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Poliziotto “eroe” racconta: “Ecco come abbiamo salvato due donne”

Prima si sono imbottite di farmaci, poi hanno aperto il gas. Così giovedì scorso in via Ughetti madre e figlia hanno tentato di farla finita. Ma cinque agenti dell'ufficio prevenzione le hanno strappate alla morte nonostante il concreto pericolo di un'esplosione

E’ una lavoro duro quello del poliziotto. Un lavoro ancora più duro se fai parte dell’Upgst, l’ufficio prevenzione generale soccorso pubblico. Quando arriva la “chiamata” devi scattare per salvare la vita a qualcuno. Ma lo fai. "Perchè la nostra gioia è la vita degli altri". E così è andata anche per un poliziotto di 35 anni, di cui gli ultimi quindici passati a fare questo mestiere, che ha deciso di raccontare la storia di come insieme ad altri quattro colleghi ha salvato la vita alla madre e alla figlia che lo scorso giovedì fa avevano deciso di farla finita nel loro appartamento di via Ughetti (LEGGI LA NOTIZIA).

L’agente - che preferisce mantenere l’anonimato - spiega con grande trasporto quello che è accaduto. “Quando dopo la chiamata del 118 siamo arrivati in via Ughetti – racconta - ci siamo subito resi conto che c’era un gruppo molto folto di persone, circa una settantina fra vicini delle due donne e non, accalcati fuori dal residence e una fortissima puzza di gas. La gente, molto spaventata, si era riversata in strada temendo che potesse accadere il peggio”.

L’allarme secondo quanto riportato dal poliziotto era stato dato al 118 da una vicina che aveva dichiarato che almeno una delle due donne, con cui era rimasta in comunicazione fino a pochi minuti prima, era ancora viva anche se la voce si faceva progressivamente più flebile. “A causa dell’eccessivo gas nell’aria – continua - il 118 aveva desistito dall’accedere all’interno della palazzina e inizialmente aveva tentato di trattenere anche noi. Poi però con i colleghi abbiamo optato per la messa in sicurezza dell’edificio bloccando l’ascensore e sgomberando del tutto l’isolato. Quindi abbiamo deciso di salire aprendo man mano tutte le finestre della scale. Siamo riusciti a localizzare l’appartamento grazie al flebile lamento di una delle donne, la madre, che ha aperto la porta d’ingresso. Siamo entrati e l’abbiamo presa in braccio. A quel punto la donna, che ripeteva insistentemente che la figlia era morta, è svenuta. A tentoni abbiamo localizzato la bombola del gas e aperte tutte le imposte della casa”.

Poi il ritrovamento della figlia nella camera da letto dell’appartamento di circa 30 metri quadri. “Evidentemente – spiega – le due dopo aver ingerito una grande quantità di medicinali e scritto una lettera lasciata sul tavolo dove spiegavano che le ragioni del gesto erano legate a questioni economiche, hanno aperto il gas e si sono messe a letto”. Anche la figlia, poi, è stata rianimata, portata nel balcone e a causa di alcune difficoltà con il 118 scesa in braccio e portata di peso fino all’ambulanza.

I poliziotti sono poi andati in ospedale con le donne soccorse e sono stati sottoposti all’ossigenoterapia a causa del gas respirato: “E’ stato un piccolo sacrificio che abbiamo fatto in maniera totalmente spontanea ma, ci preme sottolinearlo, prendendo tutte le dovute precauzioni per la messa in sicurezza dell’area. La chiamerei – conclude - sana incoscienza, quella che ti spinge a fare qualcosa di utile ma sicuro”.

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