Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

"Violarono il segreto d'ufficio", a processo due magistrati che indagavano su Messina Denaro

A giudizio l'ex procuratore aggiunto di Palermo Teresa Principato e l'ex procuratore a Trapani Marcello Viola. L'inchiesta riguarda lo scambio di atti d'indagine sulla cattura del boss latitante

L'ex procuratore aggiunto Teresa Principato

L'ex procuratore aggiunto di Palermo Teresa Principato (ora applicata alla direzione nazionale antimafia) e l'ex procuratore a Trapani Marcello Viola (ora procuratore generale a Firenze) sono a processo a Caltanissetta per rivelazione di segreto d'ufficio. Lo riporta il sito dell'Ansa.

Per Viola la Procura aveva chiesto l'archiviazione, ma il gup ha disposto l'imputazione coatta. Il fascicolo su di lui era stato aperto nel 2016. Quello su Principato l'anno successivo. L'inchiesta riguarda lo scambio, per l'accusa illecito, di atti d'indagine sulla cattura del boss latitante Matteo Messina Denaro. L'inchiesta era di competenza della Dda di Palermo.

Da ambienti della procura nissena si fa rilevare che gli atti non sono usciti dall'ambito della magistratura. Lo scambio illecito, se c'è stato, è avvenuto tra due pm. Il processo col rito abbreviato condizionato per Principato comincerà a fine mese. 

Nell'inchiesta è coinvolto un appuntato della guardia di finanza che ha chiesto il rito abbreviato. Il finanziere lavorava con il procuratore aggiunto Principato. Gli inquirenti ipotizzano un passaggio di atti coperti da segreto investigativo dalla Principato a Viola, attraverso una pen drive veicolata proprio dal militare. Inizialmente l'ipotesi di reato comprendeva anche l'aggravante di aver favorito la mafia che poi è caduta.

Matteo Messina Denaro è l'ultimo latitante importante di Cosa nostra, ricercato dal '93 e dal '94 anche in campo internazionale per mafia, stragi e omicidi. Negli ultimi 20 anni numerose operazioni antimafia, molte coordinate dalla Principato, hanno fatto terra bruciata tra amici e parenti di Messina Denaro, con arresti e sequestri di beni, e nelle parole di magistrati e investigatori è emerso sempre che il mafioso era un boss tra i boss e che dopo la caduta di Riina e Provenzano era lui a tirare le file della mafia.

Intanto il latitante da anni non paga più avvocati per assisterlo nei diversi processi, non lascia un segno diretto della sua attività criminale, non c'è una intercettazione in cui si senta la sua voce. E' stato anche ipotizzato dagli investigatori che fosse morto. L'ultima prova tangibile della sua esistenza risale al 1995 quando Francesca Alagna partorì la presunta figlia del mafioso. Sei giorni fa il questore, Renato Cortese, l'uomo che arrestò il boss dei boss Provenzano, disse che Matteo Messina Denaro ''non avrebbe un ruolo in Cosa nostra, non detta le strategie criminali, forse è latitante all'estero e non ha contatti con le cosche''.

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