell’edificio, come previsto, ma cosa ancora più grave, mentre tutte le altre scuole hanno quasi istantaneamente licenziato alunni e docenti, nella nostra scuola, alle ore 10, si è tornati regolarmente a svolgere l’attività scolastica come se niente fosse accaduto. Ma c’è ancora di peggio, da qualche anno ormai nella nostra scuola non si effettuano più simulazioni di evacuazione né riunioni che informino almeno i rappresentanti di classe delle norme di sicurezza che i ragazzi dovrebbero riferire al resto della classe.
Oggi (ieri per chi legge, ndr), infatti, ci siamo trovati spiazzati, in particolare gli alunni del biennio non avendo mai avuto direttive da nessuno riguardo le norme di cui ho parlato sopra. Vi racconto la mia versione integrata con dettagli anche di altri alunni della scuola.
Alle ore 8 suona, come tutte le mattine, la campanella che segnala l’inizio delle lezioni. La professoressa entra in classe, chiama l’appello e inizia, in corridoio, a parlare con altri professori dopo averci assegnato qualcosa da fare. Alle 8.22 avvertiamo la prima scossa, noi spaventati e presi dal panico gridiamo: “Il terremoto!”. Le cartine geografiche si muovevano da sole, i vetri tremavano, i muri si muovevano . A questo punto dovrebbe iniziare subito l’evacuazione dopo il suono doppio della campanella di allarme, invece non si sente nessuna campanella, ma solo le grida dei ragazzi in corridoio che vanno bussando alle porte di tutte le aule dicendo di uscire. La professoressa con tutta la calma, come se stesse facendo una passeggiata, prende i registri e la borsa e finalmente iniziamo ad uscire. E’ da specificare che eravamo noi ad aspettare la professoressa e non lei a condurci in fretta fuori dalla struttura. Una volta arrivati davanti l’aula professori la professoressa si è accostata a parlare con i colleghi e noi siamo usciti fuori, chi nella palestra all’aperto, chi nel parcheggio, da soli. Nei corridoi, passando, vedevamo il preside che andava controllando che tutte le classi fossero state evacuate. Gli alunni erano quasi tutti lasciati in balia di loro stessi mentre gli insegnanti erano impegnati, alcuni insieme al preside a controllare che non fossero stati arrecati danni alla struttura, un insegnante al telefono con i genitori di alcuni alunni preoccupati per i figli, altri professori ancora seduti senza problemi in aula professori a discutere del più e del meno e solo qualche insegnante fuori con la classe. Siamo riusciti a fermare il preside mentre controllava se c’erano stati danni alla struttura, alle ore 9.45, per chiedergli se ci licenziavano o meno e ci è stato risposto: “Stiamo controllando se ci sono stati danni, anche se sembra di no. Dobbiamo aspettare almeno un’ora fuori per sicurezza, penso che alle 10 vi faremo tornare in classe a fare lezione” . Alle ore 10 ci hanno fatto tornare in classe a fare normalmente lezione avvisandoci via interfono e dicendo: “Allarme cessato. Tornare nelle proprie aule”. Torniamo tutti in classe a fare lezione. La vicepresidenza si intasa di genitori di ragazzi minorenni molto nervosi per la mancata evacuazione della scuola e di ragazzi maggiorenni, tutti li per cercare di ottenere un permesso di uscita anticipata. Alcuni genitori molto irritati dall’accaduto hanno chiesto spiegazioni al preside e gli è stato risposto “che tanto non è morto nessuno”, mentre il vicepreside ha risposto: “Sono un ingegnere e vi assicuro che questa scuola regge meglio delle vostre case”.
Dopo ciò, per i pochi rimasti in classe perché i genitori non erano potuti andare a prelevarli, tutte le classi sono uscite regolarmente alle ore 13.15.
Sia studenti che genitori siamo disgustati sia dalla mancata precauzione ma soprattutto dalle prove e dagli avvisi non fatti né dati sia per gli alunni che per i professori. Ci siamo trovati spiazzati dalla situazione. Non si sapeva se uscire subito, se rimanere in classe, se stare sotto i banchi fino al suono della campana di emergenza”.
 

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