Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca Zen

Tenta di darsi fuoco nel cuore di Roma: "Non sono pazzo, solo disperato"

Nicola Gaita, muratore di 52 anni dello Zen, ha scelto PalermoToday per raccontare la sua folle giornata. "Ho voluto attirare l'attenzione, poi un poliziotto mi ha provocato. Ero sposato, ora non ho nulla. Non è la prima volta che tento il suicidio"

Largo del Colonnato (Roma), dove Nicola Gaita ha tentato di darsi fuoco

Prima si è incatenato, poi si è cosparso di alcol con l'intenzione di darsi fuoco, nel cuore di Roma, attirando l’attenzione di migliaia di persone. “Ma non sono un malato di mente”: Nicola Gaita, palermitano di 52 anni, dello Zen, ha scelto PalermoToday per raccontare la sua folle giornata. Vive a Prato, in Toscana, da 12 anni, è disoccupato dal 2008. “Nella notte tra sabato e domenica ho preso un treno, senza pagare, e sono arrivato a Roma. Mi sono fermato a largo del Colonnato (vicino a piazza San Pietro), perché volevo consegnare una lettera al segretario del Papa. Una richiesta di aiuto”.

Largo del Colonnato: un luogo dove si difficilmente si passa inosservati. Ed infatti così non è stato, nonostante fosse notte. Sul posto sono giunte due pattuglie della polizia. “E’ stato un gesto estremo – dice -. Ma non volevo uccidermi. Diciamo che è stata un’azione dimostrativa. Mi sono incatenato per protesta. Volevo attirare l’attenzione dei giornalisti. Poi però è arrivata la polizia e un maresciallo ha cominciato a provocarmi. ‘Lo sai che il tuo è un bello stratagemma – mi diceva - ora lo faccio anch’io’. Poi ha iniziato a sghignazzare. Io l’ho offeso, è nato un botta e risposta, poi mi hanno immobilizzato”.

L'azione di Gaita, in evidente stato di agitazione, è stata immediatamente interrotta. Il 52enne, con precedenti penali ed in difficoltà economica, dopo essere stato liberato dalle catene grazie all'intervento dei vigili del fuoco, è stato accompagnato in ospedale su un'ambulanza del 118 prima di essere sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio

"Il mio gesto può sembrare da malato di mente, ma non è così - racconta Gaita -. Sono stato abbandonato da tutti. Vivo a Prato dal 2001, faccio il muratore. Già qualche anno fa, quando vivevo a Palermo, avevo tentato il suicidio. Lavoravo per il Comune, assistevo gli anziani. Dopo tre anni però il contratto è scaduto. Ero sposato, adesso non lo sono più. Un giorno ho perso la testa. Ho ingoiato 40 capsule di 'Lincocin', e mi sono incatenato nel parco della Favorita. La notizia ha fatto il giro d’Italia, mi hanno ospitato anche ai ‘I fatti vostri’ e mi hanno trovato un lavoro. Poi però il contratto è scaduto. Vagavo per Palermo in cerca di lavoro. Un giorno è arrivato a un signore che mi ha detto: ‘Domani ti aspetto a Prato, e ho accettato subito’. Ora però sono di nuovo disoccupato. Nessuno mi dà lavoro. Vivo di elemosina, ogni tanto un amico mi dà 10 euro, ma così non posso andare avanti. Prima avevo una casa, ma l’ho dovuta lasciare. Ora non sono dove e come mangiare o dormire. Voglio aiuto”.
 

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