Migrante ferito con la pistola in via Maqueda, arrestato complice per tentato omicidio

La polizia ha notificato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per Giuseppe Rubino, il 44enne fratello di Emanuele, fermato due giorni dopo la sparatoria avvenuta in pieno centro. "Ha inseguito la vittima prima che venisse colpita"

Il momento in cui è stato esploso il colpo di pistola in via Maqueda

Sarebbe stato complice di suo fratello nel tentato omicidio di Yusupha Susso. La polizia ha notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Giuseppe Rubino, 44enne già detenuto per altre ragioni e fratello di Emanuele, il 28enne fermato in quanto ritenuto colpevole di aver premuto il grilletto colpendo alla testa il giovane gambiano in via Maqueda, al termine di una rissa per futili motivi tra alcuni giovani africani e un gruppetto di palermitani.

I fatti risalgono allo scorso 2 aprile, quando il giovane Susso venne raggiunto da un proiettile che miracolosamente non lo ha ucciso. Il 21enne gambiano fu ricoverato d’urgenza in ospedale, mentre la polizia avviò le indagini per ricostruire l’accaduto e arrestare i responsabili. Ad agevolare le ricerche alcune telecamere piazzate proprio in via Maqueda, che hanno ripreso tutte le fasi del tentato omicidio (GUARDA VIDEO). Due giorni dopo, anche grazie al racconto dei testimoni, scattarono le manette per Emanuele Rubino.

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Ma il 28enne, secondo la polizia, non aveva agito da solo. "Le investigazioni della Squadra Mobile - spiegano dalla Questura - sono proseguite con l’obiettivo di identificare l’uomo, individuato nuovamente grazie all’analisi approfondita delle registrazioni video, che aveva partecipato alla fase finale dell’azione criminosa. Tale supplemento investigativo si è concretizzato nell’acquisizione delle dichiarazioni di alcuni testimoni. Tutti hanno riconosciuto in Giuseppe Rurbino l’uomo che aveva inseguito la vittima poco prima che venisse colpita".

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E così è stata firmata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il 44enne già detenuto al Pagliarelli, emessa dal gip Ferdinando Sestito su richiesta del sostituto procuratore Vittorio Coppola. Yusupha, dopo diversi giorni di apprensione vissuti dall'intera comunità palermitana, si era ripreso uscendo dal coma: "Ho saputo che sono famoso". Palermo, a quel vile atto di violenza, ha risposto con un corteo colorato e pacifico a Ballarò, con l'unico obiettivo di condannare la violenza. Una volta uscito dall'ospedale il 21enne gambiano ha potuto riabbracciare i genitori arrivati a Palermo in aereo.

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